UNA VOLTA erano dieci e dettati da Dio.
In Cina sono da poco
diventati undici per opera dell’Ufficio di informazione del Consiglio di Stato e del Ministero dell’Industria a e dell’Informazione.
Hanno detto: “Solo un modo per regolamentare il mondo internet”, “Solo un modo per integrare e armonizzare quanto già esistente”. Le associazioni che difendono la libertà d’espressione e la libera circolazione di idee, dicono: “Solo un modo per riaffermare il monopolio statale su un’informazione che è solo propaganda”.
Gli amici orientali dovranno ora tenere bene a mente:
1) Non violare i principi della costituzione;
2) Non mettere in pericolo il Paese e la sua unità rivelando segreti di Stato o incitando alla sovversione;
3) Non attentare alla reputazione del Paese;
4) Non mettere in pericolo il Paese con odio e razzismo;
5) Non promuovere sette religiose o superstizione;
6) Non creare instabilità sociale;
7) Non diffondere nulla che abbia carattere pornografico, violento o relazionato al gioco d’azzardo;
8) Non diffamare le persone;
9) Non diffondere informazioni illegali;
10) Non alimentare l’associazionismo, gli scioperi e ogni altra cosa che disturbi l’ordine pubblico;
11) Non organizzare tramite internet associazioni o attività illegali.
Eccoli. Da buttar giù tutti d’un fiato. Senza pensare, o meglio, pensando solo alla pena che merita il peccatore: oltre alle fiamme dell’inferno, anche una multa di circa 3000 euro.
Undici comandamenti messi come cornice ad un sistema già filtrato. Basti pensare all’
accordo stipulato dal governo con Google News, grazie al quale il motore di ricerca accetta di scendere a patti e di eliminare dai risultati alcuni siti scomodi. Basti pensare ai
62 detenuti per aver diffuso via internet “idee sovversive”.
Riferimenti
per saperne di più su Google News in Cina consulta gli articoli di Repubblica e dell'Unità
per conoscere altri generi di censura in Cina clicca qui