Non esiste mezzo di comunicazione o apparecchiatura tecnologica che sia estranea o immune dal contagio del digitale e tra breve non esisterà più hardware isolato o scollegato dagli altri.
E’ la rivoluzione del digitale: tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno incominciano a tradursi in bit e a muoversi e svilupparsi in maniera differente rispetto al mondo analogico.
La musica, le parole, le immagini, tutto diventa bit e accessibile facilmente da supporti differenti. Sta succedendo con le informazioni sulla rete, con le radio, con i giornali e accadrà presto anche con la televisione, in transizione verso un sistema chiamato in breve DTT (digital terrestrial television), la televisione digitale terrestre.
In sostanza si tratta solamente di convertire il segnale analogico che riceviamo quotidianamente in segnale digitale, ma per questo passaggio il modello di diffusione e collegamento si diversifica da quello attuale.
Il modello di distribuzione DDT
In questo sistema le trasmissioni partono dal centro playout, dove i programmi televisivi e radiofonici vengono codificati nello standard di compressione audio-video MPEG-2 e assemblati insieme con altri dati e informazioni presenti (riguardanti gli utenti pay, le applicazioni interattive) dal multiplex.
Il segnale in uscita, transport-stream (flusso digitale per il trasporto) in uscita dal multiplex viene inviato alla rete di distribuzione, che ha la funzione di trasferire il segnale in uscita dal playout ai trasmettitori delle reti di diffusione. Le reti di distribuzione possono essere realizzate attraverso ponti radio terrestri, fibre ottiche e satelliti; quelle attualmente utilizzate in Italia per la televisione analogica sfruttano prevalentemente ponti radio terrestri, ma per il trasporto del segnale digitale è necessario che esse siano convertite alla nuova tecnologia.
Per quanto riguarda la diffusione del segnale digitale, si possono utilizzare reti che utilizzano la stessa frequenza per tutti gli impianti trasmittenti che le compongono (reti SFN) e reti che richiedono, come nel caso analogico, frequenze diverse in impianti diversi allo scopo di minimizzare gli effetti dell’interferenza (reti MFN).
Questi due tipi di reti si distinguono anche per quanto riguarda la loro capacità di trasmissione, minore per le reti SFN rispetto alle reti MFN. Ciò comporta che le reti SFN possono, rispetto alle reti MFN, trasmettere un minore numero di programmi o lo stesso numero di programmi ma con minore qualità.
Una volta diffuso il segnale si hanno due sistemi differenti di ricezione: i sistemi di ricezione individuali e i sistemi di ricezione centralizzata.
Gli impianti individuali sono composti dalle antenne e dalla rete di distribuzione interna agli edifici. Gli impianti centralizzati sono composti dal sistema di antenne, il preamplificatore, la centrale di testa (che può essere a larga banda, a bande separate o canalizzata) e la rete di distribuzione interna agli edifici.
In Italia attualmente sono molto più numerosi i sistemi individuali.
L’ultimo dei componenti dell’architettura di rete per la televisione digitale terrestre è rappresentato dal terminale di utente. Per sintonizzarsi sulle frequenze della tv digitale terrestre infatti è necessario un decoder, notevolmente più economico di quelli normalmente usati per le pay tv (tanto che le prime emittenti, come l’inglese On Digital, lo regalano). Questo decoder, altrimenti detto set-top-box, può anche essere integrato nei televisori più evoluti.
La presenza, inoltre, di un canale di ritorno via modem è essenziale per promuovere lo sviluppo di nuovi servizi di specifico interesse per il singolo utente quali, ad esempio, la posta elettronica ed i servizi commerciali pay e payperview. Tutte queste applicazioni ricadono nel profilo “interactive broadcast” per il quale il DVB ha definito i protocolli di comunicazione e la tecnologia di interfaccia con la rete in grado di assicurare l’elevato livello di affidabilità e sicurezza che questi servizi richiedono.
Dunque non servono parabole; le normali antenne televisive sono sufficienti: chi dispone di un apparecchio televisivo adeguato ha già tutto quanto gli serve per fruire della TV digitale terrestre; eccetto, s’intende, l’abbonamento.
Dove in analogico “passa” un canale, il DTT consente infatti la trasmissione di tre o quattro canali. Questo, che comporterà ovviamente un riassetto dell’attuale panorama televisivo italiano, dal punto di vista dello spettatore si traduce in un maggior assortimento di canali e programmi.
Infine, una caratteristica che non tutti sfrutteranno, ma che risulterà interessantissima per qualcuno: il digitale terrestre consente la mobilità. Detto altrimenti, non dipendendo più dal satellite può appoggiarsi ad antenne mobili, per di più relativamente economiche.
Digitale terrestre: il quadro normativo
Secondo le stime di Datamonitor, sino al 2007 le abitazioni in Europa dotate di Tv numerica via etere passeranno dagli attuali 2,5 milioni a quasi 20 milioni, con una penetrazione del mercato pari al 35%. In Italia la situazione sembra essere molto complessa. Il quadro normativo relativo allo sviluppo DTT fa riferimento ad una situazione articolata, che verosimilmente subirà modifiche in molte sue parti. La legge fissa la scadenza entro la quale deve avvenire lo switch-off entro il 2006.
E’ necessario che tutti i soggetti interessati al passaggio dall’analogico al digitale siano pronti “alla più grande innovazione tecnologica nella storia della televisione, ancora più del colore, della diffusione via satellite e del telecomando”, come la definisce l’Autorità Garante per le Comunicazioni.
Nel giugno del 2000, a Roma, il presidente dell'Authority Enzo Cheli ed i commissari dell'ente di garanzia hanno presentato il "Libro Bianco sulla Televisione Digitale Terrestre ", che è un approfondimento ed al contempo un’introduzione a 360° sul mondo della DTT. La legge n. 66 del marzo 2001 ha ripreso molte indicazione operative contenute nel “libro Bianco” dell’ Autorità ed ha fissato per il 31 Dicembre 2006 la data di arresto delle trasmissioni televisive in tecnica analogica (ATO, Analog Turn-Off). Sulla base della legge n. 66/01 sono stati emanati due distinti provvedimenti: uno del Governo, approvato con decreto nel luglio 2001 , in cui si delineano una serie di possibili interventi a sostegno del sistema; l’altro dell’ Autorità, approvato nel novembre 2001, che stabilisce i requisiti e le condizioni per il rilascio dei titoli autorizzatori ed individua il regime transitorio per la definitiva sostituzione della tecnologia analogica. Per seguire l’evoluzione del sistema televisivo, è stata costituita (con decreto del Ministero delle Comunicazioni nel novembre 2001) la Commissione per lo sviluppo del digitale terrestre, composta da rappresentanti del Ministero delle Comunicazioni, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e da esperti nel settore. Ai lavori della Commissione ha collaborato attivamente la Fondazione Ugo Bordoni, che sta coadiuvando attualmente il Ministero delle Comunicazioni in iniziative come il progetto di “Controllo dei livelli di emissione di campo elettromagnetico” . La legge per antonomasia che regola il digitale terrestre è la gia citata 66 del 2001. L’iter che ha condotto all’approvazione di questa legge prende le mosse della legge 249/97 (c.d. legge Meccanico), che prevedeva sia l’istituzione dell’Autorità garante per le comunicazioni sia un limite minimo di tre canali da riservare alle trasmissioni digitali terrestri. La 66/01 converte il decreto del 23 gennaio 2001, n. 5 ( recante "disposizioni urgenti per il differimento di termini in materia di trasmissioni radiotelevisive analogiche e digitali, nonché per il risanamento di impianti radiotelevisivi ") ed indica tre punti fondamentali per il raggiungimento dello switch-off:
1) Il passaggio al sistema digitale entro il 2006 , ("Le trasmissioni televisive dei programmi e dei servizi multimediali su frequenze terrestri devono essere irradiate esclusivamente in tecnica digitale entro l'anno 2006".)
2) L’ obbligo per i titolari di più di una concessione televisiva a concedere a condizioni eque il 40% della loro capacità trasmissiva in tecnica digitale a altri soggetti allo scopo di realizzare trasmissioni sperimentali.
3) Un sistema di “trading” di impianti (frequenze) fra concessionari analogici per permettere di liberare risorse utili all’avvio del digitale .
La centralità di questi tre punti nel testo della norma permette di delineare i principi innovatori e le finalità della legge:
1) Gradualità dello switch-over
2) Creazione di un quadro giuridico che incoraggi gli investimenti
3) Distinzione chiara “degli attori (Operatore di rete- Fornitore di contenuti- Fornitore di servizi) e dei relativi titoli abilitativi”
4) Riorganizzazione dell’intero sistema televisivo e non solo della parte del sistema dedicata alla pay-tv (come avvenuto nel Regno Unito)
La distinzione tra operatori di rete e fornitori di contenuti dovrebbe portare ad una riduzione dei costi d’ingresso nel settore televisivo, garantendo così maggiore pluralismo. Verrebbe rivoluzionato il modello attuale di operatore a integrazione verticale, che ha costi elevatissimi in quanto il protagonista dell’offerta televisiva (concessionario) deve occuparsi di tutte le attività (dalle gestione degli impianti, alla vendita pubblicitaria). Nel mercato digitale si dovrebbero diffondere figure di operatori specializzati che, focalizzandosi sui singoli aspetti della gestione, aumenterebbero la qualità ed il profitto delle aziende fornitrici di programmi.
La 66/01 prevede inoltre una fase di sperimentazione che dura sino al 2004, l’emanazione di un regolamento che regoli le condizioni per il rilascio di licenze e autorizzazioni relative alle trasmissioni digitali terrestri e, infine, l’adozione del Piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale.
L’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni ha adottato il regolamento previsto dall’articolo 2bis della legge n.66 del 2001 con la delibera n. 453/01/CONS. Il regolamento dell’Autorità, emblematicamente nominato “regolamento relativo alla radiodiffusione terrestre in tecnica digitale”, persegue due obiettivi primari. Il primo riguarda la volontà di suddividere nettamente i limiti e gli impegni tra due figure diverse: l’operatore di rete ed il content provider. Mentre gli operatori di rete (cioè chi ha gli impianti per trasmettere) dovranno avere una licenza, i fornitori di contenuti potranno operare semplicemente con un'autorizzazione per trasmettere i propri “prodotti” su piattaforme altrui. Il secondo obiettivo consiste nel definire il regime transitorio che conduce dal regime unitario della concessione al regime basato sul binomio licenza/autorizzazione.
Il regolamento dell’ Autorità per le tlc prevede inoltre che le autorizzazioni per i fornitori di contenuti televisivi (della durata di 12 anni e rinnovabili) verranno rilasciate dal Ministero delle comunicazioni: in ambito nazionale le licenze potranno andare solo a società con capitale non inferiore a 6,6 milioni di euro, in ambito locale a quelle con capitale non inferiore a 150mila euro.
Un altro importante provvedimento dell’Autorità è rappresentato dalla delibera 346/01/CONS, la quale ha fissato i termini per l’abbandono delle frequenza analogiche da parte delle emittenti titolari eccedenti il limite del 20% fissato dalle legge n.249/97. L’Autorità ha fissato al 31 dicembre 2003 la scadenza entro cui le emittenti (che trasmettono in chiaro o in forma codificata) dovranno trasmettere esclusivamente via satellite o via cavo.
Con la delibera n.15/03/CONS è stato approvato il “Piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale(PNAF-DVB)”. Il regolamento fissa al numero di 18 le reti a copertura nazionale di cui 6 (il 33,3%) vengono destinate alla diffusione del segnale in ambito locale . Il PNAF-DVB si ispira ai seguenti criteri:
1) migliore e razionale utilizzazione dello spettro radioelettrico,
2) localizzazione degli impianti,
3) riserva in favore dell’emittenza in ambito locale di un terzo dei canali irradiabili per ciascuno dei bacini di utenza,
4) regolamentazione dei parametri di trasmissione,
5) decadimento del servizio a “soglia”.
Il Governo italiano ha previsto inoltre la cosiddetta “legge-obiettivo” (la n.443) che conferisce al Governo delega in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ad altri interventi per il rilancio delle attività produttive. La “legge-obiettivo” è volta a semplificare e ad accelerare le procedure di autorizzazione all’installazione di infrastrutture di telecomunicazioni (impianti radiotelevisivi,di telefonia mobile,di reti wireless).
Il Governo italiano ha previsto inoltre un articolo della finanziaria del 2003 (il n.89),che regola l’ “Assegnazione dei contributi per ricevitori per la televisione digitale terrestre”.
Il digitale terrestre è anche l’argomento sul quale verte l’articolo 25 del decreto di legge proposto dal Ministro Gasparri. L’articolo riguarda l’accelerazione e l’agevolazione della conversione alla trasmissione in tecnica digitale: entro il gennaio 2004 la Rai deve coprire il 50% del territorio nazionale con due blocchi di diffusione;entro il primo gennaio 2005 il 70% della popolazione. L’articolo prevede inoltre la proroga delle concessioni analogiche sino al 2006, salvando in extremis Retequattro , che era ormai rassegnata ad essere “spedita” sul satellite.
Il quadro normativo che regola il digitale terrestre è complesso ed assai frammentario. La legge n.66/01 ha posto dei punti fermi e delle scadenza che, secondo i diretti interessati, sono difficili da rispettare. La data per il completo passaggio al digitale, fissata al 2006, sembra essere troppo vicina e gli operatori del settore sono convinti che lo switch-over necessiti di almeno cinque anni (contro i tre previsti dalla legge).
Il cammino della televisione digitale terrestre è sempre più spedito in Europa. Da diversi anni si avverte la necessità di spingere lo sviluppo del digitale terrestre, ma finora solo alcuni governi europei hanno dato un impulso decisivo alla regolamentazione del processo di transizione al digitale. Le politiche governative europee – come nel caso dell’Italia che ha reso obbligatoria l’introduzione della tecnologia – sono decisive per il passaggio tecnologico della tradizionale tv via etere al digitale terrestre. Attualmente molti paesi europei hanno adottato un piano preciso di adozione della DTT, che prevede la creazione delle necessarie piattaforme tecnologiche e la definizione dei tempi di sperimentazione, lancio e definitivo abbandono del sistema analogico – il cosiddetto switch off. Tra i primi stati ad aver costituito le piattaforme e ad aver lanciato, in alcuni casi, l’offerta televisiva in digitale terrestre, troviamo Gran Bretagna, Svezia, Spagna, Finlandia, Olanda e Germania. Di questi, Gran Bretagna e Spagna hanno lanciato il servizio per primi con una cospicua copertura, mentre gli altri prevedono il lancio sul territorio nazionale entro la fine del 2004, e per ora si sono limitate all’inizio delle trasmissioni limitatamente ad alcune aree specifiche. Tutti gli altri paesi hanno provveduto da pochi anni alla sperimentazione delle piattaforme, tuttavia prevedono di garantire l’inizio delle trasmissioni in digitale per il biennio 2004 - 2005.
Una situazione in grande movimento è quella presente in Germania, dove a novembre 2002 è stata sperimentata per la prima volta in assoluto la trasmissione in digitale terrestre basata sulla free-tv. Le sperimentazioni si sono svolte nell’area di Berlino e nel nord del paese, dove sono stati costruiti nel marzo 1999 ben 40 siti che trasmettano nove canali televisivi digitali e cinque programmi radio digitali. È l’esperienza pilota di Berlino, che ha completato il passaggio totale dall’analogico al digitale a fine agosto 2003. Sulla base di questa esperienza, si stanno muovendo gli altri Lander, come il Nord-Reno Westfalia, dove 8,5 milioni di famiglie a partire dal 2004 saranno coinvolte nel passaggio al digitale. In base all’attuale piano per la DTT, sulla quale i 16 Lander tedeschi hanno raggiungendo un accordo, i servizi digitali terrestri dovrebbero essere distribuiti nel corso del 2003 nelle aree metropolitane più popolose e nelle aree metropolitane di medie dimensioni, per arrivare allo switch off previsto nel 2011.
Di grande interesse la situazione in Spagna e Gran Bretagna, i due paesi che hanno sperimentato per primi il digitale terrestre, ma in versione pay. Un’esperienza disastrosa - Quiero Tv nella penisola iberica e ITV digital in Inghilterra, entrambe fallite - che sembra aver tolto dal gioco per un bel po’ questo modello di business: la televisione terrestre a pagamento non sembra funzionare. Dalle macerie però, in Gran Bretagna, è nato un successo: Freeview. Lanciato alla fine dello scorso anno, è il servizio DTT della tv pubblica BBC, che ha conquistato utenti al ritmo di 100 mila al mese. E ora, complessivamente, risultano all’Ebu 1,5 milioni di fruitori della tv digitale terrestre in Gran Bretagna. L’ottima performance, secondo molti esperti, è da attribuire ad alcune caratteristiche del servizio: semplicità nell’uso e nei pagamenti - se ne effettua uno solo all’inizio e non è previsto nessun tipo di abbonamento - e un bouquet di una trentina di canali dove però la parte del leone la fanno i canali tradizionali della Bbc. Freeview ha successo perché attrae un pubblico diverso, neofita del digitale e con un’età media piuttosto alta: il 40% ha più di 55 anni. Il completo passaggio al digitale è previsto tra il 2006 e il 2010.
In Spagna, la tv digitale è stata agevolata dal limitato utilizzo della distribuzione via cavo e via satellite da parte degli operatori televisivi. Anche qui, il fallimento della tv digitale a pagamento ha dato il via alla sperimentazione e al lancio commerciale del modello free. In base al piano di adozione della DTT, la data per lo switch off è prevista per il 2011.
La Svezia si è orientata da tempo verso il digitale terrestre. Il rapido lancio della DTT è stato fortemente sostenuto dal governo. Nell’ottobre 1998 vi è stato il lancio tecnico del DTT in cinque aree prescelte, mentre il lancio commerciale è partito, in ritardo sulla tabella di marcia, solo nell’aprile 1999. Entro il 2004 saranno operativi anche gli altri tre multiplex pianificati, per una copertura del 98% della popolazione.
La fase di pianificazione del DTT in Finlandia è stata completata nell’autunno 1998, dopo una serie di test tecnici preliminari condotti dalle tre televisioni nazionali svedesi durante l’anno nell’area di Helsinki. Il lancio commerciale è avvenuto nell’autunno del 2001, con una copertura di quasi il 50% della popolazione ma destinata a salire al 70% nel 2003 e al 100% nel 2006, data di switch off del sistema analogico.
Alla fine di quest’anno cominceranno le trasmissioni, in Olanda, sui primi tre multiplex. Questi copriranno le aree urbane ad ovest del paese, comprensive di Amsterdam, Rotterdam e L’Aia, dove già sono state condotte prove tecniche da parte del consorzio di televisioni private e società che forniscono servizi interattivi per la televisione.
Gli altri paesi sono ancora nella fase di sperimentazione delle piattaforme e prevedono di avviare le trasmissioni in digitale già alla fine del 2003 o comunque entro la fine del prossimo anno. Tra gli stati che hanno adottato un calendario di scadenze precise troviamo Portogallo, Svizzera, Francia, Norvegia, Austria e Italia.
A differenza della vicina Spagna, il Portogallo ha ritardato il lancio commerciale della DTT a causa dei costi di digitalizzazione degli apparati di trasmissione, che sembrano preoccupare i network nazionali che si contendono il piccolo mercato televisivo ed il loro atteggiamento è improntato alla massima cautela. Tuttavia, il buon esito delle sperimentazioni lasciano sperare nell’avvio delle trasmissioni per il 2004 e comunque l’abbandono dell’analogico nel 2010.
In Svizzera e in Austria, invece, il DTT ha incontrato ostacoli nella conformazione geografica difficile, nella forte penetrazione del cavo e del satellite, e nelle profonde differenziazioni linguistiche e culturali interne. Ciononostante, l’inizio del DTT è previsto in entrambi i paesi per il 2004.
Decisamente più spedita è la pianificazione della Francia. Il governo francese ha l’obiettivo di avviare le trasmissioni nel 2004, raggiungere il 50% della popolazione nel 2005 e l’80% entro il 2008, per abbandonare l’analogico nello stesso anno.
Anche l’Italia ha alcune tappe già stabilite: la Rai deve realizzare una rete di trasmissione per la copertura del 50% della popolazione entro la fine del 2003 e del 70% entro il 2005. In queste settimane si stanno avviando le prime sperimentazioni al pubblico: Mediaset ha dotato duemila famiglie in Lombardia di set top box per testare canali e servizi interattivi.
In Belgio e Danimarca, invece, l’elevatissima penetrazione della televisione via cavo costituisce un ostacolo al decollo commerciale della DTT, e in particolare, in Belgio si è aggiunto l’ostacolo delle diverse comunità linguistiche. Tuttavia le possibilità di ricezione portatile e mobile suscitano considerevole interesse nei due paesi. Diversa la situazione in Grecia e Irlanda, che riscontrano un ritardo nella pianificazione al passaggio al digitale terrestre. Attualmente questi quattro stati hanno adottato un piano, che però non impone scadenze precise, come le pianificazioni di Italia e Francia, ad esempio, e pertanto hanno provveduto alla sola sperimentazione dei multiplex in determinate aree, stabilendo solo una data approssimativa di switch off: il 2005 per l’Irlanda, il 2010 per la Grecia e il 2011 per la Danimarca.
A differenza degli attuali stati membri dell’Unione Europea, la situazione per i paesi dell’Europa Orientale - che nel 2004 entreranno nell’Unione – i quali hanno autorizzato le sperimentazioni senza aver approvato una vera e propria pianificazione, prevista dalle direttive europee.
Dall’analisi della situazione europea e delle scelte effettuate nelle architetture di rete nei vari paesi emerge che l’introduzione dei servizi di televisione digitale terrestre nella maggior parte dei paesi europei presi in considerazione avverrà tra il 2003 ed il 2004, con una copertura iniziale della popolazione del 50%, che si estenderà, in pochi anni, al 90%. Nonostante l’enorme interesse mostrato da tutti gli stati, lo sviluppo della DTT è in ritardo rispetto alle previsioni, a causa di problemi legati al contesto nazionale, come la massiccia presenza della tv via cavo e satellitare, di diverse comunità linguistiche, la sottostima delle difficoltà tecniche iniziali e dei costi associati, la complessità della procedura di assegnazione delle frequenze; la mancata comprensione delle aspettative del consumatore; la debolezza dei business models adottati. Ad ogni modo, le date definitive di migrazione al DTT vengono indicate fra il 2006 e il 2015.
Tv digitale terrestre: servizi all’utenza
<<Negli ultimi mesi incontro sempre più persone preoccupate dall’avvento della tv digitale terrestre che mi chiedono: “cosa dobbiamo aspettarci dal digitale terrestre?”>> È così che Gina Neri, consigliere d’amministrazione Mediaset, comincia il suo intervento al Workshop organizzato qualche tempo fa dall’Osservatorio TuttiMedia (www.osservatoriotuttimedia.org).
È dunque necessario porsi dal lato dell’utenza e delineare un quadro di quello che significherà per loro lo switch off, ossia la chiusura delle trasmissioni analogiche.
Anzitutto, la trasmissione digitale, ossia in sistema binario, non risente né di interferenze né di disturbi, perciò immagini e suoni raggiungono un livello qualitativo tale da poter simulare, anche in un piccolo ambiente domestico, l’esperienza della grande cinematografia.
Tra l’altro, gli apparecchi tv predisposti per il digitale (in sigla: iDTV), così come i set top box da collegare ai vecchi televisori per la decodifica del segnale, consentono di riprodurre immagini sia nel tradizionale formato 4:3 che in quello 16:9, più vicino allo standard normalmente usato nel cinema.
Grazie alla compressione digitale, poi, si rende possibile la “multicanalità”: la propagazione di un maggior numero di canali televisivi. Lo spazio di etere destinato in analogico ad un solo canale televisivo, infatti, in digitale può essere occupato anche da 5 - 6 canali differenti.
A questo proposito, il piano nazionale delle frequenze per la Tv digitale consente la diffusione di 48-60 programmi a livello nazionale e 24-30 sul piano regionale. Al sempre più esigente pubblico televisivo, dunque, saranno proposti nuovi programmi e canali tematici.
Per finire, si renderanno disponibili una lunga serie di servizi. Per amore di sintesi, possiamo classificarli in tre categorie principali:
- broadcasting avanzato;
- broadcasting interattivo;
- accesso Internet.
All’interno dell’enhanced broadcasting, si collocano l’EPG (Electronic Programme Guide) e il Super-teletext.
L’ Electronic Programme Guide è una guida dei palinsesti aggiornata in tempo reale. Con il solo uso del telecomando, l’utente potrà navigare all’interno di un bouquet di proposte, avviare la ricezione del programma scelto e ottenere su quest’ultimo ogni genere di informazione: nome del regista, attori, trama e via dicendo.
Il Super-teletex, invece, è un televideo multimediale, ossia arricchito da immagini, ipertesti, clip audio video, etc. In modalità multimediale, tra l’altro, potranno essere trasmessi anche i sottotitoli.
Il broadcasting interattivo permette al pubblico di accedere a una moltitudine di servizi: teleassistenza, messanging, e-learning on Tv, gaming, televoto, sondaggi, T-governament, T-commerce, T-banking, pay per view e altri.
Riguardo l’accesso a Internet, esso è principalmente destinato a quell’utenza di adulti e di anziani “tecnologicamente sprovveduti”. L’obiettivo è di avvicinarli al Web e alla posta elettronica attraverso un “amico” di casa: il televisore.
Per usufruire delle ultime due classi di servizi, è indispensabile il modem (il canale di ritorno, infatti, non è via etere), che per lo più è già normalmente inserito all’interno dei set top box e dei nuovi apparecchi televisivi. Riguardo alla sicurezza della transizione di dati personali, sono stati definiti, naturalmente, protocolli di comunicazione e d’interfaccia con la rete in grado di assicurare un elevato livello di affidabilità.
Dunque la tv digitale terrestre potrebbe diventare la bacchetta magica, il mezzo per portare internet, e i molteplici servizi legati alla connessione, in tutte le case.
Il digital divide (le disuguaglianze nell’accesso e nell’utilizzo delle tecnologie della società dell’informazione) forse può essere superato anche così
Divario, disparità, disuguaglianza digitale infatti, significano in sostanza la difficoltà da parte di alcune categorie sociali o di interi paesi di usufruire di tecnologie che utilizzano una codifica dei dati di tipo digitale rispetto a quella analogica. Oggi che l’intero spettro delle attività umane dipende dal potere dell’informazione, l’accesso e l’utilizzo delle tecnologie della comunicazione rappresentano nel nostro mondo un prerequisito per lo sviluppo economico e sociale, equivalenti all’elettricità nell’era industriale.
Nelle nazioni industrializzate forse la tv sarà veramente il mezzo giusto: è già presente in milioni di case, è l’elettrodomestico che si impara ad usare per primo e spingere un tasto sul telecomando per collegarsi in rete diventerà un’operazione automatica, quasi quanto cambiare canale.
I dubbi certamente restano e gli insuccessi legati ad esperienze precedenti (in Italia i set-top-box di Freedomland, in grado di offrire servizi interattivi e connessione al web, non hanno avuto la diffusione prevista) non sono di certo rassicuranti.
Ma adesso il turno è dei grandi gruppi televisivi: Mediaset annuncia per voce di Confalonieri, che già dal 1 dicembre 2003 il multiplex sarà ricevibile dal 50% della popolazione italiana; la Rai ha già superato l’obiettivo del 50% di copertura della popolazione previsto per il primo multiplex del digitale televisivo terrestre, ma non ha ancora annunciato date per la fruizione del servizio.
Riferimenti
versione in pdf
www.osservatoriotuttimedia.org
Freedomland
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