Avanti il prossimo... Il faccia a faccia che non c'è
Avanti il prossimo... Il faccia a faccia che non c'è
La conferenza stampa “disgiunta” di martedì primo aprile ha rappresentato il punto di questa campagna elettorale in cui più ci siamo avvicinati al tanto agognato scontro tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi.
Infatti, solo due sere fa si è giocata la partita tra i candidati Premier dei due schieramenti avversi, che per tanti giorni sono stati latitanti anche nei grandi talk show politici. Non si è trattato del tanto discusso faccia a faccia: all'entrata in studio di uno, l'altro usciva, tanto che, Berlusconi, non si è lasciato sfuggire una delle sue ironiche battute: “Mi sembra di essere dal dentista!”.
Ma l'ormai proverbiale humor del Cavaliere questa volta gli è costato un autogol, con le polemiche seguite alla gaffe istituzionale sulla presunta ostilità nei suoi confronti da parte del Presidente Ciampi. Il Quirinale che ha subito risposto appellandosi all'imparzialità della Presidenza della Repubblica qualunque sia il suo inquilino, e gli avversari del leader del PDL non hanno mancato di sottolineare questa prova di scarsa considerazione nei confronti delle istituzioni.
Veltroni è sembrato più tonico e più scattante probabilmente “con più benzina nel motore”. Il leader del Partito Democratico sta mostrando tutto il suo sprint per raggiungere e superare il suo avversario, che è apparso meno frizzante, meno competitivo quasi come se si fosse adagiato sul suo status di “primo in classifica”. La partita si è giocata in gran parte su temi economici. Per Walter Veltroni la precarietà dei lavoratori è il dramma più grande infatti si è potuto notare più volte il suo riferimento ai morti nella fabbrica della Tyssen. Contrariamente, per Silvio Berlusconi, la precarietà dei lavoratori non è il male assoluto, anzi, come ha dichiarato altrove, rappresenta “la porta d'ingresso al mondo del lavoro”.
Berlusconi ha dimostrato una certa stanchezza nel giocare questa partita, marcando una curiosa inversione di tendenza in questa campagna elettorale: l'impulso miracolistico, la promessa di una cura per tutti i mali d'Italia, che negli ultimi anni era un elemento più facilmente riconducibile all'attuale PDL, in questa occasione contraddistingue maggiormente la comunicazione veltroniana. Parallelamente all'accusa, che questa volta va da Berlusconi a Veltroni, di vuoto programmatico nascosto dalle capacità oratorie di un ottimo comunicatore.
Alla base di entrambi i programmi elettorali stanno però le risorse necessarie a realizzarli,e a tratti nel discorso dei contendenti si può leggere una certa “paura” di andare alla giuda del Paese alla vigilia di un inasprimento della crisi economica già in atto.
Resta da vedere se queste linee interpretative, qui presentate sulla base dell'analisi di quello che è stato uno scontro “in vitro”, saranno confermate da un confronto vero, in cui la contrapposizione tra i due programmi, le due proposte, le due personalità, sarà resa concreta dalla compresenza degli attori in uno stesso contesto. In questa campagna priva di mordente, forse sarebbe perfino interessante lo schema domanda-risposta-replica tanto vituperato nel 2006.