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Benedetto copyright

Benedetto copyright

di MARIA ANTONIA FAMA (23 01 2006)

Bisogna pagare i discorsi del Papa. Parole sante, ma costano caro

Che i ministri di Dio ne sapessero una più del diavolo in materia di “accumulazione primitiva del capitale” è cosa nota da secoli. E così, dopo indulgenze, messe private e scuole di prestigio, approdano al copyright. Chi l’avrebbe mai detto che la Parola Divina ha un prezzo?

Eppure, un decreto della Segreteria di Stato Vaticana “tassa” tutti i testi del magistero papale. In pratica, bisognerà pagare per pubblicare gli scritti e le parole di Benedetto XVI. Per ogni testo, discorso, enciclica o messaggio, sarà obbligatorio versare il 5% sul prezzo di copertina, con anticipo da concordare caso per caso, in base alla tiratura. A beneficio della Libreria Editrice Vaticana. Viene da chiedersi se non ci toccherà “vederci al centro davanti alle “Edizioni Paoline””, la multinazionale libraria che rimpiazzerà “Melbookstore”, Feltrinelli”, e compagnia, luoghi storici degli appuntamenti cittadini.
 

 
Lungi dalla Chiesa l’idea peccaminosa di trarne un profitto economico. “Dobbiamo mettere un po’ di ordine”, dicono in Vaticano. Ma dove, tra gli scaffali della libreria? Un comune mortale medio capisce con qualche difficoltà in che modo il copyright possa dare un ordine ai discorsi del Papa. E soprattutto perché. Si infuria l’Unione degli editori e librai cattolici: “Non siamo stati consultati, e la decisione rischia di rendere impossibile un lavoro con finalità apostoliche”. Posizione condivisibile.
 

“Non di solo pane vive l’uomo”
dice il messaggio evangelico. Va bene che in passato la frase sia stata spesso usata per convincere le masse a campare di speranze e aria. Ma pagare le parole di conforto, no. La cosa preoccupante è che il provvedimento non ricadrebbe solo sugli editori, ma anche sui lettori. Se per rendere pubblici i discorsi del Papa bisognerà pagarGli i diritti d’autore, il vero prezzo lo pagheranno i fedeli. La parola di Dio è uguale per tutti, dovrebbe raggiungere ogni cuore, a prescindere dal conto corrente, o dalle distanze. Ma soprattutto, dovrebbe essere non mediata, una cosa che appartiene a tutti e subito. In questo modo, il messaggio Urbi et orbi non andrebbe molto lontano. Il divario economico ne comporta sempre uno culturale. Dovremo, forse, aspettarcene uno nuovo: quello “fideistico”. Per l’uso di qualche decina di righe di due omelie di Ratzinger in una guida al pontificato la richiesta è stata: quindicimila euro di acconto e il 15% al netto su ogni copia… “Co’ sti prezzi!”
 

Persino Vittorio Messori,
scrittore cattolico di chiara fama, si dichiara perplesso in un intervista rilasciata a La Stampa: “La Chiesa è un’organizzazione fondata sulla parola, per comando di Cristo: andate e predicate. Esiste per annunciare la parola. Quanto più questa parola circola, tanto più la vocazione della Chiesa è compiuta (…) Sbagliato tassare le parole, fa aleggiare l’odore dei soldi attorno ai preti”.
 

I diritti d’autore per libri scritti da Papi
si quantificano in milioni di dollari. Far uscire un libro in contemporanea in tutto il mondo è operazione commerciale da titani. E’ quello che è successo nel caso di Varcare la soglia della speranza, di Giovanni Paolo II, e Rapporto sulla fede, di Ratzinger. Nessuno dei due, però, vide i soldi, che furono devoluti in beneficenza. Il rischio è che il copyright trasformi quel denaro in un'eredità.
 

La vicenda dei diritti
si scatena proprio a pochi giorni dall’uscita della prima enciclica di Benedetto XVI, che verrà presentata mercoledì in Sala Stampa Vaticana.
Non bisognerà mica pagare il biglietto per entrare?…