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Non è mai troppo tardi. Per ricordare Alberto Manzi

Non è mai troppo tardi. Per ricordare Alberto Manzi

di PAOLA MINELLI (13 10 2006)

In tv insegnava a leggere e scrivere, ora un DVD racconta la sua storia

Come raccontare l’impegno pedagogico di Alberto Manzi, l’indimenticato maestro del programma televisivo Non è mai troppo tardi?

Roberto Farnè e Luigi Zaniolo scelgono di farlo attraverso le sue stesse parole, intervistandolo nella sua casa di Pitigliano nel giugno 1997. Questo documento costituisce la cornice narrativa in cui rievocare, attraverso alcuni episodi significativi della sua vita professionale, il pensiero di un autentico maestro. In questo breve ed eloquente audiovisivo, Zaniolo ripercorre le tappe fondamentali della vicenda e dell’impegno professionali di Alberto Manzi, dalla sua prima esperienza d’insegnamento nel carcere minorile Aristide Gabelli di Roma, nel 1946, da lui definita “la sua scuola”, fino alla sua ultima apparizione televisiva, che lo vide condurre, nel 1992, il programma Insieme per l’insegnamento dell’italiano agli extracomunitari.

Alternando abilmente alcuni brani dell’intervista con registrazioni televisive ed immagini evocanti il tempo e l’ambiente in cui Manzi portò avanti la sua avventura educativa, il regista Luigi Zaniolo ci restituisce una preziosa testimonianza dell’uomo che volle “dare una mano ai ragazzi” facendo dell’insegnamento il suo habitus, il suo impegno primario. Una persona di valore, che ha professato l’educazione con la serena disposizione di chi sceglie di dedicarsi a ciò in cui crede. La sua singolare autonomia nel perseguire i suoi obiettivi lo portò anche a dissociarsi, quando necessario, dal coro dei più, fino a rinunciare ad incarichi di prestigio, come quello di direttore della Scuola Sperimentale della Facoltà di Magistero di Roma. La narrazione audiovisiva si concentra anzitutto sulla prima esperienza didattica in televisione del giovane maestro, nel programma, che lo impegnò dal 1960 al 1968, e che ebbe il pregio di avvicinare molti adulti analfabeti a realtà, concetti ed esperienze, in una sorta di rivisitazione di un’infanzia mai vissuta. Una scuola, quella di Non è mai troppo tardi, che, pur inesistente nella realtà, in qualche misura ha saputo rispondere al bisogno di quanti pensavano ad essa come a un desiderio interrotto dalle circostanze della vita. Non dimentichiamo che il pubblico di Manzi comprendeva, tra gli altri, molti ex combattenti o partigiani costretti dalla seconda guerra mondiale ad abbandonare gli studi. A questi si aggiungevano i numerosi immigrati, soprattutto meridionali, protagonisti di radicali fenomeni di urbanizzazione delle città durante gli anni del boom economico. La trasmissione, che ebbe un grande successo, rappresenta un esempio eloquente dell’intento pedagogico della televisione italiana di quegli anni. La sua fortuna fu però legata alla particolare capacità di Manzi nel declinare il proprio modello educativo e la propria abilità di comunicare in un uso efficace del mezzo televisivo.

Il seguito del video mette in evidenza l’indipendenza di pensiero di Manzi nei confronti delle indicazioni ministeriali di allora. Valga per tutti il suo rifiuto, nel 1981, di bollare con un giudizio negativo soggetti in età evolutiva in difficoltà, che si espresse nella famosa frase da lui coniata (e addirittura da lui impressa su un timbro) “Fa quel che può, quel che non può non fa”, che gli valse una sanzione disciplinare e la sospensione dello stipendio per quattro mesi.

A concludere il percorso è il racconto dei suoi incontri periodici con i contadini dell’America del sud - dell’altipiano andino, dell’Ecuador e del Perù – cui si dedicò per circa un ventennio, a partire dal 1957. Ad essi egli volle insegnare a leggere e scrivere, perché avessero gli strumenti minimi attraverso cui esercitare i propri diritti, impegnandosi per questo in una vera e propria militanza.

Nell’avvicendarsi delle diverse circostanze di cui Manzi è stato protagonista è possibile rintracciare una visione dell’insegnamento come attività proiettata a favorire la crescita della persona attraverso l’apprendimento. La classe è la vera fucina in cui modellare la metodologia didattica nel confronto costante con i ragazzi. Al tempo stesso, la “lezione” di Alberto Manzi ci consegna una preziosa riflessione su ciò che dovrebbe essere la scuola: un luogo in cui stimolare la tensione cognitiva, quel desiderio di conoscere senza il quale non è possibile alcuna crescita intellettuale e, tanto meno, riconoscere il senso e la funzione sociale di questa istituzione.


Riferimenti

Informazioni sul DVD: Tv buona maestra. La lezione di Alberto Manzi

Dipartimento di Scienze dell’Educazione Università degli Studi di Bologna

Regia di Luigi Zaniolo

Produzione Luis.it

Durata 33’ 47”