Registrati | Login

Gli anziani, la memoria collettiva, la multimedialità

Gli anziani, la memoria collettiva, la multimedialità

di MARIA CRISTINA GORI (16 06 2005)

Intervista: Sergio Tramma approfondisce il tema di terza età, memoria e nuove tecnologie

Il Prof. Sergio Tramma è docente di Pedagogia sociale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università  Bicocca di Milano.

Ha scritto numerose opere, tra le più recenti Pedagogia Sociale, Inventare la vecchiaia, L’educatore imperfetto e, più recentemente, Educazione e Modernità. Volevo riferirmi in particolare  ad un testo del 2003, I nuovi anziani, pubblicato da Meltemi.
Scheda completa.

 
Come è cambiato il concetto di memoria collettiva negli ultimi tempi?

Tramma
: Negli ultimi tempi il concetto di memoria collettiva si è radicalmente trasformato nel senso che apparentemente esiste un minore bisogno di memoria collettiva soprattutto in termini di possibilità educative nei confronti delle giovani generazioni. La memoria storica generale, ma anche la memoria, per quanto riguarda tutte  le dimensioni professionali educative, relazionali, divertimento rappresentava il luogo da cui ricavare orientamenti e oggi non lo rappresenta più. Stiamo assistendo  all’accentuazione dell’importanza di confronti con altri luoghi, altri Paesi, in particolare  per in nostro Paese con gli Stati Uniti, in cui si apprendono comportamenti e punti di riferimento nell’oggi. In tal senso la memoria collettiva rischia di dimensionare molto le sue potenzialità educative. Diventa sempre meno un collante sociale, un luogo dove cercare una tradizione, una storia di riferimento, una continuità. Nello stesso tempo però un bisogno di memoria collettiva esiste, è latente, è una sorta di memoria di identità di cui abbiamo sempre maggiore bisogno in un mondo globalizzato, multiculturale che  mette le identità costantemente in c risi, costruisce e distrugge identità molto deboli. Da una parte c’è un ridimensionamento della memoria collettiva ma, nello stesso tempo nascono bisogni che potrebbero essere riconducibili alla memoria collettiva.
 
 
Possono i nuovi strumenti di comunicazione permettere il recupero della  memoria?

Tramma
:  Secondo me i nuovi strumenti di comunicazione già permettono una conservazione e una costruzione della memoria collettiva. Nel senso che mai come oggi, ci sono le possibilità per mettere insieme le memoria, per fare interagire le memorie, per dare anche alla memoria tutta la complessità che merita con tute le sfumature, le relazioni sociali, ecc. Per cui i nuovi strumenti di comunicazione possono permettere potenzialmente la conservazione e l’utilizzo della memoria. Per quanto riguarda il recupero, c’è una incertezza in più, nel senso che esistono degli strumenti a disposizione che potrebbero essere importanti se il bisogno di memoria collettiva in qualche modo si esplicitasse, ridimensionasse la propria latenza, si ponesse quale domanda diretta. In tal caso sarebbero strumenti formidabili. Il problema è il bisogno di memoria, la trasformazione di questo bisogno in domande esplicitate.
 
 
 
Nel suo libro, i Nuovi anziani e le memoria, lei dichiara che la modernità crea il bisogno del passato. Può chiarirci meglio questo concetto?

Tramma
:  E’ il punto a cui mi riferivo prima. Consideriamo superata la modernità in quanto “rompe” i ponti con il passato nel senso che il passato è considerato una zavorra da cui liberarsi, qualcosa che impedirebbe il libero movimento delle persone. Ma oggi il  libero movimento viene considerato come  la possibilità che abbiamo tutti quanti , nel senso di prospettive che si aprono a tutti. In ogni caso la modernità crea anche un bisogno di identità, di appartenenza, di conseguenza il bisogno del passato è presente, soprattutto un passato in grado di creare tratti di identità in grado di contrapporsi,  o  di favorire l’incontro tra culture diverse. E’ un fenomeno contraddittorio questo del passato della  memoria: è un bisogno che esiste e non esiste, che fa fatica ad emergere ma nello stesso tempo agisce inconsciamente in maniera forte.
 
 
 
 
Secondo la sua esperienza come vivono gli anziani  i nuovi mezzi di comunicazione di massa come internet?

Tramma
: Secondo me, è uno strumento che non ha ancora espresso tutte le sue potenzialità con gli anziani, in particolare perché le generazioni attuali di anziani non sono state abituate alle nuove tecnologie. Dovremo aspettare del tempo e soprattutto promuovere  una serie di attività finalizzate a promuovere l’incontro degli anziani con internet.  Internet potrebbe essere uno strumento di comunicazione e di apprendimento importante. Esiste un problema di cui tener conto: internet può sfavorire i rapporti viso a viso, faccia a faccia. Può creare una risposta falsa al bisogno di relazioni. In questo senso  gli anziani  sono i soggetti che vivono più di altri tale  penalizzazione e potrebbero avere con internet  una soddisfazione allucinatoria , un bisogno relazionale che è concreto. Diciamo che è un’arma a doppio taglio, ma sicuramente è uno strumento importante oggi .
 
 
Lei dichiara che i non anziani disponibili ad ascoltare sono merce rara. Si può recuperare questo rapporto tra giovani ed anziani?

Tramma
: Secondo me si può recuperare senza farsi grandi illusioni, senza pensare  impossibili ritorni al passato. Un tempo i  rapporti tra giovani e anziani era un rapporto funzionale, nel senso che i giovani trovavano negli anziani il  patrimonio di conoscenza, esperienza, competenza da cui potevano  costruire le proprie conoscenze. Sicuramente il sapere degli anziani è stato messo in crisi oggi come sono messi in crisi i luoghi in cui questo sapere si trasmetteva, pensiamo ai luoghi di lavoro. Il rapporto tra giovani e anziani si può recuperare? Artificialmente, con grande intenzionalità attraverso  la promozione  di progetti comuni attraverso i quali i giovani e gli anziani possono trovare risposte distinte ai loro bisogni. Si tratta di sperimentare progetti ma non di tentare di replicare il passato, perchè il passato non può tornare, non possiamo riproporre un rapporto giovani-anziani come esisteva  nelle società agricole o industriali pure. Oggi si tratta di  ripensarlo in termini completamente diversi.
 
 
Che ruolo possono svolgere oggi le autobiografie?

Tramma
:  Un ruolo importante. Si tratta di distinguere tra autobiografie individuali, che riguardano il soggetto, e autobiografie collettive, che riguardano soggetti sociali ampi, contesti territoriali. Oggi le autobiografie possono essere importanti perché costituiscono un momento di riflessione, una autocollocazione del soggetto nella storia , di riscoperta e di costruzione di identità.  Nello stesso tempo, stante o tempi e le  spinte sociali e culturali, esiste anche un rischio autobiografico, cioè un ulteriore ripiegamento del soggetto su di sé , una ulteriore fuga dal collettivo, dal sociale. Questo è un rischio che non altera però le potenzialità delle autobiografie anche in termini di scoperta, attraverso la propria autobiografia, di pezzi di storia in comune con altri.
 
 
Lei parla di Monumenti nel suo testo. Di cosa si tratta?

Tramma
: Nel testo apro la riflessione di monumenti intesi come oggetti educativi, culturali  della memoria che in qualche modo intendevano proporre comportamento miti, alle nuove generazioni. Oggi riproporre i monumenti significa fare una operazione intenzionale di esplicitazione della propria storia collettiva e di indicazione di alcuni valori che potrebbero esser proporsi anche agli altri. Oggi i monumenti sono in crisi perché è in crisi la trasmissione educativa  di una storia, della memoria. Si tratterebbe di rilanciare metaforicamente i monumenti, ossia di rilanciare le possibilità educative della storia collettiva.
 
 
 
Quali sono i suoi progetti futuri?

Tramma
: Continuare a insegnare sperando di divertirmi e di appassionarmi come mi diverto e mi appassiono adesso e poi di approfondire il tema della contemporaneità cercando di cogliere tutta la problematicità educativa ,  capire come la trasformazione della società negli ultimi decenni influisca sulla storia di vita degli  adulti ed, in particolare, degli  anziani e come queste storie di vita ci portino oggi a confrontarci con gruppi di popolazione anziana profondamente diversi dai gruppi di anziani che abbiamo conosciuto nel recentissimo passato.

Scheda intervistato

Il Prof. Sergio Tramma Insegna Pedagogia Sociale presso la Facoltà di Scienze della formazione dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca. E' impegnato in attività di ricerca, consulenza e formazione nell'ambito dell'Educazione degli adulti e della Pedagogia sociale, con particolare attenzione al processo di invecchiamento della popolazione e alle strategie territoriali tendenti a prevenire e a ridurre forme di marginalità ed espressioni di disagio.
In particolare, si occupa di formazione di operatori sociali (educatori professionali extrascolastici, animatori, operatori assistenziali di base) e in quest'ambito si avvale di metodologie autobiografiche.
Nella formazione degli operatori, il ricorso alla narrazione di sé è intesa soprattutto come ricostruzione e ripensamento delle esperienze educative (formali e informali) e di cura (ricevuta ed erogata) vissute dai soggetti in formazione. Fa parte della redazione della rivista Adultità e del comitato scientifico della Libera Università dell'Autobiografia.

Ha pubblicato, tra l'altro:

  • Educazione degli adulti (Guerini, 1997),.
  • Pedagogia sociale (Guerini, 1999),
  • Inventare la vecchiaia (Meltemi, 2000).
  • I nuovi anziani (Meltemi, 2003).
  • L' educatore imperfetto. Senso e complessità del lavoro educativo (Meltemi, 2003)

Le riflessioni pedagogiche e le prassi educative si trovano oggi a fronteggiare le molteplici prove imposte dalla contemporaneità, non potendo più trovare orientamenti certi in molte di quelle solidità economiche, sociali e culturali che hanno contraddistinto il Novecento. Nei suoi lavori sull’educazione degli adulti il Prof. Tramma  affronta alcune implicazioni pedagogiche della contemporaneità, con specifica attenzione alle modificazioni del lavoro, alla riduzione del vincolo reciproco tra cittadino e società, al rapporto tra locale e globale, all'individualizzazione e al tema della multiculturalità-interculturalità in connessione con i richiami alle dimensioni comunitarie

Particolare rilievo assume il suo studio sugli anziani di oggi, sui bisogni di cui sono portatori, sulle esperienze educative che li hanno formati ed, infine, sul ruolo che ancora oggi possono rivestire le biografie individuali e collettive in particolare in riferimento ai grandi cambiamenti epocali a cui gli anziani hanno assistito. Sergio Tramma sviluppa la connessione tra la vecchiaia e gli esiti formativi delle trasformazioni economico-sociali degli anni Cinquanta-Settanta. Nelle sue opere sulla vecchiaia il ritratto generazionale che emerge dalla riflessione dell'autore si avvale di riferimenti alla letteratura saggistica, narrativa e autobiografica.

Particolarmente attento alle modalità con cui i nuovi mezzi di comunicazione di massa sono assorbiti o rifiutati dagli anziani di oggi, alle modaltà con cui si è formata, si forma e si formerà la memoria collettiva. E  l’ultimo periodo della vita è  rappresentato, nelle parole di Umberto Galimberti nel descrivere l’opera di Tramma, come il tempo della "cura di sé", ma, come  emerge nell’intervista di Sergio Tramma, il sé è inseparabilmente legato all’ambiente, all’altro, agli eventi, alla storia individuale e collettiva.


Riferimenti
Educazione degli adulti (Guerini, 1997);
Pedagogia sociale (Guerini, 1999);
Inventare la vecchiaia (Meltemi, 2000);
I nuovi anziani (Meltemi, 2003).