ALLA BASE delle battaglie contro i new media, come sempre, c’è il
diritto d’autore. Dopo le lotte delle case discografiche contro il download illegale di
Mp3, ora scendono in campo i giornalisti della carta stampata.
Gavin O’Reilly, presidente della
World Association of Newspapers, l’organizzazione con sede a Parigi e che rappresenta oltre 18mila testate, non digerisce l’idea che motori di ricerca come
Google e
Yahoo, basino il loro business sullo sfruttamento gratuito delle notizie pubblicate dai media tradizionali.
Questo non è altro che l’ultimo di una fila di attacchi agli aggregatori di notizie on line. A marzo del 2005 è stata
Agence France Presse, l'agenzia d'informazione francese ad accusare Google di violazione del diritto d’autore attraverso il servizio
Google News.
Gli editori temono che l’editoria possa fare la fine dell’industria discografica, costretta a mettere in discussione il proprio modello di business e al ridimensionamento del proprio ruolo.
Tuttavia è lo stesso ÒReilly che, dopo aver paragonato l’attività dei motori di ricerca a
Napster, continua affermando che "siamo confortati dal fatto che la diffusione di Internet, solitamente, indica contemporaneamente un'ottima diffusione dei quotidiani".
Tra i due litiganti il terzo è pronto a morire per avere accesso alla rete. Si tratta di un reporter cubano
Guillermo Fariñas disposto a morire di fame e di sete se il governo di Fidel Castro non gli permetterà di usare Internet per il suo lavoro di giornalista.
L'indicizzazione e la
ricerca dei contenuti, arricchita dall'ipertestualità del web, sono il
vero potenziale dei cosiddetti nuovi media, e sono uno strumento indispensabile non solo per i cittadini ma anche per gli stessi giornalisti. È per questo motivo che non si chiede a Google e affini di smettere la loro attività ma “solo” il
pagamento delle notizie che riportano i link diretti agli articoli pubblicati sui loro siti.