Una rivoluzione più violenta della pioggia di bit ha turbato il mondo della
vecchia informazione. In contemporanea con la sfida del
formato digitale, le testate giornalistiche hanno dovuto iniziare a confrontarsi con un altro tipo di
contenuti digitali, che non aveva alcun precedente “di carta”. E’ stata appunto la rivoluzione dei
blog, delle pubblicazioni autonome, dei contenuti messi in rete sotto nessun altro nome che il proprio. E qui la tecnologia c’entra nella misura in cui è stata lo strumento per dare risonanza alle voci di chi prima non aveva i mezzi per farsi sentire, pur desiderando farlo. La crisi in corso ha infatti numerose cause interne, rinvenibili in primo luogo nella
perdita di credibilità della stampa: innanzitutto perchè questa fa sempre più parte della proprietà di gruppi industriali che controllano il potere economico e sono in connivenza con quello politico; e poi perché parzialità, mancanza di obiettività, vere e proprie bufale sono in continuo aumento. Fino ad investire anche i quotidiani di qualità.
Finanche il New York Times ha dovuto pagare di tasca propria le scorrettezze di
Jayson Blair, il giornalista che ha
inventato decine di storie spacciandole per vere:quando il misfatto è emerso, i due redattori-capo della prestigiosa testata sono stati costretti alle dimissioni ed è sorta allora anche la proposta di istituire per la prima volta la figura dell’
ombudsman, il cosiddetto “difensore civico”, per controllare l’operato dei redattori.
A distanza di pochi mesi da questo scandalo, ne esplode un altro, ancora più clamoroso, che coinvolge il primo quotidiano americano,
Usa Today. Altro celebre reporter,
Jack Kelley, altre eclatanti
panzane “da prima pagina” che il giornalista aveva raccontato per ben dieci anni, dal 1993 al 2003, prima di essere scoperto dai suoi lettori.
Analoghi episodi mediaticamente disastrosi hanno disseminato le pagine di giornali anche in Europa, dalla Francia, alla Spagna, senza lasciare da parte l’ Italia. Tutte storie che, così come l'alleanza sempre più stretta con i poteri economico e politico, hanno inferto un colpo terribile alla credibilità dei media. Fino ad arrivare a condizioni preoccupanti per la nozione stessa di democrazia: sembra quasi che non ci sia spazio nella situazione attuale per una porzione naturalmente necessaria di giornalismo critico. La stampa sta davvero diventando tutta compiacente? Si sta perdendo la nozione di stampa libera?
Anche da questi timori sono dunque nate nuove iniziative online che hanno favorito la proliferazione di contenuti auto-prodotti dagli stessi “utenti”, che hanno approfittato delle infinite opportunità offerte dalle nuove tecnologie per creare e mettere online idee e prodotti originali. Come, appunto, nel caso dei blog: molti lettori spesso dimostrano di preferire la soggettività e la parzialità rivendicata dal blogger alla falsa obiettività, alla parvenza ipocrita di imparzialità della grande stampa. E la connessione alla galassia Internet attraverso il cellulare tuttofare potrebbe dare un ulteriore colpo di acceleratore a questa tendenza, dando all’informazione ancora più mobilità e globalità.
>> Il giornalismo civico secondo Dan Gillmor
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