Registrati | Login

Profondo rosso

Rcs, tempo di bilanci

Profondo rosso

di ALESSANDRO GIUSTIZIERI (15 05 2009)
http://www.flickr.com/photos/capannelle1

Si fa sempre più grave la cridi dell'editoria. A segnalarlo i bilanci trimestrali di RCS MediaGroup, uno dei colossi del settore.

BILANCI IN ROSSO - Sono stati resi noti i bilanci del primo semestre del 2009 ed Rcs Media Group – editore, tra l’altro, del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport – si presenta con i conti in rosso.
I 40,7 milioni di euro di perdita netta fanno suonare l’allarme nelle stanze di via Solferino.
Non si sono fatte attendere le contromisure: il cda ha approvato con urgenza provedimenti tesi proprio ad armonizzare i costi con le sempre meno floride entrate.

INTERNET SI SALVA - Solo Dada, la parte del gruppo Rcs che si occupa di community ed entertainment sul web, si salva dalle cesoie. Questo dato non è un caso: dal bilancio appare, infatti, chiaro che il comparto internet è l’unico che registra un trand positivo. I siti Corriere.it e Gazzetta.it mantengono la leadership nei settori di riferimento.

LIBRI E QUOTIDIANI - L’Area Quotidiani e l’Area Libri, invece, sono la vera zavorra per Rcs MediaGroup. Gli introiti pubblicitari scendono del 22%, e il dato è abbastanza rilevante tenendo presente che i giornali italiani non hanno mai avuto la pretesa di basare la propria sussistenza sulle vendite. Per quanto riguarda i libri, il risultato è di -4,6% delle vendite, frutto della programmata scelta di rinunciare ai lanci faraonici per la promozione delle pubblicazioni in Italia e all’estero.

RAZIONALIZZARE I COSTI - Il piano dei dirigenti di Rcs, prevede una razionalizzazione dei costi su tutti i settori, compreso quello del lavoro. Nell’ultimo anno l’organico di Rcs è già sceso di un centinaio di unità e le prospettive non sono certo delle più rosee. Quello che è certo, però, è che questo è l’ennesimo segnale lanciato da un settore ormai da anni in crisi e che forse può trovare solo nelle nuove tecnologie un’ancora di slavezza.

CRISI GLOBALE – I problemi di bilancio sono ormai diventati una costate per gli editori in tutto il mondo. Se in Italia il caso Rcs desta scalpore, che dire di quanto sta avvenendo
oltreoceano?
Il New York Times, una delle icone del giornalismo mondiale è stato costretto, lo scorso marzo, a vendere ben ventuno piani del suo edificio in piena Manhattan.
Il Boston Globe, sempre di proprietà del gruppo Times, rischia seriamente la chiusura, sia per problemi di bilancio, che per il cresente malcontento dei dipendenti rispetto ai tagli decisi dall’editore.

GIORNALI LOCALI –
Se quella appena descritta è la situazione di colossi editoriali come Rcs e New York Times, appare lecito domandarsi quale futuro attende i piccoli giornali locali che, paradossalmente, sembrano essere quelli più vicini all’esigenza dell’utilità sociale.
Negli USA, dalla fine del 2008 hanno chiuso ben 110 giornali locali, lasciando per strada moltissimi edatori. In Italia la situazione è solo leggermente meno grave.

IL FUTURO - In questa situazione l’innovazione sembra essere l’unica strada da seguire.
Il web è un luogo in cui le spese si riducono e gli ultimi dati mostrano che il pubblico potenziale di lettori è in costante crescita. Restano comunque ampi interrogativi, legati all’inevitabile cambiamento degli standard professionali dei giornalisti, all’origine degli introiti e al ruolo della pubblicità nella selezione e nel trattamento di notizie.
Quello dell’editoria è un futuro tutto da scoprire, un futuro nel quale, a dispetto della crisi, moltissimi giovani credono al punto da investirci il proprio futuro.
E, chissà, magari la salvezza sta proprio in tutto questo cieco coraggio.