UN NUOVO caso di libertà negata o forse sarebbe meglio dire libertà stroncata – il secondo nel giro di poche settimane – scuote la Cina e getta un’ombra lunga sullo stato di salute della sua democrazia. La notizia della morte del giornalista Wu Xianghu, vicedirettore di un giornale della Cina orientale, “Taizhou Wanbao”, ha fatto il giro del mondo e adesso pone forti perplessità circa la tutela dei diritti fondamentali e le libertà garantite.
Tutto comincia con un articolo pubblicato nel mese di ottobre dal giornale. Il pezzo conteneva una critica alla polizia stradale della città di Pechino, per aver introdotto una pesante imposta ai possessori di motorini. Qualche giorno dopo la pubblicazione dello "scomodo" articolo, un folto gruppo di persone – solo in secondo momento risultate appartenere alle forze di polizia – hanno fatto irruzione nella redazione del giornale e malmenato Xianghu, già cagionevole a causa di un precedente trapianto di fegato, riducendolo in fin di vita. il gioanalista è rimasto in stato vegetativo per quattro mesi e la scorsa settimana è morto. Il capo della polizia di Taizhou – Li Xiao Guo, questo il suo nome – è stato licenziato, ma nessuno è stato formalmente accusato per l’aggressione.
La notizia è finita sulle prime pagine della stampa locale, poi nel web e ora è balzata agli onori della cronaca mondiale.
La Cina, già sul banco degli imputati per aver oscurato la versione nazionale della popolarissima enciclopedia
Wikipedia, ma solo per presunte ragioni tecniche – si teme che dietro questa giustificazione di facciata vi siano ragioni legate all’insofferenza del governo per temi particolarmente scottanti e che abbaino poco a che fare con le versioni “ufficiali” – ritorna a far parlare di sé e lo fa nel peggiore dei modi.
Riferimenti
Informazione Senza Frontiere