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"Il Signor Pirandello è desiderato al telefono"

"Il Signor Pirandello è desiderato al telefono"

di GLAUCO DI MAMBRO (02 11 2005)

Fabrizio Monetti porta in scena a Belgrado il monologo di Antonio Tabucchi: quando la letteratura rimedia alla storia

EBBENE sì, c’è qualcuno che riesce a fare anche questo: c’è qualcuno che riesce a far parlare tra loro al telefono  Fernando Pessoa e Luigi Pirandello.

E poco importa il fatto che i due non si siano mai conosciuti. Questi due grandi autori del Novecento, con una poetica per certi versi simile, non hanno mai avuto occasione di comunicare fra loro. Un vero peccato. E così a rimediare ci ha pensato Antonio Tabucchi. Come? Immaginando che, nel 1935, un attore chiamato ad interpretare Pessoa in un  ospedale psichiatrico portoghese, cominci a desiderare, davanti al suo pubblico di pazienti, di telefonare a Luigi Pirandello.
 
 
SI TRATTA di un dialogo puramente fantastico; eppure  Pirandello negli anni '30 era stato a Lisbona per presentare in anteprima mondiale in portoghese la sua commedia “Sogno... ma forse no”. Questo dunque lo spunto per un delirio-illusione in forma di dramma. O di commedia? Difficile dirlo. Fatto sta che il monologo di  Tabucchi ha costituito uno dei momenti più importanti della Quinta Settimana della Lingua Italiana nel Mondo” in quel di Belgrado, dove la diffusione della Lingua e della Cultura Italiana sono sempre più  centro dell’attenzione dei media e del pubblico.

 
UNA CRESCITA ESPONENZIALE quella dell’Italiano a Belgrado, probabilmente anche grazie ad eventi come questo che riescono a calamitare l’interesse degli appassionati e studiosi della nostra cultura, ma che  allo stesso tempo riescono ad affascinare anche chi fa per la prima volta la conoscenza della nostra lingua.
Per “Il Signor Pirandello è desiderato al telefono” infatti  è stato necessario un bis:  e così dopo la rappresentazione alla Sajam, (La “Fiera Internazionale del  Libro” di Belgrado), la performance è stata ripetuta anche a scuola, precisamente  presso il  prestigioso III Liceo della capitale Serba, espressamente per gli studenti del Corso Bilingue Serbo/Italiano coordinato dal Prof. Olimpio Di Mambro, docente del Ministero degli Affari Esteri, alla presenza di un folto gruppo di docenti, studenti e genitori; tutti entusiasti dello spettacolo.

 
 
UN PALCOSCENICO prestigioso quello della Fiera di Belgrado, considerato che dopo la Fiera di Francoforte si tratta della più antica fiera del libro d’Europa, ed ogni anno 400.000 mila persone si aggirano tra le migliaia di libri esposti.  
La rappresentazione si è svolta grazie allo Stand Italiano della Fiera, che in quest’edizione è stato curato dall’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado diretto dal Prof. Giorgio Salerno.

 
 
A TABUCCHI dunque si deve l’idea di far comunicare Pessoa e Pirandello con quest’atto unico, “Il Signor Pirandello è desiderato al telefono”: ma, come per ogni processo comunicativo degno di questo nome, oltre ad un emittente ed un ricevente c’è bisogno di un canale. E il canale stavolta si chiama Fabrizio Monetti.
E' proprio l’attore torinese infatti che sta portando in giro per il mondo un monologo che fa affidamento solo ed esclusivamente sulla potenza comunicativa del testo e sulla capacità espressiva dell’interprete. E per capirlo basta considerare le esigenze tecniche di Monetti  per la messa in scena della pièce: 4 fari e un lettore cd. Tutto qui. Una dimostrazione di come il Teatro, quello vero, si possa fare con pochi mezzi: una sedia, un foulard ed un paio di orecchini. L’importante è avere un testo forte ed un attore pronto ad accettare quella che è una vera e propria sfida.
 
 
"ECCOMI, sono Pessoa, o così mi hanno detto di essere. Diciamo che sono un attore e sono venuto per divertirvi, oppure se più vi piace sono Pessoa che finge di essere un attore che stasera interpreta Fernando Pessoa”: ed è solo l’inizio. Dopo quest’incipit, infatti, sulla scena si muove un personaggio che gioca coi ruoli, che coinvolge e stravolge i sensi delle parole e della comune  visione del mondo. Un personaggio che diviene ora poeta, ora spettatore, ora madre, ora figlio, ora Pirandello, ora Pessoa, ora voce della mente, incubo e ossessione: con un’unica sedia come supporto e  con gli abiti dimessi e scombinati, tipici appunto dell’ospite di un manicomio, Monetti inchioda per l’intero monologo lo spettatore che rimane assorto e attento.
 
 
ASSORTI e attenti come sono rimasti i giovanissimi studenti del Prof. Olimpio Di Mambro, a conferma del fatto che l’idea di una didattica che già dai primi anni d’insegnamento mette subito a confronto lo studente con i testi d' autore della nostra letteratura si dimostra senza dubbio vincente.
 

Riferimenti

Istituto Italiano di Cultura di Belgrado

Fiera Internazionale del Libro di Belgrado

Belgrado

Antonio Tabucchi