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Wikipedia sotto accusa. La causa? Politica ed "edit war"

Wikipedia sotto accusa. La causa? Politica ed "edit war"

di LUISA BIANCO (11 02 2006)

L’enciclopedia autogestita è stata incolpata di non controllare le informazioni che vengono inserite

WIKIPEDIA  accusato dai politici italiani, ma anche da quelli americani a causa dei ripetuti vandalismi che in questi giorni si sono abbattuti sugli articoli degli stessi politici.

Le chiamano Edit War, guerriglie della scrittura e della modifica che si scagliano contro politici come Fassino e Berlusconi, ma anche contro i senatori americani. I politici al centro di una guerra combattuta con “armi virtuali”, quelle degli esperti delle rete e del computer, che se da un lato elogiano il loro capo politico dall’altro distorcono le informazioni sull’avversario, senza che nessuno( o quasi) se ne accorga. E poi tutte le accuse cadono su Wikipedia: enciclopedia nella quale ogni lettore può diventare autore.

L’enciclopedia autogestita deve affrontare continuamente una sfida: quelle della credibilità. Fino ad oggi gestita bene. Nell’enciclopedia tutti possono lavorare, ma i problemi arrivano quando i redattori iniziano a litigare se qualcuno decide di combattere la guerriglia delle modifiche. In quel caso, quando si sente aria di guerra, il governo di Wikipedia interviene e mette delle protezioni.
 

Le protezioni riguardano per lo più personaggi autorevoli e politici. Anche a protezione di Berlusconi c’è un lucchetto  in cui si dice: “Questo articolo descrive persone o fatti correlati alle elezioni politiche italiane del 2006. Per evitare l'inserimento di materiale non neutrale o eventuali vandalismi, la sua modifica è permessa ai soli amministratori”.
 
Ci si è chiesti dunque se è etico per chi è portatore di un interesse poter intervenire sulla voce che gli riguarda o sull’attività che svolge. Questo genere di riflessione è stato innescato da quanto è avvenuto negli ultimi giorni negli Stati Uniti. Wikipedia ha denunciato che dai computer del Congresso sono venuti numerosi tentativi di vandalismo e di modifiche, risultate poi false, di voci relative alle biografie dei parlamentari.
 

Riferimenti