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Chiusi in Cina 8 mila Internet cafè.

Chiusi in Cina 8 mila Internet cafè.

di DANIELE MINISTERI (04 06 2004)

Aumentano le misure del governo di Pechino per controllare la Rete

Il paese del Grande Drago continua ad innalzare una muraglia per il controllo della rete sfidando tutte le regole del media libero per eccellenza.
Il motivo ufficiale dell’ultima censura governativa sembra essere il rischio di pubblicità ingannevole via e-mail; ma le vere cause del controllo telematico cinese hanno basi ben più solide.
I timori maggiori sono legati alla paura che un miliardo e mezzo di abitanti si esponga alle influenze dagli imprenditori web di mezzo mondo, portando la Cina ad una liberalizzazione incontrollabile; a questo si aggiunge la volontà del governo di controllare il flusso d'informazioni che attraversa internet.

La chiusura degli internet cafè è solo l'ultima delle tante restrizioni che il paese ha posto alla diffusione del web negli ultimi anni.
Dal 1996 al 1999 la Cina ha cablato l’intera nazione con una spesa di 30 miliardi di dollari per poi sviluppare un proprio sistema operativo “popolare”: il Linux RedFlag con cui, entro il 2005,  affrancarsi da ogni influenza occidentale.
Contemporaneamente sono partite le misure restrittive riguardanti i siti; per crearne uno è necessaria una licenza rilasciata solo dopo aver comunicato nel dettaglio i contenuti alle autorità.
Perfino il colosso Google ha accettato le regole del governo, estromettendo dalle proprie ricerche i siti “sgraditi”.
Tuttavia l'uso di Internet nella popolazione appare in forte crescita.  Le statistiche
del 2003 parlano di 80 milioni di cybernauti, con un aumento del 34,5% rispetto al 2002.
A tutto questo si affianca un inasprimento delle pene (in alcuni casi si arriva anche alla pena di morte) nei confronti di una pirateria che continua comunque a far scricchiolare l’imponente muraglia telematica.

Riferimenti

Ecco cosa dice Punto-Informatico

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