UN’ALTRA RAI per cambiare la tv: è questa la proposta fatta da
Giulietto Chiesa, noto giornalista, ora presidente del quotidiano online
Megachip, il sei dicembre scorso, agli studenti di Scienze della Comunicazione della Sapienza, in occasione della prima proiezione pubblica a Roma del film-inchiesta
“La Mafia è Bianca” . Dopo l’anteprima tenuta a novembre all’Ambra Jovinelli, una sala gremita di studenti, e non solo, è restata incollata allo schermo per tutta la durata del lungometraggio, prodotto da
Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, che in queste settimane ha sollevato forti polemiche per i temi trattati e soprattutto perchè la Rai si è rifiuta di trasmetterlo nelle sue reti.
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L’idea di Chiesa, e insieme a lui di molti altri giornalisti, giuristi e artisti che hanno sottoscritto la
proposta, è quella, in sostanza, di
riformare il consiglio di amministrazione della Rai in modo da sottrarre le reti pubbliche al peso del potere politico. I membri del Cda, se l’idea diventasse legge, aumenterebbero a 21 e non sarebbero più scelti solo dai presidenti di Camera e Senato ma anche dalle categorie sociali dei sindacati, degli imprenditori, dei consumatori e dal mondo della ricerca scientifica e universitaria.
La proposta di legge è stata subito salutata con successo dagli studenti e da alcuni giornalisti Rai presenti al dibattito, scaturito in seguito alla proiezione del film, riguardo i rapporti tra mafia, politica e informazione. Tra gli altri: Riccardo Chartroux, inviato di Rai 3, Silvestro Montanaro, autore televisivo di Rai 3, Roberto Natale, segretario generale Usigrai.
“Il motivo per cui la Rai si rifiuta di mandarlo in onda è perchè qui la parola mafia è un tabù - spiega Nerazzini, uno degli autori- La nostra inchiesta dimostra come la classe politica sia spesso legata a Cosa Nostra”
Il libro, con prefazione di Michele Santoro, in seguito diventato dvd, racconta con minuziose ricostruzioni i processi che si ricollegano alla mafia siciliana e che coinvolgono potenti uomini politici, imprenditori milionari, pentiti di mafia e medici. Vengono citati, fra gli altri, nomi autorevoli come quello del presidente della Sicilia Totò Cuffaro, sotto processo per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, dell’imprenditore Michele Aiello e del boss Giuseppe Guttadauro.
Indignazione, rabbia e sconcerto per temi così scottanti che non trovano spazio nei circuiti ufficiali dell’informazione: sono stati questi i sentimenti che gli studenti di Scienze della Comunicazione hanno manifestato dopo la visione del film; ma anche partecipazione, sete di conoscenza e verità che trapelano non solo dalle loro parole quanto dalla forte presenza che non è diminuita nemmeno dopo alcune ore di confronto, quando l’orologio segnava, ormai, la mezzanotte.
"La tavola rotonda, che stasera qui ha avuto luogo, è solo il primo appuntamento di tanti altri che si svolgeranno nell’arco dell’anno per affrontare il problema dell’informazione televisiva - afferma Mario Morcellini, preside di Scienze della Comunicazione – soprattutto perché ora l’informazione entra nella sua fase cruciale in vista delle elezioni politiche”.