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Free-trash

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di CLAUDIA LOMBARDO E CLAUDIA VIVO (18 05 2009)

Con l'avvento di Internet della free press si afferma un nuovo modello di fruizione informativa. Notizie in pillole, immediatamente assimilabili. Con tutto ciò che ne consegue.

Negli ultimi due anni la crisi del mercato dei giornali ha raggiunto proporzioni ragguardevoli, portando ad un vero e proprio crollo delle vendite.
Sul piano diffusionale il mercato è in fase di ripiegamento in tutte le sue componenti, quotidiani e periodici. In particolar modo in Italia, coloro che acquistano sono sempre meno (meno di cento copie ogni mille persone). Conseguenza della contrazione delle vendite è stata una riduzione degli investimenti pubblicitari in questo ambito fino al 25%.

Ma non si può pensare che la crisi del giornalismo sia solo effetto della crisi economica globale. Il fenomeno è ben precedente e affonda le radici in motivazioni differenti.


L’aspetto più evidente di questo processo è senza dubbio l’innovazione tecnologica, che ha gradualmente portato ad una trasformazione strutturale della società e del modello dell’informazione. Nuovi servizi per nuove esigenze, basti pensare alle potenzialità di Internet: velocità, aggiornamento costante, possibilità di confronto tra più voci. Una fruizione diversa che si adegua al mutato ritmo di vita.
Oggi il lettore può (e preferisce) attingere notizie da canali che puntino proprio a questo. Nella società mediatizzata cerchiamo il frammento informativo, immediatamente assimilabile, piuttosto che il commento.
In questa prospettiva, anche la free press, novità mediatica del nuovo millennio, ha cavalcato questo stile di fruizione. Distante dall'esperienza di lettura del quotidiano tradizionale, la free press è paragonabile allo zapping tv o alla navigazione in rete. La semplice reperibilità rispetto al tradizionale sistema delle edicole, la velocità di accesso ai contenuti - oltre naturalmente alla loro gratuità - rappresentano il successo che essa ha tra la gente.
La percezione generale è che il livello culturale di questo prodotto sia nettamente più bassa rispetto a quello degli storici quotidiani, eppure - si difende in un’intervista il responsabile di Edizioni Metro Italia, Alexander Koeb - si assiste ad una rivoluzione dal basso che porta allo scoperto un 70% di lettori prima inesistenti.
Osservando questo scenario dall’esterno, il lavoro redazionale e la figura stessa del giornalista sembrano piuttosto limitati, quasi appiattiti alla rielaborazione e alla sintesi dei flash di agenzia. Eppure i numeri premiano questo modello. Minimo sforzo e massimo rendimento?
Intanto il quotidiano si difende re-inventando il ruolo del giornalista. Da segugi dell’informazione a narratori e opinionisti, i professionisti dell’informazione a pagamento si differenziano nella dimensione qualitativa, discernendo e approfondendo le voci che affollano il confronto democratico. Seppure la notizia-francobollo della free press accontenta il cittadino medio, il giornalista editor non può piegarsi al sorpasso.