La fitta pioggia che cade su Roma dà il benvenuto alla gentile Ada, che sobria e sorridente arriva puntualissima all’incontro. Qualche minuto per riprendere fiato ed eccola pronta a parlare di sé, del suo amore per la musica, di come, in punta di piedi, si è avvicinata a Luigi Tenco, artista controverso e tuttora profondamente incompreso. Quella della cantante è stata un’esperienza portata avanti con discrezione, partendo dall’ascolto dell’intera discografia, ciascun album essendo una piccola perla nel panorama della musica cantautorale italiana.
Così ce lo ha presentato: parlando sottovoce, lasciando che le emozioni fluissero liberamente, fino a toccare l’intimo di chi, in silenzio si è lasciato prendere per mano entrando nel mondo burrascoso di questo artista, assorbito a tal punto dal turbine dei sentimenti da rimanere infine a terra, stralunato, consumato ma tuttavia ancora vivo, persino dopo il suo ultimo terribile atto di coraggio.
Iniziamo dunque questo percorso di ricerca sulla grande cantante jazz internazionale, Ada Montellanico, e sul suo libro Quasi sera. Una storia di Tenco. Come nasce Ada cantante?
Iniziai cantando e suonando le percussioni mentre studiavo etnomusicologia all’Università, una materia alla quale fui sempre interessata molto. Ascoltando My Favourite Things ( titolo di uno “standard” jazz) di John Coltrane ebbi una folgorazione. Passai dunque allo studio del sassofono, ed infine al canto jazz, scoprendo infine la mia vera vocazione. Nel 1996, dopo aver inciso e pubblicato un disco di standards, il mio stesso produttore del tempo mi propose di realizzare qualcosa su Luigi Tenco, spiazzandomi davvero, perchè lo conoscevo poco. Avevo vaghi ricordi e nella mia adolescenza ascoltavo altra musica come King Crimson, Gentle Giant e Genesis. Per quanto da jazzista il mio repertorio era quello afroamericano decisi ugualmente di provarci ed acquistai molti album del cantautore , rapportandomi con lui a livello emozionale. Da lì è partito il mio progetto di cantare jazz in italiano, che mi ha portata a riscoprire molti successi dimenticati.
La ricerca della voce può portare alla crisi identitaria di un artista?
Volto e voce di una persona sono elementi profondamente caratterizzanti, tranne che nei casi in cui ci si trova di fronte a persone che tendono “a fare lo specchio” dell’altro e quindi ripetono movenze ed espressioni . Tutti sappiamo che nei momenti di maggiore emozione la voce può tremare o mancare del tutto, ed è esperienza comune il fatto che al mattino la voce sia più bassa o roca. Quando mi sveglio mi capita sempre di provare come sta la mia voce e questo condiziona spesso l’andamento della mia giornata!
Quali sono i rapporti tra composizione ed improvvisazione? Quanto in fase di creazione si è condizionati dall’idea che il brano verrà rivisitato ed interpretato da altri?
L’improvvisazione è un vero e proprio atto creativo, nel quale la melodia di una canzone viene stravolta giocando con la griglia degli accordi, cosa che ad esempio nella popular music non è richiesta. Ogni concerto jazz è un evento irripetibile proprio per questo motivo. Quando canto un brano, è davvero difficile che riesca uguale all’originale o a una mia precedente versione. Ogni volta è diverso!
Quanto conta la tecnica, e quanto l’improvvisazione?
Per il jazz l’interpretazione è fondamentale, e se pensiamo che la grandissima Billie Holiday cantava usando una estensione vocale minima, possiamo farci un’idea di quanto ciò sia vero. Ovviamente la tecnica non può assolutamente mancare, soprattutto per quanto riguarda l’allenamento alla resistenza, altrimenti non si arriverebbe alla fine di un concerto. Ciò che infine conta davvero è l’individuazione di una propria personalità.
Tornando al libro scritto sull’opera di Luigi Tenco: è stato difficile scrivere di lui senza averlo conosciuto?
Parlare delle sue bellissime canzoni d’amore non è stato affatto facile, tenendo conto che non sapevo nulla su come lui in realtà si comportasse con le donne, e quindi mi rapportavo solo alla sua musica e poesia e a quello che avevo letto e sentito Accade che purtroppo quello che molti ricordano di lui sia solo l’ultimo periodo , insieme al suo suicidio, avvenuto a soli 29 anni.
Come hai sottolineato tu stessa, l’adolescenza di Tenco fu difficile poiché egli si trovò a dover fare i conti con periodo di “oscurantismo” mediatico e censura selvaggia. Come reagì alle costrizioni del periodo?
La censura era davvero pesante, a quei tempi. Un artista poteva trovarsi a non aver più la possibilità di lavorare addirittura per anni interi, a differenza di quanto accade oggi, perchè abbiamo a disposizione diversi media, e possiamo continuare a concepire spettacoli anche al di fuori dalla televisione. La riduzione di Tenco al ruolo di musicista maledetto è comunque superficiale , in quanto le note di estrema negatività e disperazione arrivano solo nell’ultimo periodo della sua vita, per via anche ma non solo, di un riconoscimento che tardava ad arrivare. Tenco visse gli anni dell’adolescenza e cioè inizi anni ‘50, con una fiducia nel futuro e nelle possibilità dell’uomo. Gli americani avevano portato il jazz in Italia. Nel 1959 Modugno con Nel blu dipinto di blu, interrompeva il percorso classico della musica italiana. Tenco scrisse diverse canzoni che subirono la violenza della censura, come nel caso di Cara maestra, in cui egli si scagliò contro figure istituzionali, o Io sì , storia di un amore tra lui ed una donna destando scalpore ad ogni livello della società del tempo per il modo moderno e innovativo con cui parlava dell’amore
Cosa possiamo aggiungere riguardo al talento compositivo di Tenco, facendo ad esempio riferimento a canzoni quali Quasi sera o Se tieni una stella ?
Tenco aveva un modo di scrivere estremamente spontaneo, anche per quanto riguarda la struttura della canzone, o gli accordi utilizzati, ma rispetto ad altri autori a lui contemporanei era più raffinato, più complesso. L’aspetto interpretativo è basilare, e per questo le sue canzoni sono difficili perchè bisogna cantare con grande feeling. Per approcciarle nel giusto modo c’è bisogno di una predisposizione artistica genuina. Egli componeva col sax, così racconta Gianfranco Reverberi, seguiva nella mente il filo della frase da musicare, lasciando che le note fluissero dallo strumento per trasformarsi in canzoni. Quasi sera è un bellissimo brano dimenticato, scritto nel 1965 per immortalare una storia durata una sola sera , ma di una profondità tale da conservarne il ricordo immutato per sempre. Tenco viveva delle storie d’amore incredibilmente intense. Sapeva innamorarsi veramente, aveva la capacità di gettarsi a capofitto nel rapporto con la donna (così mi raccontano) anche se gli amori potevano essere brevi.
Un incontro emozionante, ricco di particolari interessanti su quella che è stata la vicenda umana di un artista alla continua ricerca di se stesso, attraverso la musica e l’amore, due strade parallele ma distanti, che purtroppo, neanche insieme, ce l’hanno fatta a tendergli una mano per uscire fuori dalla prigione di solitudine e malinconia che intorno da solo si era edificato.
“La mia paura
è che a vedere me come sono
io potrei rimanere deluso.”
Luigi Tenco
Riferimenti
Ada Montellanico
Associazione culturale Luigi Tenco