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Quel fruscìo che fan le foglie

Eco e gli e-books

Quel fruscìo che fan le foglie

di PAOLA BERTOLOTTO (17 05 2009)
http://www.flickr.com/photos/giando/

Un libro che non è di carta è ancora un libro? Gli E-books sono l’evoluzione o gli antagonisti di romanzi e manuali? Fra vent’anni potremo ancora leggere sfogliando le pagine? Mentre i quotidiani muovono i primi timidi passi verso i supporti digitali, Umberto Eco dà le sue risposte presentando al salone del libro di Torino la sua nuova opera, scritta con Jean-Claude Carrière, sul futuro dei testi stampati.


«Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie

Finché un oggetto ti darà questa sensazione, che sia fatto con la carta di stracci come nell’antichità o con la carta di legno come oggi, finché ti darà quella sensazione di poterlo percorrere usando anche le dita non potrai sostituirlo con niente che sia meno.  


 

Umberto Eco cita d’Annunzio per aprire la conferenza al Salone del Libro di Torino sul suo nuovo testo scritto a quattro mani con lo sceneggiatore francese Jean-Claude Carrière. Dopo aver preso posizione nei giorni precedenti sulla decisione de La Stampa di aprirsi alla distribuzione tramite dispositivi digitali, lo scrittore e semiologo torna sul tema dell’evoluzione della carta stampata affrontandolo nel suo ultimo libro, Non sperate di liberarvi dei libri.
 
Dando per scontato che i testi non servono solo per traghettare contenuti, ma anche e soprattutto per il semplice piacere della lettura, i libri in forma cartacea sono per Eco, indiscutibilmente, la massima forma di scrittura. Ciò tuttavia non relega nell’ombra i nuovi media : “Non si può fare niente di meglio, - della carta - ma ciò non vuol dire che il libro non possa andare d’accordo con le altre tecnologie, così come l’invenzione dell’automobile non ha eliminato la bicicletta”.
 
L’E-book offre sicuramente il vantaggio della semplicità di diffusione, che per quanto spesso si scontri con gli interessi dell’editoria permette comunque l’aumento dei lettori potenziali: “Quando mi hanno piratato a Cuba sono stato contentissimo perché così più gente leggeva i miei libri”, risponde lo scrittore quando gli si chiede del rapporto fra Internet ed i diritti d’autore.
 
I supporti informatici hanno però il difetto di essere volatili, di non durare nei secoli a differenza dei libri. Questo, per il semiologo, è in linea con gli interessi della società in cui viviamo, che nonostante la sua costante ricerca del futuro, si affida a dispositivi che diventano vecchi in pochissimo tempo: “Nessuno legge più i floppy-disc”, nessuno domani leggerà più i CD e dunque anche l’E-book potrebbe essere destinato a diventare obsoleto nel giro di qualche anno.

Insomma, nessuna presa di posizione netta, né a favore né contro i libri scaricati dal web. Eco li colloca semplicemente in una posizione leggermente inferiore ai libri classici: “Dell’e-book vorrei che si salvasse la possibilità di bagnarsi il dito per girare le pagine”.
Diritti d’autore, distribuzione, digital divide e tipo di supporti sono, di conseguenza, discorsi a margine.