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E-learning e università: la diffusione delle iniziative di on line learning nelle università italiane e la linea d’azione del Di

E-learning e università: la diffusione delle iniziative di on line learning nelle università italiane e la linea d’azione del Di

di ELENA VALENTINI (23 09 2004)

Qual è attualmente lo stato dell’arte dell’innovazione tecnologica nelle nostre università? In che rapporto si pone quello che è il centro per eccellenza della formazione e della ricerca in relazione agli scenari aperti dalla diffusione delle nuove tecnologie?

A questi interrogativi ha cercato di dare risposta una ricerca sulla diffusione delle risorse ICT e delle esperienze di e-learning nel contesto universitario italiano, i cui risultati sono stati raccolti e presentati in una tesi di laurea svolta presso il nostro Dipartimento di Sociologia e Comunicazione, dal titolo “Università on line. Panoramiche e scenari”. L’indagine ha rilevato l’impiego delle risorse ICT e le esperienze di formazione a distanza nell’anno accademico 2002/2003 nei 77 atenei presenti in Italia e ha censito 2.271 singoli insegnamenti, 50 corsi di laurea e 252 corsi post laurea all’interno dei quali in diversi modi le nuove tecnologie si inseriscono a mediare la relazione tra gli attori e i contenuti del processo formativo. Il censimento è stato accompagnato da un’analisi di dettaglio di tutte le esperienze individuate per offrire approfondimenti su ciascuna di esse, e da un’analisi comparata e aggregata rispetto a circa una trentina di variabili.
Vogliamo riflettere in questo articolo su alcuni dati rilevati nell’ambito della ricerca.
L’impiego delle risorse ICT, e in particolare della rete, nella didattica universitaria, si inserisce in un contesto che già da alcuni anni vede gli atenei italiani utilizzare Internet per la gestione informatizzata di alcuni servizi, ad esempio amministrativi, editoriali e comunicativi e per la pubblicazione on line di informazioni, come mostrato dal grafico in figura 1.
Nell’ambito di una fruibilità generalizzata di contenuti e servizi digitali, l’impiego delle risorse ICT nella didattica ha il più alto tasso di diffusione dopo il livello informativo (in 66 atenei), tuttavia secondo modalità, dimensioni e livelli molto diversi da ateneo a ateneo: dalle università in cui sono presenti esperienze isolate e poco innovative a quelle in cui c’è un ventaglio variegato di iniziative più avanzate, mature e strutturate, passando per situazioni intermedie.
Per rilevare la diffusione delle principali esperienze di FaD all’interno di questi 66 atenei, accanto a una tipica forma di teledidattica (lezioni tra sedi remote) sono state classificate e censite tre modalità di integrazione tra tecnologia e didattica caratterizzate da diversi gradi di combinazione tra didattica in aula e a distanza.
  • Didattica web enhanced: la rete viene impiegata come supporto alla didattica in presenza sia per la distribuzione di materiali sia per dinamiche comunicative con il docente e tra gli studenti a diversi livelli, da semplici interazioni ad attività collaborative.
  • Didattica blended: Internet viene utilizzato per affiancare o sostituire parti più o meno ampie del corso in presenza. Il docente infatti propone sia incontri in presenza sia l’utilizzo della rete per attività e sessioni on line. 
  • Didattica interamente a distanza o sostitutiva: la rete è utilizzata in alternativa ai corsi in presenza. Le attività sono interamente a distanza e si svolgono attraverso sistemi di computer conferencing, accesso a materiali on line ecc. È possibile che sia previsto qualche incontro in presenza, ma questo non pregiudica la sostanziale natura sostitutiva.
Ciò che distingue due modalità apparentemente simili, la didattica web enhanced e quella blended, è la diversa logica di integrazione: infatti nel primo caso la rete integra la didattica in presenza, ma su quest’ultima è centrato il processo di apprendimento. Invece nel secondo caso la logica è ribaltata perché la presenza integra l’attività in rete, magari a fini di chiarimento o di introduzione del corso, e la centralità è data all’apprendimento e alle attività in rete.
 
Come mostra il grafico in figura 2, le esperienze più diffuse negli atenei sono rappresentate da forme di didattica web enhanced e da corsi di studio (genericamente intesi come corsi di laurea e corsi post laurea) in modalità blended. Entrambe le esperienze sono presenti in 49 atenei (64%).
 
Questo dato conferma che la direzione intrapresa dal nostro Dipartimento in ambito e-learning si colloca in linea con le azioni di impiego delle tecnologie a supporto della didattica tradizionale prevalenti negli altri atenei. La linea d’azione intrapresa dal Disc, infatti, si basa sulla convinzione che l’istituzione formativa non debba rinunciare alle modalità tradizionali di intervento formativo, ma debba sforzarsi di ricorrere alla FaD nelle modalità di volta in volta più idonee. Quello che altri atenei definiscono didattica web enhanced o blended, nel Disc si declina nella formula FaaD-Formazione anche a Distanza, che vuol essere anche più forte dell’espressione blended e-learning, incorporando in sé “la riflessione sui metodi combinati in quanto necessità strutturale di un approccio formativo consapevole. L’integrazione tra FaD e interazione d’aula non rappresenta, allora, semplicemente un modello ulteriore, ma si impone come l’elemento fondante per un consapevole utilizzo dell’e-learning anche nell’università: diviene, in altre parole, la condizione necessaria e il naturale punto di approdo di un ripensamento della FaD che sposti l’enfasi dalle tecnologie ai processi di crescita culturale, cognitiva ed etica dell’individuo.”
 
Continuando a riflettere sulle esperienze Fad diffuse negli atenei italiani (Cfr. figura 2), la metà degli atenei (33 su 66 pari al 50% che impiegano le nuove tecnologie nella didattica) si serve di lezioni in videoconferenza tra sedi remote.
I corsi in cui la sperimentazione avviene in forma più ridotta e con maggiore cautela sono i singoli insegnamenti sostitutivi e i corsi di studio interamente a distanza. Si tratta cioè di corsi che, pur appartenenti a unità di analisi diverse (insegnamenti, corsi di laurea e corsi post laurea), hanno in comune la sostituzione della presenza fisica attraverso la mediazione della tecnologia, anche se in forme e modalità differenti.
 
Dalla ricerca emerge inoltre che la percentuale di atenei che hanno un ventaglio variegato e diversificato  è minoritaria. Infatti il numero di università in cui sono compresenti almeno quattro delle esperienze FaD  considerate è pari a 19 che corrisponde al 29% del campione di riferimento (cfr. figura 3).
L’osservazione del panorama accademico italiano ha permesso di individuare diverse tipologie di azione alle spalle di quegli atenei nei quali è stata riscontrata una diversificazione di esperienze:
  • casi in cui la diversificazione non è riconducibile ad una strategia unitaria, le iniziative sono indipendenti l’una dall’altra e non rientrano nell’ambito di un organico progetto di sviluppo di e-learning a livello di ateneo;
  • atenei in cui c’è stata l’azione di una struttura di supporto orientata allo sviluppo di un progetto ben preciso, portato avanti in maniera organica,  in diverse direzioni;
  • università in cui si sono sviluppate in maniera indipendente l’una dall’altra iniziative volte a soddisfare esigenze diverse e specifiche, ma è stato avviato un tentativo di farle conoscere e dialogare da parte di una struttura di supporto.
Al di là delle tipologie sopra citate, ogni ateneo ha una propria situazione specifica. Nelle università italiane l’innovazione tecnologica va ad inserirsi in un background culturale e esperienziale differente da un caso all’altro. Ognuna ha alle spalle una propria tradizione e nel campo dell’utilizzo delle nuove tecnologie può avere accumulato esperienze difformi rispetto a un altro ateneo. Ne consegue che le azioni di diversificazione e i risultati frutto del processo di innovazione sono di volta in volta differenti.
In estrema sintesi, dall’analisi è emerso che l’innovazione può avvenire secondo due direttrici diverse: dall’alto oppure secondo una logica bottom up.
Nel primo caso l’innovazione nasce e si diffonde a partire da un progetto gestito a livello centralizzato, nel secondo, che è stato riscontrato con più frequenza, ha origine o da iniziative frammentate e isolate poi ricondotte all’interno di un progetto, o da gruppi di persone spesso all’interno di laboratori, dipartimenti e strutture.
La sperimentazione autonoma è importante almeno da due punti di vista. Innanzitutto è legata a contesti d’uso specifici e nasce da esigenze concrete. In secondo luogo, a volte l’innovazione che nasce dal basso funge da catalizzatore per l’innovazione a livelli più alti secondo una logica bottom up.
Per concludere, l’osservazione della concreta realtà universitaria italiana ha mostrato che non è automatico il passaggio da iniziative isolate a innovazioni a livello istituzionale. Affinché ciò avvenga, sono necessarie alcune condizioni legate all’implementazione di azioni coordinate quali:
  • lo sviluppo di progetti di teledidattica e e-learning;
  • l’implementazione di ambienti e soluzioni tecnologiche che permettono la gestione integrata di esperienze di e-learning (portali e piattaforme);
  • l’intervento guidato di una struttura che possa decidere di dare coerenza e organicità alle esperienze isolate e diffondere l’innovazione ad altri livelli, in diversi modi.
La diffusione di progetti di e-learning e la presenza di portali e piattaforme e di strutture di supporto alle attività di e-learning si è rivelata importante nello sviluppo dell’e-learning nelle università e in particolare nella diffusione dell’innovazione tecnologica a livelli più generalizzati.
Chiudiamo sottolineando che anche il Disc sta rivelando la consapevolezza dell’importanza che alcune azioni coordinate intervengano a favorire il dialogo tra azioni talvolta indipendenti e isolate. Uno dei segnali della strada che sta percorrendo in questa direzione è rappresentato da alcuni seminari che si stanno svolgendo periodicamente presso la sede del Dipartimento con obiettivi ben precisi: aprire uno spazio di condivisione e confronto delle esperienze maturate e in corso di realizzazione all’interno del Dipartimento; gettare uno sguardo sulle prospettive future di impiego della rete; riflettere anche sugli scenari in cui si muovono le altre università che sperimentano soluzioni in e-learning, e su ambiti di applicazione diversi dal mondo accademico.
Riferimenti
Morcellini M., 2003, “Formazione «anche» a distanza”, Technology Review n. 5 settembre - ottobre.