Un calcio alla tv
Un calcio alla tv

Convegno sulla candidatura italiana agli Europei 2012: Ilaria D'Amico, Giancarlo Abete e Claudio Lotito parlano anche della crisi di audience del "beautiful game"
Calcio e tv, il connubio funziona ancora? Il bombardamento di calcio in tutte le salse che arriva dall'etere piace davvero agli spettatori? Non è che si rischia seriamente l’overload? Gli ultimi dati Auditel denunciano un forte calo di appeal, programmi come l’Isola dei Famosi e C’è posta per te attirano più audience della Nazionale.
A margine del convegno sulla candidatura italiana agli Europei del 2012 tenutosi nella Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza, MediaZone ha intervistato alcuni esponenti del mondo del calcio che ci hanno parlato della difficile situazione di quello che chiamavamo beautiful game. Le parole di Giancarlo Abete, Ilaria D’Amico e Claudio Lotito potrebbero essere sintetizzate parafrasando Ennio Flaiano, che diceva che “la situazione è seria ma non grave”. A creare disaffezione rispetto al calcio giocato contribuiscono senz’altro gli episodi poco edificanti di doping, truffe, sprechi finanziari, fallimenti societari; gli stessi episodi però alimentano l’enorme mole di comunicazione che ruota attorno al pallone.
Sembra che il calcio giocato sia ormai poco più che un pretesto su cui esprimere opinioni, giudizi, personalissime teorie, su cui vantare competenza e conoscenza, gusto estetico e talento organizzativo. Dal bar dello sport ai salotti televisivi, il commentatore calcistico preferisce il commento al calcio, non può fare a meno di dire la sua. E anche quando li abbiamo interrogati sulle teorie del fantomatico comunicatore olandese Maximilian de Nespolove i nostri tifosi ed esperti non hanno potuto fare a meno di dire la loro.