Dentro al "Mucchio"
Dentro al "Mucchio"

Chiacchierare con Federico Guglielmi, storico giornalista musicale italiano, può fare vedere le cose da un'altra prospettiva. Le sue parole si concentrano su vari aspetti della professione, fotografando un settore in maniera piuttosto precisa.
Romano, è una delle teste, tra le altre cose, del “Mucchio Selvaggio”, storico mensile di musica e politica. Ha attraversato il giornalismo musicale italiano lavorando (e a volte fondando) alcune delle testate più importanti. Lavora da trent'anni in questo ambito. Ha scritto libri e prodotto dischi di gruppi piuttosto sconosciuti, cui ha dedicato quasi per intero la sua carriera.
Roma. La location è una Facoltà di Scienze della Comunicazione che in questo momento è semi-deserta, salvo per un manipolo di persone venute per la presentazione del nuovo disco dei “Ratti della Sabina”. Guglielmi è qui come conoscitore del gruppo.
Dalle aule dell'università in cui ci troviamo dovrebbero provenire i giornalisti di domani. Oggi però questo posto è pieno delle discussioni sulla famosa “crisi dell'editoria”. Sembra che in questa professione la questione economica influenzi quella etica: lavori logoranti e mal retribuiti, poca attenzione alla preparazione, molti compromessi. Partiamo proprio dalle tasche: in Italia, si può campare facendo il giornalista musicale?
Stiamo parlando di chi ha un contratto da professionista. Ma ricevere uno stipendio ogni mese non è così scontato nel mondo del giornalismo musicale. Lo stesso Guglielmi sa di essere fortunato a poter vivere grazie a qualcosa che ama, seppur "a fronte di un impegno notevole." Al punto che del suo presente dice:
"Sembra paradossale, ma dopo aver sempre lavorato come giornalista, adesso potrei tranquillamente guadagnare le stesse cifre senza scrivere una riga. Questo perchè con il passare del tempo ho acquisito una serie di talenti per cui ora sono più richiesto per le mie capacità di organizzare il lavoro degli altri."
Se parliamo, invece, del mondo dei freelance, dei collaboratori esterni, il quadro cambia radicalmente. In quel caso la situazione si fa più difficile:
Il quadro economico del giornalismo musicale italiano si fa ancora più cupo se si pensa di affidarsi all'altra fonte di guadagno delle riviste specializzate: le vendite. Tutta una generazione di giovani, cresciuta con un pc sulla scrivania e un cellulare nella tasca, fa fatica a pensare di dover pagare per avere dell'informazione. Anche per questo Guglielmi fa trapelare un certo scetticismo verso le nuove tecnologie.
"La rete con tutti i suoi tantissimi vantaggi ha dato l'idea che tutto debba essere gratuito. La musica deve essere gratuita, l'informazione deve essere gratuita. E vai a spiegare alle persone che un certo tipo di informazione qualificata dovrebbe, invece, essere retribuita e sostenuta".
Non è una semplice questione economica. Il web modifica profondamente il modo di fare giornalismo musicale. In che modo?
Guglielmi ci spiega che fino a poco tempo fa i giornalisti erano costretti ad affrontare una serie di passaggi obbligati prima di poter scrivere davvero. Il che assicurava una certa affidabilità alla professione. Oggi, il web riesce ad assicurare una libertà assoluta. Chiunque è libero di comunicare le proprie idee, le proprie informazioni. Se parliamo di musica, poi, i contenuti "user generated" si moltiplicano enormemente. Basta un blog, magari messo in piedi in una manciata di minuti, e ognuno di noi può improvvisarsi critico musicale. Il rischio rispetto al passato, però, è quello di perdere qualcosa in qualità. Un rischio che potrebbe riguardare anche i professionisti dell'informazione musicale.
"Grazie al web, Chiunque può scrivere quello che desidera. Anche chi non capisce niente dell'argomento di cui parla, anche chi ha una conoscenza estremamente vaga della grammatica e della sintassi. Ed è questo quello che succede. Io ricevo circa dieci offerte di collaborazione alla settimana, ma quasi tutti gli aspiranti giornalisti che si propongono non hanno la minima idea di come fare questo lavoro".
Pensare a Federico Guglielmi come a un duro oppositore della rete sarebbe sbagliato. Da anni gestisce il Forum on line del mucchio ed è il primo a credere nell'importanza del web:
"Noi del Mucchio e la nostra casa editrice ci teniamo molto alla sinergia. In questo, la rete ci dà un grosso aiuto. Nonostante ciò ho ancora molti collaboratori che si sentono quasi sviliti se devono scrivere un pezzo per il sito. Anche io faccio un pò fatica ad approcciarmi alla rete, forse perchè sono trent'anni che faccio questo lavoro e la mia concezione del giornalismo è su carta. Ma è una idea che mi sforzo di superare".
La rete, dunque, non solo come paradiso del sapere collettivo,ma anche come oggetto problematico.Ma allora internet è la fine del giornalismo? Oppure la sua salvezza?