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Problemi di sopravvivenza. Le risposte delle testate tradizionali...

Problemi di sopravvivenza. Le risposte delle testate tradizionali...

di LAURA PICCOLO (10 12 2005)

Come si sono organizzati i giornali online più importanti del mondo

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L'Ejo
- European Journalism Observatory - dell’Università della Svizzera italiana, ha comparato a livello internazionale le diverse strategie adottate dai principali competitor sul mercato dell’editoria,  per valutare le tendenze nelle modalità di finanziamento.
 


Il tutto gratis
vale ancora per poche realtà editoriali, mentre buona parte delle testate tradizionali sembrano avere le idee chiare. E l’hanno dimostrato sul campo, non esitando a rendere tutti i contenuti a pagamento. E’ il caso del Wall Street Journal, il quotidiano finanziario di Dow Jones, che ha trovato il modo di portare in attivo i conti della sua edizione sul Web. Attraverso un abbonamento.

 

Il Wall Street Journal Online
ha 679mila abbonati che pagano 79 dollari all'anno per avere l'accesso non solo agli articoli del giornale cartaceo e a quelli esclusivi dell'edizione online, ma anche a quelli di Dow Jones Newswire, di Barron’s e dell’edizione europea e asiatica del Wall Street Journal. D’altra parte il vicepresidente di Dow Jones, Gordon Crovitz ha sempre ritenuto che l’era del tutto gratis non potesse avere vita lunga: “Ci è sempre sembrata ridicola l'idea che le informazioni dovessero essere distribuite gratis su internet”, commentò quando il prestigioso giornale finanziario annunciò la svolta.  E’ stato il primo a puntare sugli abbonamenti online, e il segreto del suo successo è indubbiamente l’autorevolezza dell’informazione economica, che gli permette di far pagare tutto quello che pubblica. Di gratuito, sul sito, c’è davvero poco o niente. E’ una peculiarità dei quotidiani economici che fornisce la privilegiata informazione finanziaria: per la natura dei suoi contenuti ha più appeal sui lettori-clienti e li trova ben disposti a metter mano al portafogli, perché convinti che le “dritte” degli esperti e la cultura finanziaria a cui avranno accesso li ripagheranno ampiamente dell’investimento iniziale. Altre testate economico-finanziarie di qualità, come Financial Times, The Economist e Il Sole 24 Ore elargiscono più contenuti free, ma i loro servizi a valore aggiunto - come i report finanziari o le banche dati - sono a pagamento.
 

Generalmente
, però, la formula più adoperata dalla stampa non specialistica, la cosiddetta generalista, è la formula mista: il giornale, sul suo sito internet, presenta una selezione più o meno ricca di notizie totalmente gratuite, che si ripagano principalmente di pubblicità. Offre però anche la possibilità di scaricare, stampare o leggere direttamente online l’edizione del giorno del quotidiano stesso (l’e-paper), di consultare l’archivio storico o di usufruire di passatempo molto popolari, come il cruciverba. Alcuni di questi servizi sono a pagamento, con differenze sostanziali da giornale e giornale.
 

Un esempio americano
può essere il New York Times, che a lungo aveva cercato di bilanciare risorse e pericoli di un’eventuale versione online a pagamento della celebre testata statunitense, e nel 2002 ha optato per la svolta, dopo sei anni di distribuzione gratuita dei suoi contenuti digitali. La strategia sembra aver funzionato, assicurando al Times Digital oltre 12 milioni di lettori registrati nel mondo e un traffico giornaliero di due milioni di utenti.

Negli Stati Uniti, tendenzialmente i contenuti gratuiti richiedono in cambio una registrazione che fornisca il proprio profilo personale, per consentire all’ufficio marketing di creare un’immensa e preziosa banca dati. A pagamento è invece l’e-paper, ovvero la copia digitale dello stesso giornale che si trova in edicola, che viene considerato quasi uno yesterday’s news, un approfondimento delle notizie di ieri, mentre il sito internet dello medesimo giornale è l’oggi, l’attualità.
 

Al di là degli abbonamenti
, i maggior introiti derivano ovviamente dalla pubblicità sui siti, che è in continua crescita. E con altri servizi premium a pagamento che rappresentano un’ulteriore fonte di reddito. Alcuni di questi sono legati strettamente ai contenuti dell’azienda editoriale stessa - ovvero le notizie - e non fanno che sfruttare le nuove tecnologie. Un esempio sono gli e-mail alert personalizzati, che permettono di ricevere nella propria casella di posta elettronica una selezione delle notizie desiderate, oppure le news via cellulare. Queste ultime stanno prendendo sempre più piede: è un servizio a pagamento che offrono ormai tutte le principali testate mondiali, dal New York Times al Washington Post, dal Financial Times a Il Corriere della Sera, da Le Monde a El Pais al Times.
 

In Europa
esiste invece una netta linea di demarcazione tra coloro che continuano a mettere in rete gratuitamente il giornale e chi invece lo mette a pagamento. Molti tra i grandi quotidiani, infatti, come Il Corriere della Sera, El Pais, The Times, Le Monde e la Frankfurter Allgemeine Zeitung, offrono una buona parte di news gratuite, ma comunque molto più limitata rispetto ai contenuti offerti dal quotidiano cartaceo. Valutando economicamente i vantaggi dell’acquisto online rispetto alla tradizionale edicola, tuttavia, emergono diverse incongruenze. Per lanciare le vendite via internet il prezzo in rete dovrebbe essere più basso, in quanto depurato dei costi di stampa e distribuzione. Ma non sempre è così.
 

In Italia
l’accoppiata Corriere della Sera - Gazzetta dello Sport si legge per 1 euro, risparmiando effettivamente il 50% del prezzo base. In Francia leggere Le Monde in versione Pdf costa 1,1 euro (solo 20 centesimi meno che in edicola). In Germania, se analizziamo l’abbonamento mensile, la copia quotidiana della Frankfurter Allgemeine scende a 0,83 euro (25 euro al mese del digitale contro i 32 del cartaceo).
 

Ma ci sono casi
in cui leggere online costa addirittura più che comprare la versione cartacea: i prezzi dei quotidiani del gruppo italiano Riffeser costano addirittura quasi il doppio (per 1,80 euro posso leggere QN, Il Giorno, Nazione e Resto del Carlino on line), e lo stesso vale per la Repubblica che, pur avendo il sito tradizionale, gratuito, al primo posto per pagine viste tra i siti d’informazione, offre il quotidiano nella versione Repubblica Extra per ben 1,80 euro, ovvero esattamente il doppio del quotidiano su carta in edicola. La motivazione per un prezzo così alto sta nel fatto che pagando questa quota si possono non solo leggere on line l’edizione del giorno, ma anche tutte le 9 edizioni locali (Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino), scaricare il quotidiano in formato PDF, leggere la versione solo testo ma soprattutto consultare l’archivio di Repubblica degli ultimi 12 mesi.
 

Per il successo delle news remunerate
in internet, è fondamentale comunque la più larga diffusione della banda larga, in modo da consentire a fasce sempre più ampie di popolazione di avere una connessione always on alla rete e non essere così schiavi della lentezza e del caro-bollette che contraddistinguono la connessione via modem telefonico. Il vecchio modem è stato in pratica un freno per l’editoria in rete, che invece ha bisogno di autostrade veloci (e economiche) per poter decollare.
 

Non è totalmente chiaro
, tuttavia, il modo per poter realizzare grossi guadagni con i siti di informazione su internet. La sfida sarebbe quella di trovare contenuti a valore aggiunto (di approfondimento, di svago o di servizio) per i quali sia possibile da un lato attirare sul sito pubblicità, dall’altro persuadere l’utente a pagare un contributo, che quasi sempre è modesto. Per lo più, infatti, il pubblico rimane restio a pagare per consultare le notizie del giorno: radio, tv, televideo hanno creato un’abitudine ormai difficile da sradicare e che si è estesa ai siti, dove la gente si aspetta di poter leggere almeno le note di agenzia. Ma se si riescono a trovare soluzioni originali e che non siano mere copie delle iniziative di altri, anche il mercato delle notizie è destinato a crescere, in uno sviluppo solido e consapevole.
 

Nel 2001
si diceva: “Quello di farsi pagare è un lusso che molti i siti di informazione online vorrebbero potersi permettere. In tanti ci stanno pensando, ma solo chi ha particolari caratteristiche riuscirà nell'impegnativa inversione a "U" rispetto all'ortodossia internettiana sinora professata. Di certo, tuttavia, si può dire che il tabù più granitico della Nuova Economia mostra sempre più crepe: il gratis non è - si dice e si ripete - l'unico modo per distribuire i contenuti editoriali su internet”. In un rapporto della Consumer Electronics Association, il 49% degli intervistati aveva risposto di non essere disposta a pagare per contenuti on line, percentuale che arrivava al 76%, restringendo il campo alle notizie
 

Oggi sembra
che il cambiamento si stia concretizzando. La situazione sempre essersi ribaltata. O quasi.
In un’indagine condotta dall’Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione) per il Rapporto 2005 dell’Osservatorio AIE (Associazione Italiana Editori) sull’editoria digitale, su un campione di 4.336 persone è emerso che  quasi la metà (il 49%) dei 21 milioni di internauti italiani sarebbe disposta a pagare per accedere ad un sito o ad un servizio on line ora gratuito. A patto che ci siano quei valori aggiunti di cui parlavamo. Se infatti la rete viene percepita non solo come canale di distribuzione di contenuti ma anche come vettore per la creazione di veri e propri servizi a valore aggiunto, la propensione al pagamento può subire un rilevante incremento. Ad esempio offrendo opportunità vantaggiose come la possibilità di leggere gratuitamente i titoli degli articoli e di poter comprare per pochi centesimi, solo l'articolo che più interessa.
 

Velocità nella ricerca
, contenuti informativi più ricchi e aggiornamenti continui costituiscono i valori aggiunti per cui gli internauti intervistati sarebbero disposti a pagare per l'accesso alla rete, da sempre considerato come uno spazio relazionale libero, accessibile e gratuito. Soprattutto quando il servizio sul web si presenta in forma interattiva e personalizzata esso costituisce un valore per gli utenti. Di fatto sarebbero i corsi di formazione (44%) e la consulenza (44%) i servizi che la gente continuerebbe ad utilizzare anche se diventassero a pagamento. Questo risultato potrebbe così cambiare il modello di business dei giornali online in Italia, che si basa sui proventi da pubblicità spesso insufficienti. E dà la misura di come sia cambiato il rapporto tra gli italiani e i contenuti presenti su internet. E’ la mentalità dei consumatori ad aver avuto un grosso cambiamento, portandoli a percepire maggiormente il valore dell’editoria online così come della musica. In particolare, la propensione a pagare è tanto più alta, quanto più il contenuto è legato a esigenze professionali o lavorative. Ma è anche il progresso complessivo delle nuove generazioni che permette di inculcare il valore anche economico di un bene ineffabile come l’informazione.
 

Fuori dal coro.
C’è chi, però, dal rapporto tra la pubblicità, il mercato e la stampa sembra non trarre conclusioni positive. Su internet, spiega Ignacio Ramonet di Le Monde Diplomatique, la confusione tra fini svelati e scopi inespressi può finire per intrappolare i lettori. Ad esempio, il sito di Forbes, rivista americana di economia, utilizza una insolita procedura pubblicitaria: integra direttamente nel contenuto degli articoli i link promozionali. Gli inserzionisti comprano delle parole-chiave, e basta che l’utente ci passi il mouse sopra perché si apra una finestra in cui compare un messaggio pubblicitario. I giornalisti in realtà non conoscono quali sono le parole-chiave acquistate dagli inserzionisti, ma già alcuni si chiedono se non verrà loro domandato di scrivere degli articoli che contengano determinate parole, potenziali fonti di business per l’impresa di stampa. Un numero sempre maggiore di cittadini secondo Ramonet sta prendendo coscienza di questi pericoli e iniziano a dare prova di un’estrema sensibilità nei confronti delle manipolazioni mediatiche, convinti che nelle nostre società pullulanti di media, l'informazione sia paradossalmente più insicura che mai.
 

Le notizie proliferano
ma le garanzie di attendibilità delle notizie sono sempre più ineffabili, tant’è che spesso vengono smentite a posteriori. Al di là della vera informazione, spesso trionfa il giornalismo speculativo e spettacolare.

Per questo
Ramonet propone per Le Monde Diplomatique un abbonamento per sostenere il miglioramento di un’offerta editoriale che incontri l’interesse per l’informazione svincolata dalle logiche di mercato. “Contiamo sulla loro mobilitazione e solidarietà per difendere l'indipendenza del nostro giornale, garanzia della nostra libertà - scrive Ramonet - Il modo migliore per sostenerci è quello di non tardare ad abbonarsi e a offrire abbonamenti agli amici. Desideriamo essere il giornale della società in movimento, il giornale di chi vuole che il mondo cambi. Ci sforziamo di rimanere fedeli ai principi fondamentali che caratterizzano il nostro modo di informare: frenando l'accelerazione mediatica; scommettendo su un giornalismo illuminista, per fare chiarezza sulle zone d'ombra dell'attualità; interessandoci a situazioni che non sono sotto i riflettori delle notizie dell'ultima ora, ma aiutano a comprendere meglio il contesto internazionale; proponendo dossier ancora più completi, approfonditi e documentati sulle grandi questioni contemporanee; andando al fondo dei problemi con metodo, rigore e serietà; presentando informazioni e analisi inedite, spesso occultate; non temendo di andare contro corrente rispetto ai media dominanti.”