Registrati | Login

Il "dottorino" non piace al mercato del lavoro

Il "dottorino" non piace al mercato del lavoro

di MARIA ANGELA ZAVATTA (26 05 2006)

L’identikit del laureato triennale tracciato da un’indagine Almalaurea

SECONDO i risultati dell’VIII indagine Almalaurea sul profilo di laureati 2005, presentata il 25 maggio all’Università di Verona, il primo vero bilancio della riforma universitaria è positivo.
La ricerca riguarda 50 mila ragazzi laureati dopo la riforma partita nel 2001, che prevede il ben noto e discusso percorso di laurea 3 anni+2 anni.
 

L’età media della laurea scende dai 28 ai 24 anni, aumenta la frequenza degli studenti alle lezioni e cresce la soddisfazione per la scelta del percorso di studi; diminuisce, inoltre, il fenomeno degli studenti “fuori corso”, prima attestato intorno all’80% e che riguarda oggi circa un terzo degli iscritti.
 
E’ alto il numero dei ragazzi che si iscrive alla laurea specialistica (oltre il 68%); dato, questo, che potrebbe indicare un mancato assorbimento da parte del mercato del lavoro.
“Si è detto che le imprese non apprezzano i laureati di I livello – sottolinea il professore Andrea Cammelli, presidente di Almalaurea – ma sino ad ora non li hanno conosciuti; i primi laureati dell’università riformata sono usciti nell’estate del 2004 e in larghissima maggioranza hanno proseguito per la successiva laurea specialistica che stanno portando a termine nel migliore dei casi sono in questi mesi”.
 
Soddisfatto si dichiara il sottosegretario all’Università, professor Luciano Modica: “L’indagine di Almalaurea presenta risultati molto positivi, a conferma che la riforma, sempre migliorabile, funziona”.
 
Restano, comunque, le perplessità da parte di molti docenti e studenti, che sottolineano le difficoltà del percorso di laurea post riforma: lezioni da seguire, laboratori da frequentare e un numero infinito di esami da sostenere il tutto compresso nel tempo record di tre anni.