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Totus@Meus.it

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di SALVATORE TIGANI (28 10 2005)

Un racconto ispirato a una notizia di attualità

 
La puzza d’incenso quasi non la sopporta più.
Don Carlo respira il suo ultimo tiro e si accanisce contro la cicca, nel posacenere, mugugnando una incomprensibile frase in latino. L’anello dei Principi, grosso, lucido e giallo di nicotina, tintinna contro il cristallo del bicchiere mezzo pieno di scotch. Le dita tremano ma è solo per un attimo: la mano scivola sul bicchiere, attorno al bicchiere, e Don Carlo decide di bere, ancora, un ultimo sorso. Le labbra aderiscono perfettamente al vetro gelato, ed un paio di palpebre, poco più in alto, si socchiudono.

È sufficiente la manica della camicia per ripulirsi la bocca: può alzarsi di nuovo, a fatica ma senza dolore, e si alza, per camminare arrancando fino alla scrivania. Nell’angolo più buio della stanza, ritiene, non lo vedranno.
Con una mano allontana penne e matite, e cartacce, e una vecchia, logora, bibbia in italiano, e con entrambe si tira su a sedere. Le gambe penzoloni cominciano a tremare, ma non ha importanza; la schiena gli fa male, e questo è poco più fastidioso… qualche altro minuto ancora, però, e se ne scorderà. Prova a rilassarsi un istante e a tendere un braccio verso il telecomando.
Impreca.
A denti stretti, impreca di nuovo: è una fitta terribile, d’accordo, ma è questione di un attimo, di un piccolo sforzo, e la mano afferra un tagliacarte e con questo avvicina il telecomando.
Lo prende, e comincia a sudare. Lo punta verso il televisore. Schiaccia il tasto di accensione e si accende anche lo stereo: poco male. Spegne il lettore cd e seleziona la voce “VC” dal menu sullo schermo. Lo sfondo azzurro si sgrana, con lentezza e sfrigolii, e compare la scritta “SISTEMA DI VIDEOCONFERENZA ATTIVATO”. Poi una dissolvenza, e la scritta “CONNESIONE IN CORSO”: il quadro si divide in nove settori più piccoli, la scritta lampeggia in quello centrale.
Don Carlo si massaggia il braccio, il muscolo flaccido del tricipite, e una leggera ansia gli acuisce i sensi: l’immagine nell’angolo in alto a destra si sta schiarendo ed un volto noto sta prendendo forma. Negli altri riquadri compaiono altre facce, tutte sconosciute, tranne in quello centrale, dove alla scritta si sostituisce una fitta tenebra. Don Carlo emette un sospiro quando il Cardinale, dal pulpito telematico, invoca il suo nome: contempla la tastiera del telecomando, sbuffa, guarda il bicchiere di scotch, lontanissimo sul bracciolo di una poltrona altrettanto distante, e poi si decide a pigiare il tasto CAM.
Nel riquadro centrale compare il suo volto: la luce soffusa che proviene dallo schermo al plasma lo illumina a malapena, e la cicatrice profonda che gli sconvolge il viso da una tempia al mento, di traverso, si può solo intuire.
«Benvenuto».
«Benvenuti».
Con un cenno della mano, gli altri sette uomini, meccanicamente, salutano.
«Si versi da bere, Don Carlo», il Cardinale lo fissa con gli occhi piccoli e micidiali attraverso migliaia di chilometri di fibre ottiche. Una capacità che lo turba.
«Ho già provveduto» Don Carlo indica il bicchiere dall’altra parte della stanza ma si rende subito conto che nessuno di loro può vederlo. «Diamoci una mossa, vi dispiace?».
Tra i suoi interlocutori nessun segno di turbamento.
«Forza!» sospira. «O dovremo aspettare altri vent’otto giorni».
Il Cardinale abbassa lo sguardo per un istante, con una mano sfoglia un blocco di fogli, con l’altra ne sceglie uno e indossa gli occhiali. Il suo sguardo non sembra risentirne. «Si tratta di quattro nuovi URL. Uno dei quali italiano».
I sette lugubri astanti sfogliano ciascuno il proprio malloppo. Nessuno fiata, ma è la prassi: si tratta dei Sette Testimoni del Cielo, scelti a caso tra centinaia di proseliti, gente che Don Carlo non rivedrà mai più. In tutti i casi.
«Ancora...!» esclama, in un sussurro biascicato.
«Già» conferma il Cardinale.
«Quali di loro dovrò connettere?» Don Carlo indica con il capo i volti silenziosi dei Testimoni.
«Dovrà connetterli tutti, stavolta».
«Cosa?» Don Carlo si tira giù dalla scrivania, rovesciando un fascicolo pieno di vecchie carte, mentre senza accorgersene getta il telecomando sul tappeto persiano sudicio. «Non ho bisogno di tutti questi Agnelli!».
Il Cardinale si abbassa gli occhiali sul naso, con due dita pesantissime, e si avvicina alla telecamera. «Ha mai sentito parlare di Mediazone?».
«Non è un medicinale…».
«Non lo è». Sospira. Si guarda intorno come se gli altri convenuti fossero fisicamente intorno a lui. «È un web giornale», riprende, e sembra stare confidandogli un segreto, «una rivista di quelle curate da studenti. È un giornale del Nemico…».
«Nel 2004 abbiamo liberato una decina di siti del genere, perché questo dovrebbe darci dei problemi?». Don Carlo non riesce a smettere di sudare, e non per la tensione o per la rabbia di non riuscire a capire, semplicemente per via del caldo che pare volerlo soffocare. Intanto il Cardinale se ne sta nella frescura di un sotterraneo segreto del Vaticano e gli altri… gli altri del caldo avrebbero avuto da preoccuparsi, e seriamente, a breve. «È un sito italiano, d’accordo, ma ne bastano due di loro».
«Le sto trasmettendo le coordinate: dopo la Preghiera, vi si connetta e capirà da solo. Ora mi presti attentamente ascolto…»
«Non sacrificherò mai tutte queste vite! »
«Non è lei che decide!» esplode il Cardinale sporgendosi il più possibile verso l’obbiettivo della webcam, «Non è lei a manovrare i fili. Non è mai stato lei! Si metta l’anima in pace con un altro di quei bicchieri e smetta di protestare. Si liberi di tutti i suoi spiriti: la pietà, la compassione, tutta quella roba che crede di conoscere… la lasci a noi! Lei faccia il lavoro che sa fare, e nessuno avrà da pentirsene. Ci penserà la Curia a pregare per questi uomini». Indica alla sua destra con le mani incredibilmente calme, ancora una volta dando l’impressione che siano tutti seduti allo stesso tavolo: «Il loro sacrificio li porterà in Paradiso attraverso la via più breve. Beati loro! Beato lei, Don Carlo, che farà quello che le si chiede! »
Don Carlo ha l’impressione che non sia tutto così facile. Non sono nemmeno delle belle parole, tra l’altro, e non si sente più motivato di prima: è convinto, ora più che mai, che tutto questo li porterà alla rovina, prima o poi. Ma non ha il tempo, il potere o la voglia di fare qualcosa. Non vede l’ora di cominciare, e di finire, e quindi di annegare di nuovo nell’alcool e riprendere a fumare: la repulsione nei confronti dell’incenso è sempre più forte.
 
…Ma c’è quella luce, negli occhi del cardinale…
 
Ha così poco senso, pensa, tutto questo.
E il diavolo, non ha dubbi, va combattuto. E Internet, si trova d’accordo, va combattuta. Ma il sacrificio, quello non lo comprende. Da tempo ormai, e non solo per ciò che riguarda gli esorcismi telematici: la dottrina del sacrificio, in sé, quella cristiana, non la capisce più. Non ci sono davvero altre possibilità? Non si può amarlo e basta, il Padre Eterno?
Ce la mette tutta Don Carlo, per intuirlo, almeno, il significato di tutto questo, ma forse - ci crede davvero, a volte - forse dovrebbe abbandonare, e cambiare fede. O abbandonare e basta.
«Rinuncia, Don Carlo, al demonio?». Il Cardinale comincia il rituale. Un rituale antichissimo, per una minaccia nuova di zecca.
I Testimoni del Cielo. Assurdo. Non hanno senso, nemmeno loro. Don Carlo li connette alla rete, li fa assistere all’esorcismo più anomalo che abbiano mai immaginato, e dopo tre giorni, se sono fortunati, muoiono - se sono sfortunati, da qualche parte vanno a finire comunque.
E gli Url decadono, gli amministratori del sito perdono la memoria, il cielo si spalanca e gli Angeli del Signore riportano i demoni in quel buco d’Inferno che Satana cerca in tutti i modi di allargare.
Un altro modo, dicono, non c’è.
«Rinuncia?» il Cardinale sembra turbato. «Dica: Rinuncio! Don Carlo!».
Don Carlo vorrebbe zoomare ma il telecomando sta da qualche parte sul pavimento: guarda ancora negli occhi del Cardinale. E pensa che un cardinale, in fondo, non lo si sacrifica mai. La Curia però deve avere contemplato l’eventualità di una possessione difficoltosa (sul suo desktop compaiono otto icone)…, e se questa lo fosse?
«Don Carlo...?» la voce del cardinale è insolitamente incerta.
Don Carlo non risponde, solo un sorriso amaro nascosto nell’ombra gli stravolge il disegno sul viso, rendendolo più terrificante.
«Don Carlo, ha forse dei problemi di connessione o…?»
«Rinuncio». Poche sillabe escono dalla sua bocca trascinate da un respiro profondo, plancton vomitato da una balena. «Lei vi rinuncia, Monsignore?»
Gli occhi del Cardinale, fino a poco prima immobili e spenti, tremolano ed emettono un luccichio.
Tutti gli altri, poco infastiditi, poco coinvolti da un discorso che non contempla più la loro vicinissima dipartita, dicono di rinunciarvi, come se Don Carlo lo avesse chiesto anche a loro.
«Monsignore, vi rinuncia?»
«Ce-certo!» la voce strozzata da un motivo apparentemente sconosciuto. «Rinuncio», si limita poi a sussurrare.
«Possiamo pregare» dice Don Carlo. «Crux Sancti Patris Benedicti / Crux Sacra Sit Mihi Lux / Non Draco Sit Mihi Dux».
«Vade Retro Satana / Numquam Suade Mibi Vana / Sunt Mala Quae Libas / Ipse Venena Bibas» continuano gli altri, attraverso gli altoparlanti e gli schermi, e soltanto il Cardinale non ha abbastanza fiato in gola per farsi sentire...

Il racconto è ispirato alla news Vade retro Internet. Pardon, Satana