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"I Simpson" solo un cartoon? Ma ciucciatevi il calzino

"I Simpson" solo un cartoon? Ma ciucciatevi il calzino

di VINCENZO CARBONE (07 03 2006)

Giunto alla XVII serie, il cartone più famoso propone una sigla con attori in carne e ossa

“The Siimpsooon”… canta la sigla mentre una panoramica ci mostra la città degli omini gialli.

 
 
Quanti pranzi consumati frettolosamente mentre la tv mandava in onda Bart occupato a scrivere alla lavagna frasi di punizione. Quanti doposcuola a distrarsi da compiti di greco. Quanti pomeriggi di faticoso studio universitario intervallati da Homer e compagnia.


 

 
I Simpson sono diventati un vero fenomeno di culto trans generazionale. Tanto da alimentare forum e fan club. Padri e figli guardano insieme le puntate e ridono di gusto. Ad inizio anni ’90 il linguaggio “scollacciato” dei personaggi aveva creato qualche polemica, oggi ampiamente superata (d’altronde “South park” già nella sigla è tutt’altra faccenda).

 
 
 
Ora la famiglia più divertente del pianeta diventa vera. Pura carne Simpson. Sono state fatte 17 serie da Matt Groening e Co. Per festeggiare è stata replicata la sigla iniziale del cartoon con degli attori veri. Finalmente in  questo video Bart e il suo skate hanno una consistenza tridimensionale. L’effetto è strano. Anche perché non sono gialli.

 
 
La sigla speciale andrà in onda sul canale inglese Sky One nei prossimi giorni ed è stato realizzato faticosamente nell’arco di un anno e mezzo.

 
 
Si tratta di un’operazione in cui lo stesso prodotto viene riproposto in un’altra forma. Stesso significato ma altro significante, direbbero i semiotici. E l’effetto è di vedere qualcosa di originale, anche se le scene sono replicate in modo maniacale. C’era già stato in passato qualche momento di “decartoonizzazione” dei Simpson. In un episodio Homer finiva in una dimensiona parallela in tre dimensioni. Alla fine della puntata finiva nel mondo reale, prima in un cassonetto e poi in un negozio di dolci osè.
 
 
La febbre “gialla” (dei Simpson, ben inteso) è diventato un fenomeno di portata mondiale tanto da rendere ben voluta da vip di tutti i settori lo “sdoppiamento” in due dimensioni. Come non ricordare Bill Gates in un feroce ritratto che lo vede distruggere la neonata attività on line di Homer per non subire la concorrenza? Oppure i Red Hot Chili Peppers a suonare nella bettola di Boe (Moe in originale) o ancora gli Aerosmith.


 
Cosa dire poi della multiculturalità della serie? In essa convivono più religioni, razze e tradizioni. Il commerciante Apu è iduista, Ned il vicino di Homer è un fondamentalista cristiano, Burns crede solo nel Dio Denaro. Non mancano nemmeno gli stereotipi, resi meno fastidiosi grazie all'ironia: il pizzaiolo italiano Luigi e la mafia di "Tony Ciccione", il piccolo studente "Gunter" vestito alla bavarese, lo spagnolo che fa l'ape in tv. I Simpson sono globali. Sono il fenomeno di massa degli anni '90.

Riferimenti

www.thesimpson.it