Parigi, non va bene il P2P
Parigi, non va bene il P2P

Il Senato francese ha approvato la legge anti-pirati: sospensione della connessione e sanzione amministrativa le pene previste. La politica e la cultura si dividono e, mentre a Bruxelles il Parlamento europeo approva un emendamento che definisce la connessione internet un elemento di manifestazione della libertà di pensiero, Italia e Gran Bretagna guardano con interesse alla svolta francese.
Sospensione del servizio di connessione ad internet, sanzione amministrativa e obbligo di pagare il canone al provider per tutto il tempo della sanzione pur non utilizzando la rete. Queste le sanzioni previste dalla legge “Création et Internet” per chi scarica dalla rete materiale coperto da diritto d’autore.
A sorvegliare i comportamenti degli internauti, ed applicare la norma, sarà una nuova Autorità indipendente, il cui acronimo è Hadopi, Haute Autorité pour la Diffusion des Œuvres et la Protection des Droits sur Internet (Alta autorità per la diffusione delle opere e la protezione dei diritti di Internet).
Per gli amanti del peer to peer francesi si preannunciano tempi duri. La legge, fortemente voluta dal Presidente Nicolas Sarkozy, rende il paese transalpino uno dei più severi in materia di diritto d’autore ed internet.
Un procedimento in tre step si metterà in moto una volta individuato chi “preleva” illegalmente materiale d’ingegno dalla rete. Una prima comunicazione via mail, in cui l’utente viene avvertito di essere stato scoperto e invitato a cessare il comportamento illecito. In caso di insistenza, verrà inviata una raccomandata con l’ingiunzione definitiva e, a seguire, scatteranno disconnessione, sanzione e obbligo di pagamento del canone. Dal prossimo autunno potrebbero partire le prime lettere, mentre le disconnessioni prenderanno il via dal 2010.
L’approvazione della legge è stata accompagnata da un forte dibattito e da una pletora di polemiche, sia in Parlamento che nella società civile. Lo dimostrano i numeri con cui è stata approvata: 296 si contro 233 no. Significa che più di quaranta deputati di maggioranza non hanno votato il testo. Il Partito Socialista, inoltre, ha già annunciato il ricorso alla Consiglio Costituzionale contro un testo definito “assurdo”. I socialisti, contrari alle sanzioni per i pirati, sono più inclini ad un “contributo creativo”, prelevato sugli abbonamenti internet per finanziare il diritto d'autore.
Anche il mondo della cultura francese si è diviso. Se l’attrice Catherine Deneuve si è pronunciata negativamente sul testo, altri, fra cui importanti artisti di sinistra come la cantante Juliette Greco e l'attore Michel Piccoli, hanno rimproverato pubblicamente, con una lettera aperta su Le Monde, il Partito Socialista per la sua opposizione.
Non trascurabile, inoltre, la portata europea del dibattito. Il Parlamento europeo, discutendo un maxi – provvedimento in materia di telecomunicazioni, ha approvato un emendamento secondo cui la connessione internet è un elemento di manifestazione della libertà di pensiero e, come tale, che il taglio della connessione può avvenire solo con una decisione della magistratura (mentre Hadopi è un organo amministrativo).
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, però, Christine Albanel, Ministro della Cultura francese, non ritiene ci sia alcun contrasto perché “Quell'emendamento afferma il principio che ogni minaccia ai diritti e libertà fondamentali degli internauti non può intervenire che sulla base di una decisione delle autorità giudiziarie. Ma l'accesso a Internet, dal proprio domicilio, non è riconosciuto come libertà fondamentale”.
Altri paesi europei guardano con interesse l’evoluzione della vicenda francese. L’Italia, con il comitato tecnico contro la pirateria istituito presso la Presidenza del Consiglio che sembra avere un orientamento analogo, e la Gran Bretagna, dove otto aziende e cinque organizzazioni sindacali hanno chiesto al governo di intervenire adottando un provvedimento che preveda l'obbligo, per i provider, di bandire dalla rete gli abbonati che scaricano illegalmente.

Gli oppositori temono che, per individuare i pirati, si metta rischio la libertà e la privacy dei naviganti. Per scoprire il download illegale, infatti, è necessario indagare sul traffico degli utenti.
Insomma, la battaglia sembra essere solo all’inizio. Da un lato la tutela del diritto d’autore, dall’altro la privacy. E in mezzo gli utenti.