UN LIBRO e una rivista per dire un "NO!" energico e soprattutto un "BASTA"
alle grandi corporation che si ostinano ancora a voler privatizzare i risultati della ricerca scientifica e che soprattutto, ancora oggi non riescono a cogliere la straordinaria opportunità di invenzione sociale resa possibile dalle tecnologie della conoscenza.
Sono proprio queste le premesse che fanno da sponda al libro "Il Sapere Liberato" e alla rivista ISDR – Il Secolo della Rete. Le due pubblicazioni sono state presentate al convegno svoltosi lunedì 19 settembre 2005 presso il Centro congressi in via Salaria,113.
Mario Morcellini, preside di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma, da esperto in comunicazione, avverte: “La conoscenza è una delle pochissime risorse, difficilissima da collegare in modo privatistico e pertanto prevale l’idea che essa si realizzi principalmente se è insegnabile, se cioè diventa la piattaforma, la dimensione che cresce dividendosi. Più nello specifico, la conoscenza comincia a diventare interessante, eccitante e trova nuovi proseliti, quando cioè riesce a scambiarsi e scambiandosi si moltiplica e diventa una specie di rivoluzione, un specie di scossa rivoluzionaria della mente, della testa delle persone”.
Quotidianamente si assiste ad una crescita quasi a dismisura di contenuti digitali, di servizi di trasmissione e di strumenti di comunicazione che con modalità inedite, innestano sempre più pratiche diffuse di libera produzione, distribuzione e fruizione di conoscenza.
Occuparsi politicamente dello sviluppo della libera conoscenza, oggi vuol dire: cambiare necessariamente i vecchi metodi e i tradizionali strumenti della politica.
Diviene pertanto indispensabile promuovere un modello di condivisione delle conoscenze e soprattutto continuare a sostenere il Copyleft, (permesso d'autore). Un metodo generale per realizzare un programma di software libero e per richiedere che anche tutte le versioni modificate e ampliate dello stesso, rientrino sotto il software libero. La maniera più semplice per rendere libero un programma infatti, è quella di farlo diventare di pubblico dominio, senza copyright (diritto d'autore).
Spiega Di Corinto, direttore della nuova rivista: "ISDR" è la nuova pubblicazione dell'associazione Il secolo della Rete - for free knowledge society, dunque un insieme di professionisti, esperti e attivisti del mondo IT e dei media”.
Si tratta di una rivista di carta disponibile online sotto licenza “Creative Commons” (by-nc-sa, 2.0), aperta alle collaborazioni e alle proposte di chi riflette sulle grandi tematiche della società della conoscenza.In particolare, il primo numero è dedicato alla ridefinizione del concetto di "proprietà intellettuale" attualizzato in brevetti, marchio, copyright e segreto industriale che ISDR offre di ripensare come "Commons".
“Se abbiamo fatto la rivista, sostiene Di Corinto: è perché volevamo dare un segnale in questo senso: la rivista è un po’ un invito a sporcarsi le mani, però prima a conoscere, a capire quali sono le misure del campo da gioco .Capire chi gioca con te, chi gioca contro di te e poi fornire gli strumenti per delle incursioni concettuali in questo settore, che secondo me, secondo l’Associazione, vero autore collettivo della rivista, è un tema centrale per la società di oggi, ma in generale, per la società-cultura, che poi altro non è, che la società odierna, dove la pressione della conoscenza, dello statuto della conoscenza, della produzione e proprietà della conoscenza è un tema decisamente trasversale alla società e soprattutto alla politica ”.
Poi Di Corinto aggiunge: “Purtroppo però, una loro troppo spesso scarsa preparazione. Ma a fronte di tutto questo, le persone, i gruppi, i collettivi, le associazioni vanno avanti con tenacia e lavorano comunque per rappresentare i propri bisogni, per sviluppare modalità di relazione diverse, non siano però quelle dominate dal profitto.
Associazioni e collettivi tuttavia, provano in qualche modo a difendere le proprie forme di vita.
“Ci sono molte persone, argomenta ancora Arturo Di Corinto, che hanno realizzato delle cose molto interessanti, strumenti democratici per comunicare, per produrre, per cooperare, ma che ad un certo punto, hanno deciso di abbandonare un “lago”, un “lagone” ,(così lo definisce il direttore di ISDR), per mettere su famiglia, per trovare un modo per guadagnare dei soldi.
“Queste persone illuminano senza alcuna ombra di dubbio un altro problema grosso”, spiega con insistenza Di Corinto, vale a dire: “Lavorare nella comunicazione con un approccio libertario, democratico, ecc. non è sufficiente ad autosostenersi!"
Insomma, una denuncia diretta ai decisori politici, quella del direttore di "ISDR": “ La rivista è la battaglia del futuro. E’ ora di sporcarsi le mani! E’ un segno positivo questo! Giusto per non lasciare spazio aperto soltanto alle decisioni dei governi, delle multinazionali che di certo, non lavorano nella direzione di una società aperta”.
Non di meno è poi il libro dal titolo “ Il sapere liberato”, l'ultima fatica del collettivo LASER - un insieme di ricercatori, giornalisti e attivisti sparsi ai quattro angoli del globo.
Il libro infatti, pubblicato per Feltrinelli, si interroga su come le grandi Associazioni possano continuare ancora a fare i loro interessi, privatizzando i risultati della ricerca di base scientifica e pertanto si chiede, se e come l'Open Source, possa fornire un diverso modello di condivisione delle conoscenze a vantaggio del bene comune.
Anche in questo caso la licenza del libro è “Creative Commons”.
Questa volta ad intervenire è stato Mauro Capocci, membro del gruppo Laser.
Secondo il giovane studioso, la conoscenza scientifica nasce all’interno di comunità. A tale proposito ci dice che all’interno del libro, viene spesso ribadita la frase di Isaac Newton: “Ho potuto vedere più lontano perché ero sulle spalle del gigante,”ossia sostiene Capocci: “noi utilizziamo le conoscenze precedenti e grazie ad esse, abbiamo la possibilità di guardare più lontano. E’ proprio in questo modo, che riusciamo ad andare avanti nello sviluppo della conoscenza”.
E’ un po’ indicativo, afferma ancora il membro del gruppo Laser, il fatto che comunque la scienza abbia sempre tentato di utilizzare strumenti comuni, quindi linguaggi comuni, spazi comuni, come ad esempio le riviste, i congressi, le assemblee, non in modo privato, ma sempre considerando la conoscenza come un bene comune che potesse essere messo a disposizione di tutti.
Insomma, conclude Capocci: “La conoscenza, una risorsa in qualche modo inesauribile per andare più lontani”.
Riferimenti
Il sito web della rivista "Il secolo della rete"
Il sito del libro "Il sapere liberato"