Pochi intimi all’
Arena Jazz Festival di
Gaeta per la serata d’apertura, che prevedeva in cartellone
Pietro Condorelli con il
suo trio: ma chi ha preferito fare qualcos’altro in quella calda notte d’agosto, ha fatto davvero male.
Con una formazione che non si può definire prettamente jazzistica (chitarra, contrabbasso e batteria, il trio ha trasportato tutti in un’atmosfera quasi sognante, eterea: merito soprattutto del suono della chitarra di Pietro Condorelli, sempre pulitissimo e limpido ma allo stesso tempo caldo e corposo.
Avevamo già visto il chitarrista (nato a
Milano,ma cresciuto a
Caserta) all’opera l’anno scorso, ma con una formazione completamente diversa, che vedeva una sezione ritmica provvista di basso elettrico e non di contrabbasso, e che poteva avvalersi anche dell’apporto di un pianista come
Francesco Nastro: quest’anno invece Pietro Condorelli ha deciso di presentarsi in trio, e così, appena finito il concerto, l’abbiamo avvicinato per saperne qualcosa in più…

“Come hai detto tu l’anno scorso era davvero diverso, visto che eravamo un quartetto ed avevamo il basso elettrico: quest’anno diciamo che mi sono caricato di più responsabilità, nel senso che con questa formazione c’è bisogno di un maggior lavoro prettamente chitarristico.
Tutta l’armonia, e anche l’intensione del gruppo, poggiano solo sul chitarrista.”
Da come ha suonato Pietro Condorelli, non sembra che questo lo abbia preoccupato più di tanto: forse anche perché a sostenerlo c’era un
contrabbassista come
Mario Mazzaro, che oltre ad accompagnare egregiamente il chitarrista non ha disdegnato assoli in cui ha spesso “mixato” tra generi diversi. Contaminazione a tutti gli effetti: ma
quanto conta la contaminazione nel jazz?
“E’ abbastanza importante: personalmente mi piace ogni tanto spaziare e fare delle puntatine in altri generi, lo trovo molto divertente. Ma quando si suona jazz bisogna sempre mantenere la tradizione: il jazz è la musica di tradizione per eccellenza”
Per rivedere Pietro Condorelli dal vivo adesso bisognerà aspettare, come ci conferma lui stesso: “Ora ci prendiamo un po’ di meritato riposo: niente serate per qualche settimana”, mentre per il suo
nuovo cd il periodo d’uscita è certo: “A gennaio ci sarà il nuovo disco, dove suono con lo stesso
quintetto del disco precedente (
Quasimodo, n.d.r.) più alcuni musicisti ospiti. E inoltre ho registrato qualcosa in trio, ma penso che questo lavoro uscirà più in là per un’
etichetta tedesca…”
Quartetto, trio, quintetto: Pietro Condorelli sembra essere a suo agio in ogni situazione.
Ed a pensarci bene, questa è una delle caratteristiche grazie alle quali si può distinguere un buon jazzista da un “dilettante”: la controprova l’abbiamo avuta il giorno dopo , quando sul palco è salito il
quartetto di
Cinzia Tedesco, composto da musicisti che avevamo già ascoltato con formazioni sempre differenti.
E non è finita qui…

All’appuntamento col quartetto napoletano quindi si sono presentati in molti, e ne è valsa senza dubbio la pena: una serata sicuramente diversa rispetto alla prima, non fosse altro per il repertorio, che ha visto la
riproposizione di molti
standard jazz notevolmente impreziositi dal
virtuosismo della
voce di
Cinzia Tedesco, dal
travolgente groove di
Pietro Iodice alla
batteria e dai
morbidi soli di
Aldo Farias alla
chitarra e
Angelo Farias al
basso.
Un quartetto che ha probabilmente riunito quanto di meglio c’è nel panorama jazzistico italiano: e stupisce ancor di più la performance dei musicisti napoletani quando veniamo a scoprire che con questa formazione non avevano mai suonato prima d’ora. Ma come avranno fatto a riproporre classici jazz in una chiave alcune volte tutt’altro che convenzionale, come nel caso di Summertime?
Lo chiediamo a Cinzia Tedesco…
“Cerchiamo sempre di metterci del nostro quando suoniamo: questo è lo spirito del jazz.
Il jazz è improvvisazione, è vita, è creatività: è fondamentale vivere il brano che si sta eseguendo, perché è solo in questo modo che si dà il proprio contributo alla musica.”
Ed un notevole contributo alla musica lo ha dato e lo sta dando tuttora Pietro Iodice, sicuramente uno dei migliori batteristi jazz in circolazione in Italia: non sono state poche le volte in cui il musicista ha lasciato a bocca aperta la platea con i suoi fill e i suoi soli, dove ha fatto sfoggio di una completa padronanza della tecnica del suo strumento: eppure il jazz non dovrebbe essere soprattutto creatività e sentimento?
“E’ vero, ma la tecnica è la grammatica dello strumento: nessuno di noi riuscirebbe a parlare se non avesse studiato le regole grammaticali. Allo stesso modo la tecnica è la base su cui poggia tutto il discorso musicale: l’importante è che tutto quello che si impara dal punto di vista tecnico sia messo poi al servizio della musica, e non ostentato solo come una forma di esibizionismo. Questo è quello che fa la differenza tra i musicisti: il jazz è un linguaggio, e se si parla la stessa lingua, si cammina insieme tranquillamente.
In effetti ha stupito l’affiatamento del quartetto, e quando chiediamo qualche delucidazione in più ad Aldo Farias, lo spirito napoletano esce fuori ancor di più ed il chitarrista ci prende in giro dicendoci prima che hanno appena terminato un tour in Canada, per poi rivelare che con Pietro Iodice aveva suonato già tante altre volte, visto che si conoscono da vent’anni, mentre con Cinzia Tedesco era la prima volta. Un motivo in più per dire che c’era feeling davvero ottimo, allora… “Questo è un bel punto di partenza quando si deve suonare assieme!” conclude il chitarrista, al quale fa eco il fratello bassista: “ Suonare con Pietro Iodice mi viene naturale: qualunque cosa faccia sulla batteria istintivamente sono portato a seguirlo. In fondo, è sempre lo zio Pietro!!”
Tra le risate generali ci pensa Cinzia Tedesco a riportare il discorso su binari più seri, accennando all’ottima ospitalità ricevuta: “ L’Italia è un paese stupendo, ma questa zona ha in qualcosa in più: “Ringrazio
Gaeta per l’accoglienza e il calore che ci ha tributato”.
Ma quando la cantante parla dell’importanza dei mezzi di comunicazione, internet in particolare, nel far circolare il jazz tra i giovani, anche gli altri musicisti si fanno seri ed annuiscono tutti convinti: “ Oltre alla città di Gaeta però ringrazio soprattutto voi, perché fate un lavoro indispensabile. Il servizio che date alla diffusione del jazz è grande, soprattutto perché i giovani navigano moltissimo in internet, e se mentre fanno le loro ricerche trovano del jazz nella rete è molto importante. Per noi musicisti e per tutta la cultura in generale.”
Riferimenti
Pietro Condorelli
Cinzia Tedesco
Pietro Iodice
Quasimodo
Francesco Nastro
Aldo Farias
Mario Mazzaro
Angelo Farias
Gaeta