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Donne invisibili sognano di essere inviolabili

Donne invisibili sognano di essere inviolabili

di ALBA GUIDI (21 11 2006)

Quarant'anni di campagne sociali, istituzionali e non Verso il 2007, anno delle Pari Opportunità

Gli anni ’90 cominciano col costituirsi in Associazione di Telefono Rosa e con l’approvazione (1992) della Legge 215 a sostegno dell’imprenditoria femminile: sono anni in cui la donna arriva a occupare nuovi spazi e a ottenere visibilità e riconoscimenti in campi della conoscenza e del lavoro prima esclusivamente riservati agli uomini, eppure – come scrivono Emma Baeri e Annarita Buttafuoco «la presenza politica delle donne sembra perdere incisività come se l’occupazione femminile degli spazi del sapere avesse coinciso paradossalmente con una perdita di visibilità politica, accontentandosi quasi, e ancora una volta, di una nostra compatibilità con gli assetti esistenti» [6] .

Campagne United Colors of Benetton 1991, foto di Oliviero Toscani Campagne United Colors of Benetton 1992, foto di Oliviero Toscani

Eccole le donne invisibili, quelle che nell’Italia meridionale rurale per decenni (se non per secoli) sono state costrette a tenersi in disparte, nascoste dietro le finestre delle proprie case o dietro il nero dei propri lutti, dopo aver pianto infinite morti di uomini per mano della criminalità organizzata. Le donne che in ogni parte del mondo quotidianamente danno la luce alla vita e quelle che alla luce ci vengono (come la neonata nella foto a destra), con dolore, con forza e al tempo stesso fragilità e vulnerabilità. Guardando le due foto di Oliviero Toscani – entrambe campagne Benetton, rispettivamente del ‘91 e del ’92 - viene da pensare che le protagoniste (incluse quelle che non si vedono, ma si intuiscono) sono tutte donne in qualche modo testimoni e “vittime” di spargimenti di sangue: da quelli che la vita la tolgono a quelli che la vita la danno.

Nel 1992 l’ONU include la violenza nella sua definizione di discriminazione in base al sesso, l’anno successivo la conferenza mondiale sui diritti umani sancisce i diritti delle donne come diritti fondamentali. Nel ’97 la lobby europea delle donne crea l’Osservatorio europeo e il Centro europeo di azione politica in materia di violenza contro le donne, e nel ‘99 finalmente la Commissione Europea promuove una campagna su scala internazionale contro la violenza domestica.

Campagna Refuge - for women and children against domestic violence (Inghilterra) 2004  
  Rompere il silenzio, Campagna UE contro la violenza domestica, 2000
Rompere il silenzio, Campagna UE contro la violenza domestica, 2000  

Fra i soggetti di queste campagne ci sono anche quelle donne che spesso portano coraggiosamente e faticosamente avanti le loro gravidanze in un contesto di violenza macchiato di lividi o sangue, in troppi casi rese invisibili dall’omertà dei propri familiari, vicini e conoscenti, in troppe case lasciate sole e indifese di fronte al proprio compagno e peggior nemico.

A tal proposito è opportuno sottolineare che la maggior parte delle – se non tutte le -  campagne di sensibilizzazione sulla violenza contro le donne non sono – come molti sono portati a credere – unicamente rivolte a coloro che commettono tale violenza. Esse sono anzi forse principalmente rivolte a quanti quella violenza, pur non commettendola, non la riconoscono né la denunciano, né pertanto la combattono.

Le braccia si incrociano a proteggere ora il pancione di una donna incinta, ora il petto di un bambino che trova il coraggio e la forza di parlare, ora il volto e il corpo di una donna isolata e terrorizzata. Le donne e i figli ritratti in queste immagini si rivolgono a - o, per vergogna e paura, si nascondono da - familiari, amici, vicini, colleghi, coloro che possono aiutare ma anche giudicare, coloro che sanno tutelare ma anche condannare. Perché qualcosa di grosso non va se si arriva ad aver paura di (e a dover denunciare) l’uomo che si ama: il proprio compagno, il padre dei propri figli, il proprio «papà». Se tale violenza non viene riconosciuta come tale e condannata in quanto crimine, il senso di isolamento, di paura e di vergogna cresce, perpetuando quel circolo vizioso che da sempre porta le vittime a colpevolizzare se stesse per il male che viene loro inflitto.

E questo discorso vale purtroppo ancora più fortemente nel caso della violenza sessuale, di cui donne di ogni età, appartenenza sociale, provenienza geografica o credo religioso sono - concretamente o potenzialmente – vittime.

Campagna della Fondazione contro il razzismo e l'antisemitismo (Svizzera)
Campagna del Zero tolerance Charitable Trust (Scozia), 1994 Campagna Men can stop rape (USA), 2005

[6] Riguardarsi - Manifesti del movimento politico delle donne in Italia, a cura di E. Baeri e A. Buttafuoco - Milano Fondazione Badaracco, 1997 


Riferimenti
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