“L’idea di base è che le persone hanno gli strumenti per creare i loro contenuti, lo faranno, e questo sarà il risultato di un’emergente conversazione globale.” A parlare è
Dan Gillmor, famoso giornalista, fino ad ora editorialista tecnologico del quotidiano della
Silicon Valley, il
SanJosè Mercuri News, e blogger della prima ondata. Uno di quelli che ci hanno creduto sin dall’inizio, che hanno subito concepito l’esperienza del
blogging come un modo per sovvertire le tradizionali regole dell’eccellenza giornalistica, presentando solo argomenti di proprio interesse, opportunamente linkati, totalmente esuli dal circuito e dal controllo dei media tradizionali, nella libertà di esprimere opinioni non filtrate o anche solo di adottare uno stile di scrittura meno formale.
A sostegno della sua tesi, supportata da una solida reputazione costruita in venticinque anni di carriera giornalistica, Gillmor ha pubblicato
We the media, libro disponibile on line sotto licenza
Creative Commons, affiancato dall'
immancabile blog, nato dall’intento di delineare il percorso del giornalismo che sta nascendo e che caratterizzerà l’informazione del XXI secolo.
Gillmor ci tiene a sottolineare quanto l’informazione indipendente di oggi (e di domani) viaggi sempre più tra web e blogosfera. E lo fa scorrendo le pagine più o meno note dell’ informazione personale, partendo dai tragici eventi dell’11 settembre: è iniziata allora la diffusione di resoconti personali di prima mano che grazie alla Rete hanno fatto il giro del mondo, spesso più velocemente ed efficacemente delle notizie dei grandi network tv. E così ha proseguito attraverso eventi e catastrofi che hanno segnato la storia dell’anno appena trascorso.
E’ in questo modo emersa un’altra tendenza, quella del giornalismo dal basso, civico. Un modello in via di definizione che va dal monitoraggio dei media,alla produzione autonoma di notizie: notizie appunto e non semplici commenti o magari pettegolezzi anonimi.
La ricetta principale è l’informazione pulita e veritiera. Vale per le aziende come per i partiti o le associazioni, e la rete incentiva e stimola tali comportamenti. Se infatti è vero che queste tecnologie digitali offrono l'occasione di grandi fantasie, immediatamente sperimentabili a basso costo, è pur vero che si offre altrettanto facilmente la possibilità di chiudere al volo quello che non funziona o di correggerlo per strada. Sono svariati i casi tipici di questo giornalismo di base, fatto dalla gente per la gente. Iniziative tese a costruire dal basso un’efficace e decentrata rete di informazione, o meglio, di conversazione continua.