Google sfida Bush: “Attentato alla privacy”
Google sfida Bush: “Attentato alla privacy”

Washington chiede i dati delle ricerche, la società dice “no”. E perde l’8%
Motivo del contrasto è la categorica opposizione di Google alla richiesta governativa di ottenere dati relativi al traffico mensile di ricerche effettuate sui motori per identificare i siti che offrono materiale pornografico e incriminare i gestori in base al Child Online Protection Act del 1998.
Il Dipartimento di Giustizia ha chiesto a 4 motori di ricerca l’elenco di tutte le parole cercate dagli utenti nel corso di una settimana per tracciare un identikit della pedofilia on line.
Il campione su cui verranno effettuate le ricerche è circa un milione. “Googlebot” è il programma di cui si serve Google per catalogare periodicamente la Rete, attraverso un numero compreso fra i 10mila e i 75mila computer custoditi in una località segreta e supersorvegliata.
Il fatto più grave è il monitoraggio indiscriminato che si vorrebbe effettuare, alla ricerca di qualche soggetto penalmente perseguibile fra tanti che invece utilizzano la Rete per i propri interessi, mantenendo un’integrità morale. E vorrebbero, almeno “fattualmente”, utilizzarla liberamente, nel principio di quella privacy che sono in diritto di far valere.
In America, il momento è particolare: si dibatte con ossessione il rinnovo del Patriot Act e del programma di spionaggio della Nsa. E’ impensabile che, dietro la sacrosanta lotta alla pedofilia on line, ci sia in realtà la pretesa di una sorveglianza che limita quello che è l’elemento fondante della Democrazia: la libertà. Sia essa di espressione, di scelta, di consumo.