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Rockpolitik tra polemiche e boom di ascolti

Rockpolitik tra polemiche e boom di ascolti

di IVAN SOCCIO (21 10 2005)

Parte subito col botto il nuovo programma di Celentano ma non mancano le polemiche

L’ITALIA ritrova un pizzico di libertà di stampa, almeno per una sera. A rivitalizzare il nostro paese ci ha pensato Adriano Celentano con la prima puntata del suo rockpolitik (andata in onda in prima serata su Rai uno) che ha fatto subito un boom di ascolti arrivando a toccare oltre il 47% di share. 11 milioni di telespettatori incollati davanti lo schermo, con una punta di 15 milioni nel momento clou, per modificare quella statistica fornita da “House of freedom” che ci ha inserito al 77 posto come livello di libertà di stampa declassandoci a paese parzialmente libero.


 

 
Celentano ha scherzato con i mali dell’Italia, consapevole dei nostri problemi ha fatto di tutto per tirarci su dando un microfono a tutti e tentando in ogni modo di far dire la propria a chiunque. Proprio per questo sono sorte le prime polemiche; ma a questo proposito il boom di ascolti gioca a favore del molleggiato che può sfruttare questa carta fino alla fine.

Ricordiamo che Rockpolitik ha creato polemiche e scalpore ancora prima di cominciare. C’è voluto del tempo prima che Celentano e la Rai (nella persona di Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Uno) si accordassero sulle modalità del programma. Il popolare cantante nonché presentatore aveva avanzato una sola richiesta: i testi li avrebbe scritti lui così come avrebbe scelto anche gli ospiti.


Qui era partita la diatriba e il programma fu annullato (infatti sarebbe già dovuto partire da tempo) prima che l’accordo venisse trovato.
 
Celentano ha abilmente sfruttato tutte queste vicende per rendere il suo programma molto più interessante. Ha scherzato sulle prese di posizione del presidente Del Noce, ha cercato di prendere in giro la classe politica italiana (sia di destra che di sinistra). Ma principalmente ha sfidato il sistema che governa attualmente la Rai tanto che lo stesso Del Noce ha parlato pochi giorni fa di Celentano come un’eccezione.


Lo stesso direttore ha poi manifestato la volontà di autosospendersi perché nel caso di Rockpolitik non sarebbe stato in grado di dettarne la linea editoriale. Tutto questo ci riporta un po’ indietro e ci fa riflettere su quella graduatoria e forse adesso riusciamo a capire perché ci troviamo in settantasettesima posizione.

 
 
Il programma in ogni caso è stato molto interessante; si è parlato di attualità, di politica di giornalismo e ci sono stati gli intermezzi comici di Antonio Cornacchione e Maurizio Crozza. Sicuramente il punto più atteso e interessante del programma è stato l’intervento di Michele Santoro (appena dimessosi dal Parlamento Europeo). Il popolare conduttore bandito dalla tv dopo le dichiarazioni famose del Presidente del Consiglio è tornato a parlare, ad avere un microfono in mano e a dire liberamente ciò che si sentiva di dire.


Celentano gli ha dato questa possibilità, non ha avuto paura delle possibili ripercussioni, anzi le ha irrise scherzando con lo stesso Santoro. Nell’idea del molleggiato gli altri ospiti sarebbero dovuti essere Biagi, Luttazzi e Grillo; i tre hanno rifiutato chi per principio dopo il trattamento subito e chi perché ha ancora dei contenziosi legali con la Rai. È stato molto sentito l’appello di Santoro che si è rivolto in prima persona al suo staff invitandolo a prepararsi per il ritorno in tv asserendo che adesso vuole combattere sul serio la battaglia per il suo lavoro.

 
 
Se ci sono state delle diatribe prima che il programma andasse in onda non potevano mancare le polemiche del giorno dopo: la Casa delle libertà attacca il programma spingendosi fino a chiedere le dimissioni del direttore Rai Meocci. Pronta e secca la risposta del diretto interessato: “Di dimissioni si parlerà in commissione di vigilanza. Non sono attaccato alla poltrona ma ugualmente non sono disponibile a rinunciare alla mia libertà, dignità e coerenza”.


Parole roventi che promettono un lungo scambio di opinioni e di accuse, la speranza è che non si risolva tutto (come è già accaduto in passato con casi simili) con la chiusura del programma anche perché stavolta ci sono più di 11 milioni di italiani che la pensano diversamente.