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"Dentro" è fuori dal copyright

"Dentro" è fuori dal copyright

di MARIA ANTONIA FAMA (15 02 2006)

Intel perde la causa. Non è l'unica che può chiamarsi "Inside"

LA PROPRIETA' privata non esiste per le parole. Lo pensava la Intel Corporation, disillusa, suo malgrado, dalla legge. Il tribunale di Napoli, infatti, si è pronunciato contro la richiesta dell’azienda  di dichiarare nullo un marchio registrato nel 1994 dall’italiana Sbf Elettronica.
La sentenza è un no al tentativo di monopolio della parola inside da parte del colosso dell’elettronica made in Usa.


 

 
 
Nel settembre  2003 l’Intel Corporation, titolare del marchio “Intel Inside”, aveva dato mandato ai suoi legali di agire contro la Sbf Elettronica, per aver registrato il marchio “G Genoa Power Inside”. L’uso della parola inside, secondo la Intel, ledeva i suoi diritti, confondendo il consumatore medio, che avrebbe associato le due case produttrici.
 
 
Dopo poco più di due anni, la sentenza, emessa dalla sezione specializzata in proprietà industriale e intellettuale,  ha accolto la tesi della difesa. I due legali della Sbf, Davide Cesiano e Bruno Capponi hanno dimostrato che non ci sono analogie grafiche tra i due marchi, e che la parola d’ordine per riconoscere l’azienda è Intel.
 
 
“La parola inside, diffusissima in lingua inglese ed ormai anche in italiano, è presente in 116 richieste di registrazione a livello di marchi comunitari”, ha affermato Davide Cesiano, e l’alto numero “è indicativo della genericità  della parola stessa, che non è in grado, di per sé, di individuare e richiamare alla mente del consumatore il collegamento  con l’impresa titolare del marchio “Intel Inside”.
 
 
La parola non spetta di “diritto”, visto che non ha un autore. La sentenza consente la riproducibilità all’infinito della parola in altri marchi, senza che la Intel lamenti la violazione dei suoi diritti: Il tribunale si è espresso anche in merito ai “marchi di rinomanza”, come “Coca Cola” e “Windows” di Microsoft, che non possono diventare multinazionali anche delle suggestioni: “vi è l’esigenza di evitare il formarsi si monopoli ridondanti sui segni (…) che essi possono evocare”.
 
 
Una piccola vittoria della cultura libera contro il monopolio della cultura.