CHI l’ha detto che la California è solo palme, spiaggie e surf?
Come in ogni metropoli che si rispetti, e forse questo appellativo per
Los Angeles è fin troppo riduttivo, anche nella capitale del
Golden State la vita culturale è in continuo fermento: e non solo per l’attivissima e spiatissima industria cinematografica e televisiva, ma anche per tutto quello che concerne arti visive, teatro, letteratura, ed ovviamente musica.
Trovarsi a descrivere uno strabiliante concerto di musica classica, con interpreti di primo livello e con tanto di seminario sull’arte dei maestri liutai del Seicento Italiano in quella che è la patria del punk più “easy” e scanzonato, è una cosa difficilmente immaginabile: ma, si sa, Los Angeles è la megalopoli delle grandi contraddizioni e dei sogni irrealizabili…
E così è nel pieno del Westwood Village, il quartiere universitario sede della celebre UCLA, University of California, Los Angeles, che ha avuto luogo l’esibizione di un trio di musicisti eccezionali.
Teatro del concerto è stato l’
Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles che, diretto dalla
Dott.ssa Francesca Valente, ha in programma un calendario di eventi di altissima qualità ed interesse culturale: obiettivo dell’Istituto è ovviamente quello di
promuovere e diffondere la civilità e la cultura italiana sulla West Coast degli Stati Uniti attraverso manifestazioni che, come il concerto in questione, attirano sempre un numerosissimo e qualificato pubblico.
Il
Los Angeles Philharmonic Piano Trio, pur formatosi solo di recente, si è gia esibito nei più prestigiosi teatri della metropoli californiana, come
l’Hollywood Bowl, dove lo scorso settembre i tre virtuosi hanno eseguito il celebre
triplo concerto di Beethoven.
Ed il concerto all’
Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles non è stato da meno, visto che il trio ha interpretato con eccezionale perizia tecnica e virtuosismo un repertorio che ha spaziato dal Trio nr. 1 in Re minore, op. 49 di
Mendelssohn, alla Ciaccona di
Tomaso Vitali, per concludere con il Trio opera 1 nr. 1 in Mi maggiore di
Beethoven.
Ad impreziosire ulteriormente l’evento va aggiunto il fatto che Martin Chalifour e Peter Stumpf hanno suonato su
Stradivari e
Guarneri del Gesù originali, mentre Joanne Pearce Martin ha suonato su un prestigioso pianoforte
Fazioli, strumento che è parte integrante della dotazione dell’Istituto.
Le inconfondibili caratteristiche dei preziosi strumenti sono state poi ben spiegate al pubblico dal maestro liutaio Mario Miralles, che ha tenuto un interessante seminario sull’arte della manifattura degli strumenti musicali dei celeberrimi liutai di Cremona nel XVII e XVIII secolo, Antonio Stradivari e Giuseppe del Gesù. A tutt’oggi si ritiene che siano solo 700 gli Stradivari esistenti nel mondo, riconoscibili per il loro inconfondibile suono e per l’iscrizione in latino presente su ciascuno strumento prodotto: ed il pubblico, che gremiva la Sala Rossellini in ogni ordine di posti, si è trovato a pochi centimetri da esemplari che solitamente sono custoditi sotto impenetrabili teche a prova di scasso.
E, incredibile a dirsi, i più soddisfatti forse erano proprio i musicisti del Los Angeles Philharmonic Piano Trio, che non hanno mancato di rimarcare più volte nel corso della serata come fosse un grande onore e un’indescrivibile sensazione perfino per loro poter suonare strumenti così pregiati.
Una serata quindi che ha coniugato la grande musica classica con la storia e l'arte italiana, e che ha fatto rivivere in una megalopoli come Los Angeles l'esperienza intima e particolare di un concerto di musica da camera.
Riferimenti
Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles
Los Angeles Philharmonic
Martin Chalifour
Peter Stumpf
Joanne Pearce Martin
Hollywood Bowl
Fazioli
Los Angeles Time
Los Angeles Weekly