La televisione di ieri, di oggi... e di domani ?
La televisione di ieri, di oggi... e di domani ?
prospettive ed evoluzioni della tv
Un noto spot apparso recentemente sulla Rai diceva che in realtà non vogliamo assomigliare alla tv, ma vorremo una tv che assomigli a noi.
Ognuno di noi auspica una televisione “finestra sul mondo”, strumento di comunicazione e conoscenza. Molti sono coloro che invece lamentano la bassa qualità dei programmi televisivi, e dicono no ad una televisione che spettacolarizza i sentimenti, entrando nel privato di ognuno.
Siamo catturati dalla televisione e diventiamo parte di uno spettacolo collettivo dove il bello fisico e l'apparire sono le armi vincenti.
È anche vero che l'audience è oggi più che mai performativa nel senso che costruisce la propria identità sui media e con i media, una audience che Longhurst e Abercrombie definiscono diffusa in cui il soggetto è sempre parte di un pubblico, a prescindere dal singolo atto di fruizione, si sente osservato e parte di uno spettacolo collettivo della quale crede di far parte, dove il processo di estetizzazione della vita quotidiana fanno si che la moda, lo stile siano al centro dell'attenzione e la preoccupazione più grande riguardi l'apparenza delle cose; lo spettacolo e il narcisismo fanno sì che l'essere sia totalmente subordinato all'apparire.
La televisione come “specchio della società” non può far altro che manifestare questo sentimento e diffondere modelli e stili alla quale rifarsi.
Questi modelli sono presi dalla vita reale, non sono inarrivabili, raccontano pezzi di vita reale, sono modelli alla quale siamo abituati.
In passato la tv, la grande scatola magica, era per tutti una sorta di tempio accessibile però solo al Supercampion e colui che aveva una preparazione fuori dal comune anche se nozionistica. Oggi la tv raccoglie le proprie storie e suoi protagonisti dalla quotidianità dalla vita reale, sotto questo profilo è una tv vicina . Se prima l'apparire in televisione rappresentava un evento, oggi chiunque può raggiungere i suoi cinque minuti di popolarità.
La gente parte alla ricerca della propria occasione, il saper fare qualcosa non è necessario, l'importante è esserci, apparire anche se per poco.
In più i personaggi televisivi più affermati sono un prodotto di format di successo creature da reality show che non hanno dovuto dimostrare un saper fare particolare.
La gente si immedesima in loro e crede ancor di più di potercela fare comunque.
La televisione adesso dipende dalla gente comune che decide di raccontare il proprio mondo, le proprie emozioni e di farsi utilizzare e utilizzare la tv.
Come letto nel libro di testo Principi di economia della televisione del prof.Devescovi , la tv oggi sta perdendo la sacralità di un tempo, quando essere inquadrati costituiva un evento da portarsi dietro per tutta la vita, da raccontare ai propri figli o nipoti, oggi invece vive in funzione della gente ed ha per questo necessità di entrare nella società, e di raccontarla in tutti i suoi aspetti.
Il dialogo è un fenomeno umano: prima si comunicava con le lettere, poi con il telefono, oggi utilizzando nuovi e più immediati strumenti come la posta elettronica, intervenendo nei blog e nei forum dei programmi, in indiretta standosene comodamente seduto sul divano della propria abitazione grazie alla web-cam.
Sono m olti i giovani che provano la grande occasione, la sognano: guardano il Grande Fratello e si mettono in coda ai casting attendono il proprio turno. Spesso per molti quella è l'unica possibilità di farcela di dimostrare che nella vita qualcosa di buona si è riusciti a fare.
Allora la televisione diventa l'ultima spiaggia, il sogno che diventa meta. Per leggere nelle loro espressioni la paura, l'ansia che quella sia l'unica possibilità non ci vuole poi tanto, e allora si scende a compromessi, se necessario, si parte verso un mondo che si crede lontano e che s'immagina fantastico, ma che presto si scopre essere pieno di insidie e di delusioni. Questa stessa immagine dimostra il “fallimento” di un'intera società che non è in grado di offrire l'opportunità di dimostrare le capacità, di raggiungere il successo in altri campi (che spesso sono quelli per la quale si è studiato per tanto tempo e con non pochi sacrifici) e che ritrova nella televisione l'unica strada percorribile.
Questi stessi giovani vivono in una società dove la bellezza è l'unica arma per il successo e il diventare velina la massima aspirazione.
L'apparire in televisione diventa un'aspirazione collettiva in alcuni casi una vera psicosi, si desidera apparire perchè si sente la necessità di comunicare a più persone la propria esistenza pensando che in questo modo, si rafforzi, senza comprendere spesso che l'apparire in video senza essere in grado di trasmettere un messaggio non equivale ad esistere.
Ma nella società dell'apparenza questo basta.
Nel nostro paese delle contraddizioni tutti criticano i reality show, ma tutti li guardano e la televisione li produce, tutti criticano i talk show ma la gente li guarda e partecipa come ospite raccontando il proprio privato.
Cosa davvero vogliamo che la televisione ci mostri?
Vogliamo che ci parli di un mondo ideale, dove tutti si interessano di cultura e di arte, dove tutti ridono festosi? O vogliamo che la tv ci parli della vita reale, della quotidianità che vediamo attorno a noi,che ci racconti di storie un po' forti ma che accadono realmente?
Accettiamo allora che ci racconti attraverso i reality un pezzo di realtà più o meno artefatta, ma che sempre di realtà si tratta.
Dobbiamo prendere coscienza del fatto che è il pubblico a volere una televisione omologata: spesso ci è più facile criticare la scarsa qualità della televisione perché potrebbe essere poco corretto criticare la società. Ma alla base di tutto c'è il fatto che la televisione è lo specchio fedele del paese .
Molti rimpiangono il periodo della così detta tv pedagogica dell'epoca Bernabei, definita anche come età dell'oro della televisione, quando la tv insegnava che se si voleva migliorare la propria situazione bisognava conoscere, imparare, darsi da fare. Una tv che dal modello della Bbc dava al pubblico quello che pensava il pubblico dovesse sapere e conoscere e non quello che richiedeva .
Come affermava il direttore della Bbc, Jon Reith, “ Il pubblico non è in grado di sapere né di scegliere quello di cui ha bisogno”. Certo adesso quest'affermazione appare come antidemocratica, ma è anche vero che la televisione come strumento del sapere in una società dove l'informazione è la vera ricchezza dovrebbe mirare ad un innalzamento culturale del paese veicolare contenuti utili, non solo pratici e sbrigativi.
Le emittenti televisive a parer mio dovrebbero essere in grado di rischiare, di proporre modelli innovativi, privilegiando la creatività e non la praticità di format preconfezionati acquistati in busta chiusa e all'estero. Si dovrebbe ritornare, non dico ad una tv del passato, perché ogni epoca ha la propria tv e una propria società fatta dal pubblico e dai singoli, la propria storia, ma una tv che sia in grado di meravigliare e di stupire come faceva in passato, quando la magia era in sé, e la tv era vista e ammirata come miracolo tecnologico, una scatola magica che poteva prescindere dai singoli contenuti.
Manca oggi in tv l'incontro non pianificato , la capacità di stupire il pubblico con contenuti innovativi , che inizialmente potrebbero non essere apprezzati, ma alla quale il pubblico potrebbe affezionarsi.
Facciamo allora tutti dei passi indietro, convinciamoci che se la tv è lo specchio di un paese e dovrebbe rappresentare la democraticità e libertà di uno stato, ciò che oggi si vede non rispecchia, a mio avviso, la nostra società che ha invece la necessità di ritrovare la fiducia nel cambiamento, anche se radicale.
Ma come sarà la televisione del futuro?
Sarà migliore o peggiore? Quello che è certo è che i nuovi media ne faranno parte più di quanto oggi fanno e il processo di convergenza determinerà una maggiore interattività per l'utente.
Il mondo di internet avrà sicuramente delle ripercussioni sul mondo della tv.
Inoltre le sfide di internet sono completamente diverse da quelle affrontate dai broadcaster. In passato era tutto più facile: i broadcaster controllavano l'intero processo, mentre ora devono competere con gli ISP, la banda larga e le tecnologie del computer. Oggi il contenuto è il fattore più importante, ma in futuro avrà la stessa importanza della distribuzione e dell'accesso. Penso che la tecnologia in futuro consentirà alle informazioni di "aggirare" i nostri occhi e le nostre orecchie.
In conclusione, tra circa dieci anni, la tv via internet avrà un grande successo e finirà con il far convergere sullo schermo tutti gli aspetti della nostra vita non legati alla produzione: dalla sicurezza alle operazioni bancarie, dall'acquisto di generi alimentari. La tv via internet ci aiuterà a capire la nostra strada nel mondo creato da internet.
E la pubblicità? Che fine avrà fatto la pubblicità croce e delizia per la tv?
Le strategie pubblicitarie cambieranno: dalla tradizionale pubblicità televisiva d'oggi si passerà immagino a metodi per indirizzare i clienti all'acquisto immediato. Al potere ci sarà il consumatore, non il produttore.
Lo streaming media aumenterà la possibilità di raggiungere target difficili, tuttavia gli introiti proverranno più dai servizi a pagamento che dalla pubblicità, anche se le campagne pubblicitarie su media diversi offriranno nuove fonti di entrate. L'acquisto e la vendita di spazi pubblicitari probabilmente avverranno elettronicamente tramite scambi online.
Moses Znaimer, della canadese CityTV, ha scritto: " Non è mai esistita un'audience di massa, se non per mezzo della costrizione. Lasciate la gente sola con le loro apparecchiature, le persone vogliono delle alternative ". Internet ne offre in abbondanza, e permetterà una personalizzazione maggiore nei consumi.
In conclusione internet, come le altre nuove tecnologie, cambieranno (e stanno già cambiando) il modo in cui ci rapportiamo e utilizziamo il media tv e questo segnerà la fine della televisione come la conosciamo; quanto al broadcasting non sparirà, però cambierà, sarà più complesso. In questo nuovo mondo la televisione diventerà più bella , se non altro perché ognuno avrà la propria televisione.
Articolo scritto per il corso di Economia dell'audiovisivo e del multimediale .
Credo che tu abbia proprio
Credo che tu abbia proprio ragione!!!