I PRIMI RISULTATI sembrano soddisfacenti: attaccato da terroristi, hackers e bloggers, Internet ha resistito. Questi i primi echi di 'Cyber Storm', esercitazione condotta in Usa.
Il Dipartimento americano della Homeland Security (
DHS) sta scatenando
una battaglia virtuale – appena conclusasi dopo l’intera settimana- che simula attacchi informatici prevedendo i casi più radicali e catastrofici immaginabili, ad opera di integralisti e anche di 'no global'. Insomma, un test sul campo che dovrebbe permettere di comprendere la qualità dei sistemi di difesa e le modalità di reazione.
Si tratta della prima "tempesta" internazionale, e fa parte di uno dei piani difensivi della DHS, designata al rafforzamento dei sistemi di comunicazione e al miglioramento degli standard di coordinamento internazionale. In verità i cyber attacchi erano stati programmati per lo scorso autunno ma l'avvento dell'uragano Katrina aveva fatto rimandare ogni operazione.
I dettagli dell'attacco non sono stati resi noti, tuttavia il governo ha fatto sapere che saranno utilizzati sia attacchi virtuali che fisici, con l'obiettivo di verificare l'efficienza nella risposta agli attacchi sferrati e la capacità di poter continuare comunicazioni interne per coordinarsi.
La strategia è quella di attivare "incidenti" concatenati che possano mettere in difficoltà le infrastrutture più importanti di un paese occidentale, da quelle private a quelle energetiche e dei trasporti. Il "cyber storm", la tempesta cyber, secondo i promotori permetterà di identificare quali possano essere le contingenze che limitano le azioni di risposta e il recovery, e le migliori modalità collaborative.
Nei giorni scorsi proprio Bush ha richiesto un aumento del 6% dei finanziamenti per la sicurezza interna. Le cifre in ballo ormai sono da capogiro: le stime indicano in
42,7 miliardi di dollari il budget complessivo per il 2007.
L'ultima parola al Senato. E ovviamente all'esito definitivo della battaglia.