
“La prima vittima della crisi dell'editoria non è tanto il quotidiano, quanto il confezionamento convenzionale delle notizie.” Spiega così
The Economist la tanto commentata
crisi globale dell'informazione.
Transizione verso un nuovo modello di pubblicazione, non più basato sulla formula del contenitore “a pagamento”.
Nel passaggio di testimone dalla stampa all'online, gli aggregatori di notizie diventano le autostrade dell'informazione che convogliano il traffico degli utenti web. Una bussola nel mare sterminato di Internet.
Nascono così gli aggregatori professionali. Vere e proprie redazioni costruite attorno agli interessi di comunità virtuali e nicchie di consumo informativo.
Non si tratta di un'informazione “fai da te”, come sostengono in molti, ma di un'informazione fatta per te. Su misura.
Mettere insieme le notizie. L'informazione su Internet non è fatta più dai portali giornalistici, bensì dagli aggregatori. Un
aggregatore è un servizio/algoritmo/persona che mette insieme varie notizie reperibili sui quotidiani e sulla rete. Le notizie sono suddivise in base agli
interessi del lettore, grazie ad una cernita eseguita da uno staff o mediante parole chiave.
Scrive bene l'Economist: aprendo le pagine di un quotidiano cittadino o dando uno sguardo al suo sito Internet, ci troviamo le stesse cose. Ci sono notizie locali, nazionali e internazionali, ma anche le rubriche di finanza e sport. Ci sono titoli e sottotitoli, informazioni e pubblicità.
Quelli che oggi cambiano sono i modi di fruire queste notizie. Non si leggono più sul quotidiano comprato in strada, ma sul monitor del notebook. La differenza non sta soltanto nel fatto che il quotidiano si paga, mentre su Internet le notizie sono – in larga misura – gratuite.
La fondamentale differenza sta nel modo in cui le notizie sono confezionate. Su Internet sono scorporate dalle altre notizie che stanno sulla stessa pagina del quotidiano, ma possono essere anche totalmente decontestualizzate rispetto alla testata in cui sono pubblicate.
Le notizie sono diventate indipendenti. Separate le une dalle altre sono diventate come un un buffet. La metafora è di Robert Thomson, editore capo del Wall Street Journal, secondo cui i navigatori del web si ingozzano di notizie perché sono gratuite.
I parassiti dell'informazione. Gli aggregatori hanno fama di essere parassiti dei tradizionali media giornalistici proprio perché traggono profitto dal lavoro svolto da altri.
Secondo The Economist si tratta di un utile “parassitaggio”, perché genera traffico verso i portali di informazione. Un aggregatore non fa altro che segnalare la notizia pubblicata da una testata giornalistica – o da un blog, come accade sempre più spesso – a tutti gli utenti che sono interessati a quegli argomenti.
Viviamo un'epoca di transizione e vagabondiamo tra le news della rete così come ci aggiriamo spaesati tra gli scenari di un mondo in mutamento. Gli aggregatori sono le nostre bussole nella quotidianità virtuale della rete. Fanno convergere sulla notizia il traffico del web e in questo modo aumento anche ricavi pubblicitari del sito web che la pubblica.
La logica della condivisione. Il 22% dei lettori di una pagina web arriva su di essa grazie alla ricerca effettuata su Google. Allo stesso modo, il 21% dei lettori arriva grazie ad un link presente su un'altra pagina.
Si tratta di scambio informativo, la versione online dell'antichissimo passaparola. L'aggregatore condivide informazioni con gli utenti e segnala loro i siti di interesse. Non a caso, una delle funzioni più inflazionate di Facebook è proprio la condivisione di link.
La logica della condivisione nel web 2.0 modifica radicalmente l'approccio di chi scrive. Il documento prodotto dal giornalista non rimane una sua singola proprietà e non viene pubblicato soltanto in luoghi a lui noti. Diventa una risorsa liberamente scambiabile.
Si tratta di un'ottima opportunità, anche se scomoda per la maggior parte dei grandi nomi. Si basa sui bassi costi di pubblicazioni di larga scala – possibili grazie ad aggregatori e social network – e sugli elevati benefici di notorietà e immagine che se ne possono ricavare.
Le notizie non sono più confinate nella cerchia di lettori di una testata, ma viaggiano libere.
Supermarket dell'informazione. The Economist paragona i quotidiani tradizionali ai piccoli negozietti di quartiere. Essi forniscono una piccola selezione di utili informazioni, tutte nello stesso posto. Si tratta di una logica di massa, un prodotto onnicomprensivo per soddisfare un po' tutti.
I primi portali di informazione online, come AoL.com e Msn.com, hanno copiato questa impostazione. Sono diventati contenitori di notizie eterogenee rivolte ad un vasto pubblico indifferenziato.
La sorte di questo tipo di informazione ricalca quella toccata ai piccoli negozi di quartiere, spazzati via dalla grande distribuzione.
Wal-Marts, l'aggregatore senza anima. Sono veri e propri colossi della scelta di prodotti e di informazioni. Sono gli aggregatori più noti e più usati dall'utenza web. Google News è in testa ad una collezione di milioni di notizie e di feed rss. Lanci della Reuters, dell'Ansa e delle maggiori agenzie stampa. Semplici righe di testo che rimandano con un link alla pagina web su cui è pubblicata la storia completa.
Questi aggregatori fanno soldi grazie alla pubblicità presente sulle loro pagine. Rispondono ai bisogni dell'utente perché forniscono link in base alle parole chiave ricercate.
Il recente
Kindle, che si propone come quotidiano digitale “
fai da te”, utilizza la stessa impostazione.
Il grosso limite di questi aggregatori è la mancanza di personalità nei risultati delle ricerche. Si tratta di algoritmi digitali che selezionano pagine soltanto in base a tag. Si tratta di ricerche assai imprecise e che soddisfano solo parzialmente l'utente.
L'aggregatore umano, una boutique di qualità. Il futuro dell'informazione online è un nuovo tipo di aggregatore: una persona che seleziona le notizie e le propone commentate all'utente. È questa la nuova forma del giornalismo che sta prendendo forma all'incrocio tra blog, citizen journalism ed evoluzione informatica.
The Huffington Post è il capostipite di una nuova informazione, che propone notizie che interessano ai propri lettori. Con modi e forme innovativi. Si formano delle vere e proprie “community around news”, come le definisce la stessa
Arianna Huffington.
Un tipo di giornalismo che fornisce un
servizio concreto al cittadino e che si sta diffondendo a macchia d'olio in tutto il web. In Italia abbiamo servizi come
Il Bloggatore, portale dedicato al
web marketing che fornisce una newsletter di 20 link ad articoli su Internet e tecnologia. Oppure, come non citare il
TagliaBlog, che ogni giorno diffonde un post nuovo sulle tematiche di SEM e SEO.
E la stampa si contamina. Cioè, incorpora la ventata di novità portata dagli aggregatori di ultima generazione. Basti pensare a Fox Nation, che unisce agli articoli anche una sezione di commento, mentre il Week si dimostra essere un vero e proprio aggregatore su carta.
Sono in molti a chiedersi che aspetto avrà l'informazione del futuro. Basta dare uno sguardo
qui per avere un'idea.