eBay prende voce, ma over IP
eBay prende voce, ma over IP
Il sito di vendite all'incanto compra Skype Dal libero scambio di beni a quello delle parole. E la Cina è vicina
EBAY entra in comunicazione. Vocale. L'azienda specializzata in aste ha acquistato una delle più celebri "compagnie telefoniche" di voice over ip (VoIP): Skype. Il prezzo è di 2,6 miliardi di dollari, metà pagati in moneta e metà in concambio azioni. E un altro miliardo e mezzo verrà sborsato nel caso gli obiettivi finanziari siano raggiunti tra il 2008 ed il 2009.
LO SCOPO della manovra? A prima vista creare «un "motore" senza pari per comunicazione ed e-commerce». Una sfida nel VoIP, dunque, a Google (il recente Talk), Microsoft (Teleo), AOL (Ingeneio) e Yahoo (Messenger). Ma anche un mezzo per mettere in contatto vocale acquirenti e venditori, che finora hanno sfruttato "solo" le funzionalità di feedback sugli affari conclusi trasformandole in una risorsa straordinaria per saggiare affidabilità di prodotti e business-partners, con maggior rapidità degli scambi . Un elemento aggiuntivo al sistema di pagamento "sicuro" PayPal, già in orbita eBay.
IN REALTA' Skype, azienda lussemburghese, non è solo fonìa. Si tratta infatti di un rich medium, sebbene non "ricchissimo" (non ha ad esempio la videocomunicazione, offerta invece da un concorrente per di più open source: Openwengo). La società creata da Janus Friis e Niklas Zennström - da poco con un occhio sul più grande mercato del mondo, la Cina, con Tom Online - offre però software multipiattaforma in grado di garantire segreteria telefonica, conferenze, chat e pure scambio di files in tempo reale.
DA QUALCHE TEMPO, poi, consente di avere - per ciascun Paese - un numero di telefono "entrante" che i chiamanti pagano, alla loro tariffa nazionale, anche utilizzando un telefono non VoIP. Insomma: l'ubiquità per globalizzare gli affari della gente comune (e non solo). Anche se non appare tutto rose e fiori, visto il giudizio negativo espresso nei giorni scorsi dalla Borsa ai primi rumors sul matrimonio apparsi su New York Post e Wall Street Journal, preceduti da voci sull'interesse di Google sempre verso Skype.
LA DIMENSIONE di eBay come marketplace globale, quasi incarnazione del libero mercato delle teorie classiche condito da meccanismi cooperativistici, è dunque - in prospettiva - quella non solo più del libero scambio dei beni, ma anche degli scambi di informazione interattivi e multimediali, tanto one-to-one che uno a pochi. Con in più una potenziale trasparenza, di immediatezza, almeno da un capo del telefono (che riceva o chiami il numero Skype dall'apparecchio di casa, da un box predisposto o dalla cabina telefonica), circa la natura "mediata" dal computer della trasmissione. Il numero Skype non appare infatti "riconoscibile" come tale da chi chiama, né da chi riceve. Il parlante resta confinato alla dimensione orale della comunicazione, senza sfruttare altre risorse metacomunicative. Ma sarebbe già abbastanza per esser contattati da ogni dove dagli acquirenti per le vendite all'incanto.
PREVISIONI è però sempre azzardato formularne, specie quando riguardano le commistioni di Dna tra le internet companies ed i "figli" che ne potrebbero nascere. Lo spirito di eBay è quello della conoscenza condivisa come risorsa per valutare l'affidabilità delle istanze (valore particolamente sentito, questo della veridicità, nell'ambiguo mondo del web come hanno dimostrato le recenti polemiche su Wikipedia).
SKYPE è figlia di una filosofia peer-to-peer. E c'è la Cina da conquistare (ma anche India e Russia). Meg Whitman, presidente di eBay, ha annunciato maggiore interattività ed umanità. Nel pacchetto degli annunci figura inoltre l'attesa di un incremento di affari in ambiti dove il "dialogo" ed il pagamento pay-per-call sono elementi fondamentali per chiarirsi le idee prima dell'acquisto di viaggi, nuove auto, immobili. In soldoni ce n'è abbastanza per restare disorientati. Tanto che gli analisti di borsa, come Ovum e Goldman Sachs , si sono mostrati scettici rispettivamente sulle sinergie immediate e sulla necessità di spendere miliardi con il VoIP lussemburghese per sfondare, con le vendite all'incanto, nel lontano Oriente.