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C'era una volta il navigatore anonimo

C'era una volta il navigatore anonimo

di VITTORIO GIORDANO (19 12 2005)

Un chip installato nel pc, diffuso oggi nel mercato business, renderà possibile identificare l'utente durante la navigazione.

L’anonimato sul web è “a rischio estinzione”. Uno dei vantaggi della comunicazione telematica, ovvero l’eliminazione di tutti gli elementi di contesto, potrebbe non esistere più. Tutto ciò è possibile grazie al chip TPM (Trusted Platform Module) che è conosciuto solo tra gli addetti ai lavori all’interno dei contesti aziendali.
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Ad oggi sono giù circa 20 milioni i computer nel mondo che incorporano questo “marchio” rischiando così di smarrire la qualità principale dell’avvento di Internet, e cioè lo spirito libero. Questo sistema di identificazione per il momento è diffuso solo nell’ambito business. Ma dall’anno prossimo è destinato a diffondersi anche sul mercato “consumer”. Mettendo così a repentaglio la privacy di ciascuno di noi consumatori.
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Questo chip è stato realizzato da circa un migliaio di imprese di software e hardware, tra le quali sono da menzionare le multinazionali Amd, Hewlett packard, Ibm, Microsoft e Sun. Il sistema è molto semplice e intuitivo: ogni personal computer, prima di lasciare la fabbrica per essere immesso sul mercato, deve essere dotato di un chip che conferisce allo stesso un’identità permanente.
 
 
 
Il proprietario non sarà in realtà possessore al 100% del pc: dovrà presentarsi al pc ogni volta che lo attiva per accedere al sistema operativo, tramite una password o attraverso l’impronta digitale.
Addirittura un programma “speciale” sorveglierà sugli eventuali tentativi “eversivi” di aggiramento del sistema di identificazione. In questo modo quando il pc si connetterà al sito della banca o a un portale di e-commerce “leggerà” il TPM chip e automaticamente saprà chi sta accedendo ai loro servizi.
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Questo sistema farà sì che se anche qualcuno ha rubato nick e password di accesso a un altro utente, nn potrà accedere al suo conto in banca o al suo accont su e-bay a meno che non lo faccia dallo stesso pc della persona raggirata, attivandone cioè il chip TPM. In generale, non sarà più necessario digitare codici segreti per accedere ai servizi on line: i server a cui si accede riconosceranno automaticamente l’utente senza nessuna barriera di entrata.
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Molti considerano la novità come un modo per rendere più sicuro lo spazio pubblico. Per altri invece è un’inutile ingerenza nella privacy dei singoli utenti e prefigurerebbe un’inquietante Stato di Polizia. Anche perchè si creerebbe un’imbarazzante e inscindibile simbiosi tra uomo e macchina: lo stesso utente incontrerebbe infatti serie difficoltà ad accedere ai servizi di e-banking o di e-commerce da un altro pc, con un differente TPM. Perplessità legittime.
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L’ipotesi tratteggiata, che cioè il TPM possà oltrepassare i confini aziendali per invadere anche le case dei singoli consumatori, è poco confortante per gli sviluppi futuri d internet. Celebre è stata la vignetta apparsa nel 1993 sulla rivista New Yorker: un piccolo cane siede davanti a un Pc e dice a un altro cane: «su internet nessuno sa che sei un cane».
 
 
 
In seguito la didascalia subì molte varianti: un coniglio, un Dio, una zucca vuota. Fino ad arrivare a un'altra famosa vignetta, comparsa sul sito della Carnegie Mellon University pochi anni dopo. La didascalia recitava con malinconica e struggente perspicacia : «Benvenuto utente canino numero 39... bastardo, nero, amante dei peperoni… stiamo aggiornando il vostro profilo».
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La domanda in attesa di risposta è: “Dove può arrivare la sicurezza generale e dove invece comincia la nostra privacy?”.