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"La rieducazione" di un sociologo disoccupato

"La rieducazione" di un sociologo disoccupato

di MARA BRUNO (30 08 2006)

Giovani autodidatti “sbarcano” alla Mostra del Cinema di Venezia con il loro film autoprodotto

Davide Alfonsi (sceneggiatore e regista) e Marco Donatucci (attore protagonista) raccontano a Mediazone la realizzazione de “La Rieducazione”, film digitale costato poche centinaia di euro, unica opera italiana selezionata come evento speciale della 21ª Settimana Internazionale della Critica all’interno della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Raccontare la loro storia sembra quasi immergersi in uno di quei film dove si esalta l’intraprendenza e l’autodeterminazione, dove le persone con pochi mezzi, ma con tanta passione ce la fanno a concretizzare il proprio sogno. Questa volta, però, l’invenzione narrativa non c’entra: un gruppo di giovani trentenni di Villanova di Guidonia con una forte passione per il cinema hanno realizzato, senza avvalersi di professionisti e con poco budget a disposizione, il loro film in digitale.

“La Rieducazione”, questo è il titolo scelto per la loro opera prima, ha colpito la commissione della Settimana Internazionale della Critica  (sessione parallela alla Mostra del Cinema di Venezia per valorizzare i prodotti internazionali di registi esordienti) tanto da inserire il titolo come evento speciale (fuori concorso) “made in Italy” per la chiusura della manifestazione.

il collettivoIl film è stato prodotto dal collettivo Amanda Flor, formato principalmente dai 4 ragazzi che hanno dato origine al film curando ogni aspetto della filiera produttiva, precisamente: Davide Alfonsi (sceneggiatore e regista), Denis Malagnino (sceneggiatore, regista e attore), Daniele Guerrini (co-sceneggiatore e attore), Alessandro Fusto (regista,montatore e attore).  Questo gruppo di amici, che nella vita quotidiana lavorano come cameriere, imbianchino, imprenditore di una ditta di pulizie e fotografo, hanno fondato nel 2004 questo collettivo proprio per concretizzare la propria passione per il cinema.

Lo studio da autodidatti, questa volta ha premiato i giovani cineasti che, dopo vari “esperimenti”, sono riusciti a realizzare con qualche centinaia di euro il loro primo film importante. La non retribuzione del cast e soprattutto l’uso del formato digitale hanno permesso, infatti, di contenere al massimo i costi di realizzazione.

“La Rieducazione”, come racconta Davide Alfonsi (uno degli sceneggiatori-registi del film) nasce per evidenziare temi che l’attuale cinema italiano non esplora più: si propone, infatti, una vera descrizione della realtà e delle problematiche che coinvolgono l’individuo, superando e togliendo quella patina edulcorata e irreale che spesso caratterizza alcuni prodotti cinematografici e televisivi che rappresentano, molte volte, solo storie di sentimenti e dimenticano la praticità e la vita nel quotidiano.

Il film presenta argomenti attuali sia in relazione alla società, come il tema della disoccupazione giovanile, sia all’individuo, mettendo in risalto l’ipocrisia e l’egoismo di fronte ad una vita difficile e intende sottolineare un antico male italiano, quello di essere voltagabbana anteponendo l’interesse personale a quello collettivo.

In breve, “La Rieducazione” racconta la storia di Marco, ragazzo della Provincia romana, laureato in sociologia che impiega il suo tempo da disoccupato come volontario in parrocchia, ma che un giorno è costretto dal padre ad affrontare le responsabilità della vita vera e le difficoltà di un lavoro manuale: il genitore preoccupato per l’immobilità del figlio, lo manda a lavorare in un cantiere edile, togliendoli la casa ed i viveri… Marco dopo gli iniziali ostacoli reagisce alla situazione, ma tradendo alla fine i suoi iniziali valori altruistici da bravo ragazzo… 

Gli attori coinvolti sono tutti non professionisti, ma riprendendo elementi dal sapore neorealista, sono “attori della strada” che hanno riportato nella recitazione basata su canovaccio il proprio linguaggio e parte del proprio mondo.

marco donatucciMarco Donatucci, protagonista del film (che nella realtà è come il personaggio del film un laureato in Sociologia, ma attualmente non disoccupato), infatti, racconta come sia sentito se stesso durante le riprese: «In effetti non ho recitato, ho rappresentato me stesso in quella situazione… Non tutte le scelte del personaggio Marco corrispondono a ciò che avrei fatto anche se le “reazioni somatiche” erano sempre le mie!».

La sceneggiatura, come precisa Davide Alfonsi, è stata costruita, non solo avendo presente la cinematografia del passato (come la commedia italiana degli anni, ’50 e la Nouvelle Vague) ma partendo e rielaborando esperienze reali, come ad esempio la sua: è stato costretto a non potersi dedicare completamente allo studio universitario, ma a guadagnarsi da vivere; essendoci opportunità limitate nella zona di Guidonia e dintorni, ha iniziato a fare l’operaio in un cantiere e ad affrontare le difficoltà di un mondo non fatto più di soli libri. Mantenendo sempre il riferimento a situazioni reali, la sceneggiatura è stata elaborata anche quotidianamente durante il periodo scelto per girare il film (settembre-novembre 2005): ogni pomeriggio, racconta Davide, dopo il lavoro di tutti i partecipanti, iniziavano le riprese del film (per la maggior parte ambientate in un vero cantiere di Guidonia); la giornata si concludeva con il montaggio delle scene appena girate e la discussione tra i membri del collettivo del canovaccio da utilizzare il giorno successivo.

Lo stile adottato dal gruppo Amanda Flor, quindi, ha permesso di creare nel film un forte “effetto realtà” nonostante sia tutto una “finzione”: guardando il film, infatti, si ha l’impressione di “spiare” la vita di cantiere vissuta dagli operai (italiani e stranieri) sia per la location utilizzata (un vero cantiere con calcinacci, mattoni e polvere…), ma anche per le azioni dei personaggi (che lavorano sul serio) e per i loro dialoghi, ricchi di termini dialettali e gergali usati nel quotidiano. Bisogna sottolineare, però, che questo “effetto realtà” supera la didascalicità e la freddezza di un documentario, in quanto è ben coniugato con la narratività tipica di un prodotto audiovisivo. Il montaggio, la colonna sonora e alcune scelte stilistiche (come quella del bianco e nero per sottolineare il grigiore del cantiere e l’a-temporalità della storia) effettuate contribuiscono a dare una giusta fluidità all’intero film.

Tutti questi elementi, probabilmente, hanno reso “ La Rieducazione” un prodotto originale, tale da arrivare fino a Venezia.

Davide e Marco esprimono la loro emozione e incredulità per la partecipazione a questo evento cinematografico: il film è stato inviato per la selezione alla Settimana Internazionale della Critica, senza nessuna pretesa. Non pensavano assolutamente di farcela! Tutto il gruppo, infatti, si sta preparando per la presentazione del film che avverrà a Venezia il 7-8 settembre p.v.. In questo periodo, dato che il loro lavoro ha fatto “notizia”, hanno iniziato a gestire il rapporto con la stampa, la TV e la radio, ma rimanendo sempre con “i piedi per terra”. Con molta umiltà, poi, si augurano di riuscire presto a trovare i fondi per riversare il loro film digitale in pellicola e di concludere la loro prossima opera: “L’afa”, che rappresenta il secondo capitolo della trilogia inaugurata con “La Rieducazione” che hanno chiamato - in virtù degli argomenti trattati - “Il Ciclo dei finti”: il film è sempre caratterizzata dallo stesso stile e tema ovvero, come si legge sul manifesto del collettivo Amanda Flor, si intende “lasciare emergere le particolarità socio-antropologiche del nostro territorio in modo discreto, senza forzare storie e personaggi”.

Non resta che auguragli buon lavoro! 

Si rigrazia il collettivo Amanda Flor per la concessione delle immagini.


Riferimenti

La Biennale di Venezia Sezione Cinema

 

 

 

La settimana Internazionale della Critica di Venezia

 

 

 

Il programma della 21 settimana internazionale della critica

 

 

 

Articolo su “La Repubblica.it”

 

 

 

Anteprima di un estratto del film pubblicato su Repubblica.it

  

 

 

La Scheda del film pubblicata da “Film Italia”