L’ultima frontiera dell’illegalità nel web: il cyberpizzo
Un cilindro di cartone collegato ad un computer per violare reti aziendali ed installare virus che operano come agenti segreti
NUOVE MINACCE provengono dal web dopo il caso del crac informatico al comune di Milano.
“Vedi quel palazzo?”: chiede ad un giornalista un hacker dal nome d’arte “Naga”, indicando un edificio ubicato al centro di Milano.
Dalla finestra si vedono gli uffici di una banca e di un’assicurazione, all’interno molte persone stanno lavorando.
Naga tira fuori dalla borsa un cilindro di cartone (una confezione di patatine vuota) dal quale esce un filo che collega al suo computer portatile.
“ Osserva, questo rudimentale apparecchio è un’antenna direzionale con cui posso tracciare e violare i computer che nel raggio di 1chilometro sono connessi al web senza fili, utilizzando la
tecnologia wi-fi”: sostiene il giovane hacker.
Il risultato è letteralmente sconcertante: dopo un solo clic del mouse compaiono sul display di Naga oltre 20 computer di persone totalmente ignare che qualcuno sta spiando, al fine di captare segrete informazioni oppure per cancellare il contenuto dell’hard disk dell’utente.
I computer colorati di giallo sono protetti da misure informatiche, ma quelli di color verde (più della metà) sono privi di difesa.
I computer più vulnerabili all’illegalità nel web sono quelli più evoluti con il wi-fi: sembra quasi un paradosso.
Per evitare intrusi bisogna che le trasmissioni tra il computer e la rete, se viaggiano via radio, siano criptate e protette da password.
Esistono in commercio numerosi programmi in grado di sigillare le trasmissioni via etere.
Si tratta di programmi indispensabili per la tutela del nostro computer.
Altrimenti può succedere( se va bene) che il vicino del piano di sopra navighi in rete a carico della nostra bolletta telefonica.
“Nell’ipotesi peggiore l’intruso si rivela un criminale che può chiedere il cyberpizzo. L’hacker manda una lettera all’azienda presa di mira chiedendo di essere pagato su una banca offshore e minacciando di mandare in tilt tutto il sistema o di cancellare le informazioni riservate” spiega Luca La Ferla, fondatore della Digital Trust, azienda che si occupa di sicurezza informatica.
Cambio di rotta da parte degli hackers: una volta i virus erano solo una bravata, oggi servono per commettere reati e truffe.
Inoltre quest’ultimi per compiere aggressioni informatiche non usano i propri computer, ma quelli degli altri.
La finalità principale dei virus è entrare negli hard disk dei navigatori del web e “piazzarvi” occultamente un agente segreto elettronico.
Recentemente 10 mila computer del Comune di Milano sono andati in tilt per colpa di un virus chiamato Kamasutra.
L’anello debole di tutti i sistemi di sicurezza è sempre l’uomo.
Infatti è bastato che solo uno fra migliaia di dipendenti abbia cliccato per vedere le immagini porno promesse dal messaggio di posta elettronica Kamasutra, affinché il virus si diffondesse a macchia d’olio.
Gli uffici del capoluogo lombardo sono rimasti chiusi per giorni.
Infezioni elettroniche di questo tipo possono essere portate in azienda anche su
chiavette USB (le memorie tascabili) da dipendenti ignari che portano sul posto di lavoro foto o musica mp3.
La curiosità è umana, ma cliccare su un documento sbagliato è un attimo.