<< Problemi di sopravvivenza
Se si decide di rendere l’aggiornamento del proprio sito un’attività a tempo pieno? E si sceglie spontaneamente di evitare la strada pubblicitaria per sostenersi?
E’ questo il caso di
kottke.org. Il suo gestore
ha infatti richiesto ai lettori abituali di diventare
microproprietari del sito, attraverso un modesto contributo monetario che lo aiuti a scrivere, curare il design, pubblicare e codificare il sito per un anno come lavoro full-time. Nel post segnala le modalità di pagamento e i vantaggi che deriverebbero agli eventuali sottoscrittori, spiegando punto per punto le caratteristiche del sito, gestito da ormai dieci anni, e i miglioramenti che ne deriverebbero. E sottolinea principalmente un problema: l’avventura, iniziata ai tempi della scuola quasi per gioco, è cresciuta di anno in anno fino a diventare un’attività tale da occupare tutti i momenti liberi e finanche l’attenzione per le responsabilità professionali, la vita sociale e quella privata. Dalla cattiva prospettiva di essere costretto a chiudere il sito, è nata quella di renderlo retributivo, per evitare contrasti con l’attività di designer: trasformando l’attività di
self-publishing in un
vero e unico lavoro. “Blogging for blogging's sake”, scrive.
“Con poche eccezioni, i media sono finanziati dalla pubblicità. Ma io voglio sperimentare altre strade. Sto cercando di rivedere la forma del patronage, del sostegno finanziario, nel contesto di internet. La rete può infatti avvicinare e aggregare diverse persone facoltose, magari disperse a livello geografico, ma unite dall’interesse per lo stesso artista, scrittore, ecc. In questo modo lo possono sostenere direttamente, come fosse un Circolo.” Ma in questo caso il pagamento non sarebbe una corsia preferenziale per accedere ai contenuti, bensì un supporto lasciato alla libera scelta del lettore. E il suo autore aggiunge che anche se pagato dall’esterno, il sito non diventerebbe uno pseudo-giornale di high-tech, design e politica. Manterrebbe la sua linea personalissima, espressione di interessi ma anche di emozioni, con foto di animali e sensazioni del momento: “E’ il mio diritto, in quanto editore di un sito personale!”, sottolinea. Ma la maggior disponibilità di tempo potrebbe dare la possibilità di arricchire di più e meglio i contenuti e l’aspetto del sito, rendendolo sempre più interessante e accattivante, ricco di post e di link, fino a portare avanti progetti a lunga scadenza altrimenti impossibili da sviluppare.
A questo punto, la domanda : “Why not advertising?- perchè non la pubblicità?”
“Perché - scrive l’autore- non voglio distruggere la relazione dinamica che ho costruito fino ad ora tra due parti: me e voi come collettività. La pubblicità introdurrebbe un terzo soggetto e nella mia esperienza, questa terza parte spesso finisce per sbilanciare la relazione in favore o dell’autore o del lettore (generalmente dell’autore). E se coinvolgessi la pubblicità dovrei modificare quello che scrivo, o come lo scrivo, per gratificare i pubblicitari. Dovrei aumentare le pagine, conteggiare le visite, magari rendere più difficile la lettura da parte degli utenti. E’ nelle vostre mani la possibilità di farmi evitare di ricorrere alle entrate pubblicitarie. Non mi interessa un reddito maggiore. Se io scrivo, voi leggete, ed io rispondo a quello che voi esprimete sui miei pezzi riusciamo insieme a mescolare commenti dando origine a forme nuove di conversazione. Perché dobbiamo ricorrere ad un terzo elemento?”
Una scelta rischiosa, quella di lanciarsi in un’impresa non si sa quanto retributiva, abbandonando un posto di lavoro. Ma che, per il suo autore, vale la pena di essere giocata. “Un tributo da pagare per investire in un sogno” scrive un commentatore che invita a sostenere l’idea, non solo perché si tratta di un bel sito e perché sostenere i sogni è importante, ma soprattutto perché è la chance per iniziare ad assecondare qualcosa di nuovo: un amateur che decide di pubblicare un blog a tempo pieno, senza un supporto alle spalle e senza pubblicità. Un autore, tra l’altro, che si è costruito da solo un pubblico di lettori, solo grazie alla ricerca e alla creazione di contenuti che dessero valore al suo sito, come un investimento a lungo termine, capace finanche di influenzare le scelte e i gusti dei suoi lettori. L’esperimento è iniziato a febbraio, il suo autore ha determinato di avere un anno a disposizione per stabilire l’eventuale successo/insuccesso dell’idea e valutare se, in effetti, volontà e principi “paghino”.
Ci sono poi altre trovate che hanno cercato di far ricavare un minimo di profitto dall’attività di blogging, in questo caso assolutamente svincolata dall’impegno sociale e dal sogno di un progetto ampio. I Blog-book, ad esempio, sono dei libricini acquistabili on line, che riportano al loro interno la versione cartacea dei blog preferiti nella rete. Tanto per sperare in un minimo guadagno. E a chi, giustamente, chiede perché mai dovrebbe pagare per rileggere dei testi che si possono leggere via web, gratuitamente, gli ideatori del progetto rispondono: “Forse potresti esserti affezionato a tal punto ad un blog che ti piacerebbe averne un po' con te anche nella tua vita off line. Forse quel blog potrebbe chiudere o perdere qualche post. Forse hai amici o persone care alle quali potrebbe piacere un blog, ma loro "sai, io non uso internet, è un covo di pedofili". Forse un giorno potresti avere bisogno di fare o farti un regalo davvero unico ed originale. Forse ci sono autori che meritano di uscire dalla rete e farsi leggere, per come scrivono in piena libertà, senza i limiti e le costrizioni di un libro vero e proprio. Spesso, poi, i BlogBook contengono post inediti o sono autografati dall’autore. Questo sul web non si trova ed è un valore aggiunto dei BlogBook.” Di sicuro non si può dire che non si stiano provando tutte le possibilità…
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