“AFRICA IN RETE” è il progetto di trasferimento tecnologico ideato dall’assessore al Comune di Rozzano (Mi)
Stefano Apuzzo e numerose associazioni ed Ong come Pro Africa,
Gaia Onlus, Amici della Terra e Regione Lombardia. L’obiettivo è battere il
gap digitale tra paesi ricchi e paesi del sud del mondo, connettendo in Rete i villaggi.
Usare la Rete per condividere la cultura e la conoscenza e sviluppare la formazione a distanza e la e-democracy.
“Dopo accurati studi sul terreno – dice Stefano Apuzzo -, il Progetto "Africa in Rete" ha attivato un
Internet point a
vocazione ambientale,
"Cyber Vert" nella capitale del
Gabon, Libreville, e un centro di formazione e educazione informatica, didattica e professionale nella città di Makokou”. Le apparecchiature informatiche sono state installate e messe in rete nelle rispettive sedi, provvedendo all'attivazione della linea Adsl per Internet a Libreville. “Sia nel centro di Libreville, sia in quello di Makokou - continua Apuzzo - sono stati realizzati
corsi di formazione. Il Progetto ha sostenuto per due anni i
costi di abbonamento Internet e degli insegnanti che gestiscono la formazione”.
I 400mila abitanti del Lussemburgo hanno più connessioni a Internet dell'insieme dei
760 milioni di africani. I grandi Sociologi, studiando la società e le sue manifestazioni, hanno spesso incentrato le loro tesi sui meccanismi di inclusione ed esclusione sociale, di in-group ed out-group. Per il
digital divide la dinamica è la stessa. Grandi porzioni del mondo, escluse dalla possibilità di accesso alla tecnologia. Dal Medio Oriente, in cui gli indici di diffusione della Rete sono bassissimi, all’
Africa, un Continente grande tre volte
l’Europa.
Il progetto “Africa in Rete” è sicuramente innovativo e può essere un inizio di diffusione tecnologica in aree africane, che sono in
gran parte rimaste
immuni dall’espansione di
Internet. Escluse sicuramente per le gravi carenze infrastrutturali, per la mancanza di luce, elettricità. A cui aggiungere cibo, acqua, medicine essenziali, igiene, istruzione, reti di trasporto, comunicazioni, infrastrutture ed economia. Anche in nazioni come il
Kenya e il
Sud Africa, che dal punto di vista tecnologico sono le più avanzate dell’
Africa Subsahariana, la
diffusione di Internet è ancora
scarsa. E quando c’è, la connessione è molto lenta per mancanza di impianti idonei.
In gran parte dell’Africa si sopravvive: mancano cibo, acqua, le condizioni igieniche sono scarse. Per di più, le materie prime e le risorse naturali vengono gestite e sfruttate da chi colonizzò quelle terre.
Negli anni ‘60 gran parte degli
Stati Africani ottennero l’
indipendenza e tante delle potenze occidentali colonizzatrici lasciarono il Continente Nero. Ma, da allora, continuano a mantenere interessi più o meno leciti in quelle zone. Quando si parla di cooperazione, spesso si parla di
aiuti di vario genere soprattutto di
carattere umanitario. Soccorsi che spesso, in termini pratici,
non raggiungono mai la popolazione locale, “impantanati” nella prassi delle procedure. Dove, chi può, ne approfitta. E’ il concetto di
cooperazione che deve
cambiare. Alle donazioni, occorre integrare l’indispensabile formazione pratica, individuale e collettiva.
L’Africa deve poter avere la possibilità di
sollevarsi da sola, deve essere dotata di strumenti e della
formazione necessaria per usarli. Attraverso il Progetto “Africa in Rete” sono
nati un
centro multimediale, pluriculturale, con una sala per la formazione, una sala
lettura, una piccola
biblioteca, la possibilità di incontrarsi, scambiare e riprodurre documenti. “Gli internet point commerciali esistono a Libreville, come in tutte le capitali africane – dice Apuzzo -, ma, oltre ad essere meramente centri commerciali, hanno anche dei costi inaccessibili alla maggior parte dei giovani. Il
centro di "Africa in Rete" a Libreville e quello a Makokou sono dei
centri giovani a tutti gli effetti”. E’ importante che queste iniziative non rimangano isolate. Perché è facile imputare alla
sovrappopolazione il sottosviluppo dell’Africa. Ma se invece fosse proprio il
sottosviluppo a causare la sovrappopolazione?
Riferimenti
Internet in Africa