ALFREDO BIONDI, il vicepresidente della Camera, è nato nel 1928, l’anno in cui è stato inventato il nastro adesivo. Allora Internet e i videofonini erano, ad essere buoni, solo ipotesi fantascientifiche. L’esponente di
Forza Italia è un grande amante della carta e non baratterebbe la sua
Montblanc nemmeno per dieci computer portatili.
“Questo non significa che io sia un passatista: l’informatica è indubbiamente una grande risorsa. Mi ritengo un conservatore del metodo e un progressista dello spirito. Comunque nel mio piccolo, anch’io mi sono adeguato: le nuove tecnologie mi sono utilissime nel mio lavoro di avvocato. Quando devo cercare delle sentenze o degli atti giudiziari utilizzare il computer mi semplifica la vita. Ma se devo scrivere qualcosa, uso rigorosamente carta e penna”.
Ma come se la cava con pc e palmari?
“Cerco di usarli il meno possibile, perché quando lo faccio è un disastro”.
Meglio la penna della tastiera?
“Per me sì. Scrivere consente una riflessione. Se devo decidere di scrivere un articolo o un saggio, la carta e l’inchiostro mi consentono un’organizzazione dei pensieri migliore. C’è un trasferimento più diretto di quello che ho dentro. Invecchiando si assomiglia di più alle abitudini che per noi sono le migliori. I vantaggi de senectute non si accompagnano alla facile acquisizione di nuovi metodi: ho imparato a fare così da ragazzo, e ora che non sono più giovanissimo è difficile assimilare nuove abitudini”.
Mentre le nuove generazioni?
“Io guardo i miei sette nipoti. Prendono in mano qualunque strumento elettronico e dopo pochi minuti sanno fare di tutto. Hanno un’immedesimazione tecnica impressionante. Di svantaggioso c’è che questa immedesimazione sollecita di più la parte non riflessiva, favorendo invece l’acquisizione dei dati”.
Cioè?
“Ai miei tempi si usavano meno strumenti per l’accumulazione dei dati e si leggeva di più. Quando facevo il liceo, ricordo che nella mia classe c’erano alcuni soggetti culturali di eccellenza che riuscivano senza sforzo a tradurre dal greco al latino e viceversa. Erano in grado di svolgere 3-4 compiti per volta e gli restava del tempo per fare altre cose. Oggi tipi del genere non ci sono più. I ragazzi sono distratti, favoriti dalla facilità con cui gli strumenti ci vengono in aiuto. Ad esempio la storia e la geografia non si studiano più come prima: quello che serve lo si cerca, ma non lo si sa. I ragazzi di oggi non mi danno la sensazione di essere abbastanza preparati”.
Tutta colpa delle nuove tecnologie?
“No, credo che anche i genitori vadano responsabilizzati. Mi ricordo ad esempio di mio padre che faceva il professore di matematica. Tra me e lui c’era una specie di paternalismo affettuoso che oggi non vedo più. I genitori accompagnano a scuola i loro figli in macchina e si prendono cura della loro salute, ma quello che manca è la fatica dell’educazione: l’animus corrigendi”.
A proposito di lezioni, i suoi nipoti cercano di coinvolgerla nell’uso dei nuovi media?
“Il nipote più grande è un vero esperto, ma onestamente sono un pessimo allievo. Recentemente ho anche imparato ad intercettare i messaggini del telefonino. Devo sembrarle un fossile”!
Ehm…
“Però devo levarmi un dente: guardando le strade di oggi mi chiedo come si faceva quando non c’era il telefonino. In giro vedi questi con l’auricolare che parlano da soli in due lingue diverse, guardando l’infinito. E’ puro onanismo cerebrale. A volte penso che simulino di ricevere tutte queste chiamate…”.
Riferimenti
Il sito della Camera
Il sito del Senato