La strana guerra tra il Biscione Terrestre e il Digitale Celeste
La strana guerra tra il Biscione Terrestre e il Digitale Celeste

Viaggio tra la fretta di Cologno e le risposte di Murdoch. E in Rai stanno a guardare
La domanda è una sola: ma tra Mediaset e Sky c'è una guerra in corso? Cielo e terra, satellite e digitale: ci prepariamo a uno scontro fra titani?
Il colpo
Tutto nasce dall'annuncio che Mediaset, una decina di giorni fa, ha acquistato i diritti per trasmettere le gare casalinghe di campionato di Milan, Inter e Juventus in paytv su DDT (digitale terrestre) e via cavo (fibra ottica e ADSL) per la bella somma di 86 milioni di euro. Due anni di contratto più due di prelazione.
Lo "sgarro" è il seguente: finora Sky aveva mantenuto il monopolio totale della serie A in diretta. Chi aveva provato a mettersi contro (vedi l'esperienza delle cenerentole di Gioco Calcio) era stato costretto a rientrare presto nei ranghi.
Dopo la firma del contratto con il Palermo, l'ultima società a siglare l'accordo con Murdoch, Sky aveva addirittura fatto intendere che avrebbe lanciato la sfida alla "Domenica Sportiva" e a "Controcampo": una volta raggiunto l'obiettivo dei 4 milioni di abbonati, la scalata alla domenica sera sarebbe stata più che lecita. Piccinini l'ha insegnato, battere la DS non è reato (e nemmeno difficile). A Sky la giornalista Ilaria D'Amico era già pronta.
Ora però, le cose cambiano.
Mediaset conviene
Il Biscione mette subito a segno il secondo colpo: la partita di una delle uniche tre superstiti delle miliardarie sette sorelle del pallone la si potrà vedere acquistando in tabaccheria o in edicola una carta prepagata. Costo: solo 2 o 3 euro. Sky ne chiede 9.
A via Salaria sudano freddo. La competizione è chiara, e pure forte. Aggiungi che oggi comprare il decoder per il DDT costa 150 euro in meno grazie al contributo statale, e il quadro è chiaro: se vuoi vedere il Milan (o l'Inter, o la Juve), guardalo/a su Mediaset.
Il cavallo di Troia
Il Dio Pallone è ancora una volta il cavallo di Troia per la scalata al boom televisivo. Era il 1980 quando le reti di quella che era ancora la Fininvest di un Berlusconi tutto imprenditore del piccolo schermo, senza la fissa della politica, mandavano in onda il Mundialito.
La vicenda ormai è datata ma è una delle svolte più importanti per la storia della televisione italiana, e vale la pena raccontarla brevemente: Fininvest si aggiudicò i diritti di trasmissione per l'Italia e otto altri paesi europei di un torneo di calcio organizzato dalla Federazione calcistica dell'Uruguay (allora in mano a una dittatura militare ansiosa di sdoganarsi) che vedeva in lizza le nazionali che si erano aggiudicate almeno una volta la Coppa del Mondo. Dopo un incredibile ciclone di polemiche politiche (la legge tutelava il monopolio nazionale della Rai, per cui Canale 5 trasmetteva solo in Lombardia e - illegalmente - come network di tv private: situazione che il governo Craxi avrebbe poi risolto con il celebre "decreto Berlusconi"), il Cavaliere riuscì ad accordarsi con la TV di Stato per la spartizione delle trasmissioni, guadagnando una barca di soldi rivendendo quote di diritti e aprendo una breccia nel monopolio di trasmissione.
A ventiquattro anni di distanza, il calcio torna protagonista nella lotta serrata su di un terreno vergine, tutto da colonizzare, come il digitale, e di un monopolio da abbattere, quello del campionato in diretta.
Cinque ragioni per una mossa a sorpresa
Gli analisti si sono scervellati per ragionare su cosa ci guadagna veramente il Biscione con questo colpo. Riportiamo le migliori cinque considerazioni in merito, suggerite da Stefano Carli di "Affari e Finanza", supplemento de "La Repubblica":
1- il digitale va diffuso: nonostante l'impegno economico profuso dal Governo (ben 110 milioni di euro di contributo all'acquisto, roba che la riforma della scuola in Finanziaria ha avuto solo 90 milioni) i decoder venduti sono pochini, 300mila circa. E a tremare è Emilio Fede: Rete 4, che prima o poi dovrà lasciare l'analogico, rischia l'invisibilità;
2- il Milan è sempre un gioiello di casa: un po' di denaro fresco serve ad aumentare il distacco di risorse tra le regine della serie A e il resto della baracca. E c'è sempre quell'idea di un supercampionato europeo.
3- Mediaset non ha paura di nulla, nemmeno della paytv: il mondo della finanza può continuare a puntare sulla ruota di Cologno;
4- Murdoch non ha concesso a Publitalia la propria raccolta pubblicitaria e Sky ha creato una società ad hoc: sulle agende Mediaset si sono segnati di fargliela pagare;
5- bisogna convincere gli investitori pubblicitari che il Biscione reggerà anche eventuali crisi della tv generalista, se e quando ci saranno.
Quanta fretta, ma dove corri...
I tempi (rapidissimi) dell'operazione da 86 milioni stupiscono: un sacco di segnali suggerivano di portare pazienza:
1- i ricorsi pendenti a Bruxelles e a Roma con l'Antitrust sull'acquisto del secondo multiplex (ovvero un gruppo di quattro canali digitali) necessario per la trasmissione del calcio: Tesauro aveva già detto di no, poi ha cambiato idea per la Rai ma non ancora su Mediaset.
2- il conflitto di interessi, arma affilata nelle mani di Follini nella sanguinolenta verifica di governo: la vicenda ne è la summa. Berlusconi a capo del governo della legge Gasparri (il ministro ha già fatto sapere che la mossa Mediaset è "un fatto positivo"), Berlusconi ministro del Tesoro, azionista Rai che indica il presidente dell'azienda, Berlusconi presidente del Milan, Berlusconi patron di Mediaset, Galliani (leggi Berlusconi) presidente della Lega Calcio ma uomo Milan e pure uomo Mediaset. Pochi gli attori, troppe le parti: non tutti digeriscono la cosa, nella Casa delle Libertà;
3- il "fronte del Sud", un'allenza politica trasversale (la coppia regina è nientemeno che Veltroni-Storace) volta a salvaguardare i diritti delle squadre meridionali (romane in primis) contro lo strapotere del Nord. Proprio dal Campidoglio è partita una denuncia bipartisan al Commissario UE alla Concorrenza Monti in merito al rinnovo dei diritti tra Sky e le solite tre grandi. Risparmieranno Mediaset? Difficile.
Perché?
Chi non ricorda il tormentone "Torna a casa in tutta fretta / c'è un Biscione che ti aspetta"? Parafrasando, oggi sembra più adatta la domanda: "Ma perché il Biscione ha fretta, se la Rai pure lo aspetta?". Viale Mazzini, infatti, sembra inerte, quasi la questione non la riguardasse (nonostante Rai Sport, Usigrai e tutto l'Ulivo abbiano alzato la voce). Ma allora, perché adesso?
Forse perché qualcuno degli attori sta per saltare? Sicuramente Galliani, la cui poltrona ha le ore contate.
La strana guerra
Nel frattempo Sky cerca di abbassare i prezzi per il satellite, il mondo del calcio di spremere il più possibile. La lunga trattativa con le neopromosse dalle piazze importanti come Fiorentina e Palermo, il tira e molla con la Lega per il "Lunch Match" o il posticipo al lunedì: tutti chiari segni che da entrambi i lati si lotta all'ultimo spicciolo. La carta prepagata da 2 euro è l'incubo dei Murdoch Boys. Un incubo che diventerà presto realtà?
La cosa certa è che si va alla guerra. Una guerra strana, complessa, che parte dal pallone ma passa per mille altre strade (politiche e televisive). Tra satellite e terrestre inizia la battaglia. Anche degli spot: Sky propone "Il digitale celeste. Il digitale che non è "terra terra""). Almeno a parole, 1-0 per Sky.