Faccio o non faccio la domanda Erasmus?
Faccio o non faccio la domanda Erasmus?
Diminuisce il numero di studenti italiani disposti a trascorrere un periodo di studio all’estero
SOLITO GIORNO, SOLITE LEZIONI. Arrivi di corsa al primo piano della Facoltà cercando fra i tanti un volto conosciuto, alla ricerca di informazioni su aule e orari che, probabilmente, non ti verranno mai date. Ti guardi in giro e vedi Anna. Ha gli occhi illuminati e la voce piena di speranza: “Vorrei fare la domanda per l’Erasmus in Spagna, ti immagini che figata?
Ho parlato ieri con le ragazze portoghesi e mi hanno detto che è un’esperienza bellissima. Silvia è stata sei mesi in Francia e mi ha detto che le ha dato tanto, e Luca ogni volta che si parla di Erasmus non smette di parlare neanche per un secondo e poi, per me che non conosco nessuna lingua straniera potrebbe essere un occasione per imparare qualcosa…” Tiene in mano il foglio per la richiesta, controlla bene la scadenza. Ha poco più di tre giorni per pensarci. Ma ecco che il lato razionale di Anna si sveglia scosso dalle parole di Antonella. “Ma sei sicura di voler partire? Siamo al secondo anno della specialistica non credi che avresti dovuto pensarci prima? Se vai adesso quando ti laurei? Ci mancano ancora 6 esami più i laboratori e lo stage. E se poi non ti convalidassero tutti gli esami? Secondo me dovresti pensarci meglio… ” Gli occhi di Anna perdono luminosità, prende un foglio, scrive il nome di un paio di moduli, confronta i codici di riferimento, calcola il numero dei crediti. “Forse potrei farcela lo stesso…” Mille e più dubbi iniziano a placare piano piano il suo entusiasmo iniziale. Partire, divertirsi, imparare, ma nello stesso tempo spendere, allontanarsi , rimanere indietro. Allora a conti fatti non è proprio una "figata". “Forse è meglio rimanere qui. E poi chi lo dice ai miei genitori? Spendo tanto a Roma figuriamoci a Madrid, Barcellona o Valençia. Mi sa che è meglio lasciare perdere” Butta il foglio appallottolato dentro al cestino e raggiunge gli altri. Adesso i suoi occhi sono spenti e con la voce un po’ amareggiata chiede informazioni sugli esami del semestre successivo, e intanto cerca di autoconvincersi. “È meglio così…è sicuramente meglio così.”
Studenti italiani, popolo di navigatori? Non è proprio così. Oggi lo studente italiano preferisce starsene sulla poltrona di casa viziato e coccolato da mammà, piuttosto che mettere quattro cose nello zaino e partire per affrontare un anno di studio a Barcellona o a Lisbona. Questo è quanto emerge dalla settima indagine sul profilo dei neolaureati promossa da AlmaLaurea, un consorzio interuniversitario che monitora circa 140 mila allievi e 35 atenei italiani.
Come raccoglie i dati AlmaLaurea? Le cifre che il consorzio interuniversitario elabora provengono in modo autonomo dagli studenti. L’iscrizione ad AlmaLaurea è nella quasi totalità dei casi forzata: per conseguire la laurea bisogna consegnare alla segreteria della propria facoltà un documento che attesti l’iscrizione al servizio. Per poter stampare questo certificato però non è affatto necessario compilare tutti i campi: bastano quelli anagrafici e quelli relativi al percorso di studi. Non è quindi assolutamente necessario specificare se sia fatto o meno l’Erasmus, come non è obbligatorio inserire altre attività a cui si è partecipato. Al di là di questa osservazione metodologica, i dati elaborati dal consorzio si sono guadagnati negli anni una sufficiente credibilità.
Nel 2004, secondo il consorzio, la percentuale di neolaureati italiani che ha effettuato un periodo di esperienza universitaria all'estero è stata del 11,3%, contro il 18,4% del 2003 e il 19% del 2000. Un fenomeno registrato in quasi tutti gli atenei italiani, con l'eccezione di poche realtà come Bologna e Milano. Tuttavia se si guardano le cifre fornite dalla Commissione Europea si scopre una piccola discrepanza dei dati: nell’anno 2003/2004 (lo stesso dell’indagine AlmaLaurea) sono stati 16.829 gli studenti italiani a partire, contro i 15225 dell’anno precedente e i 13950 del 2001/2002. Nonostante questo, le statistiche non ufficiali di AlmaLaurea vengono ritenute abbastanza affidabili. E il segnale che lanciano non è certamente rassicurante.
Perché i nostri studenti rinunciano a partire? La colpa sarebbe dei troppi corsi da seguire, dei seminari e dei laboratori in eccesso, degli stage e della raffica di esami da sostenere. In parole povere sarebbe colpa della riforma universitaria del 3 + 2. La continua caccia ai crediti, 180 e 120 rispettivamente per la laurea di primo e secondo livello, costringerebbe lo studente a sacrificare esperienze universitarie per sbrigarsi a terminare il proprio percorso di studi. Così, se si riconosce alla riforma di aver aumentato in pochi anni il numero dei laureati (diminuendo quello dei fuori corso), la si accusa di aver scoraggiato gli studenti a partire.
Non tutti però sono d’accordo con questa analisi: “Dare la colpa solo al 3 + 2 è una facile semplificazione del problema – spiega la coordinatrice del programma Erasmus-Socrates all'Università La Sapienza di Roma, Elke Koch-Weser - Tutto il sistema economico italiano è in crisi, le famiglie trovano difficoltà ad arrivare alla fine del mese e mantenere un figlio all'estero costa e parecchio”.
Le spese da sostenere scoraggiano infatti molte famiglie a lasciare andare i propri figli: la borsa di studio non offre la copertura totale delle spese. Vitto, alloggio, viaggi di andata e ritorno, telefono e svaghi li continua a pagare il papi. Almeno la retta del nuovo ateneo non è a carico dello studente, ma solo perché si continua a pagare quella del vecchio. La cifra che viene rilasciata è dunque un piccolo contributo, il resto continua a pesare sul groppone della famiglia.
La riforma d'altra parte ha sicuramente le sue colpe: i ragazzi sono spinti ad accelerare i tempi e preferiscono laurearsi prima e non partire per l’Erasmus.
Secondo AlmaLaurea, in cima alla lista dei ragazzi italiani con le pantofole incollate ai piedi ci sono gli studenti del settore chimico-farmaceutico, seguiti da quelli di medicina, biologia e ingegneria. Sarebbero invece più interessati a mettersi le scarpe da tennis per varcare il confine quelli di economia, scienze politiche, sociologia e architettura. Hanno già preparato anche il sacco a pelo gli studenti iscritti a corsi di tipo linguistico, i primi, secondo la classifica di quest’anno.
“Un’esperienza di studio all'estero – aggiunge Elke Koch-Weser - è buon investimento, anzi ottimo. Non si deve sottovalutare che per l'inserimento nel mondo del lavoro aver conosciuto paesi, culture, lingue diverse, e avere frequentato atenei extra-italiani è un biglietto da visita fondamentale e vantaggioso da inserire nel curriculum”.
Per quel che riguarda le soluzioni da adottare, la Koch-Weser ha le idee chiare: «bisogna tornare ad incoraggiare gli studenti a partire, in primo luogo devono farlo i professori, devono fare capire quanto è importante questa esperienza, lo devono fare i mass media, e in generale lo devono fare le amministrazioni dei vari atenei. Una buona idea sarebbe quella di premiare i ragazzi con dei crediti aggiuntivi, visto che la caccia al credito è cosi folle, e vengono dati crediti per seminari, stage, laboratori, allora che vengano dati tanti crediti, quanti sono i mesi all'estero trascorsi dai ragazzi”.
Snellire e adeguare la procedura di convalida degli esami potrebbe essere un’altra mossa vincente: capita spesso che un ragazzo italiano superi all’estero un esame da 10 crediti, che però diventa da 6 al suo ritorno. Con questo sistema non si invogliano certamente gli studenti a partire, soprattutto adesso che gli anni per laurearsi sono veramente pochi e si deve fare tutto in fretta.
Chissà se Anna ha deciso di partire o se 3 + 2, spese, crediti e nostalgie l’hanno fermata. Eppure era così entusiasta…
Da dove sono partiti gli Erasmus nel 2003/04 (fonte: Commissione Europea)
1) Francia 20.981
2) Germania 20.668
3) Spagna 20.034
4) Italia 16.829
5) Inghilterra 7.539
6) Polonia 6.276
Le facoltà da cui vengono gli studenti Erasmus 2003/04 (fonte: Commissione Europea)
1) Economia 29.187
2) Lingue 21.171
3) Ingegneria 14.314
4) Sociologia 14.214
5) Legge 9.602
6) Medicina 7.070
Dove sono andati gli italiani in Erasmus nel 2003/04 (fonte: Commissione Europea)
1) Spagna 5.688
2) Francia 2.859
3) Germania 1.994
4) Inghilterra 1.511
5) Portogallo 766
6) Belgio 633
7) Olanda 607
8) Svezia 399
9) Finlandia 367
10) Danimarca 357
Le nazioni che hanno ospitato più studenti Erasmus nel 2003/04 (fonte: Commissione Europea)
1) Spagna 22.563
2) Francia 17.082
3) Inghilterra 15.606
4) Germania 12.033
5) Italia 11.097
6) Olanda 5.871