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Blog revolution

Blog revolution

di PIETRO MEZZAZAPPA (30 05 2004)

Storia del fenomeno che sta invadendo la rete

Sentiamo quotidianamente parlare di blog e molto spesso navigando nei meandri della rete ci imbattiamo in una sorta di bacheca nella quale ci sono messaggi di cui non capiamo il significato.
Forse nemmeno Tim Berners Lee, il padre del www, aveva previsto che il suo prodotto avrebbe portato al cambiamento radicale del modo di comunicare.
Questa rivoluzione è in pieno atto, ed i blog si stanno trasformando in paladini della democrazia elettronica.

Ma cosa sono? I web log (questo il nome originale) sono sistemi di self – publishing che consentono di pubblicare sul web, in tempi strettissimi (5 minuti in Word) e a prescindere dalle competenze informatiche, dei diari personali.  Questo sistema di pubblicazione nasce negli USA alla fine del 1998, da una geniale intuizione di Evan Williams e Meg Hourihan. In pochissimi mesi è divenuto un fenomeno di massa negli States, grazie a due ingredienti: la facilità con cui si può costruire un blog e, soprattutto, l’assoluta assenza di costi. Nella nostra penisola il fenomeno si è diffuso due anni più tardi, ma i bloggers italiani si stanno dando da fare per far leggere ciò che hanno da dire.
 I blog possono essere intimisti ed autobiografici, ma anche finalizzati alla condivisione di informazioni e di contenuti. Molto spesso intorno ad essi si sviluppano vere e proprie community, costituite da persone che condividono interessi o più semplicemente da net-surfers che, mossi da una sorta di vuojerismo virtuale, si divertono a spiare i diari altrui.
Siamo entrati in una nuova era del linguaggio scritto; con i blog l’ autore e l’editore si fondono in un solo corpo, e questa fusione garantisce la possibilità di comunicare se stessi in totale autonomia e svincolati da qualsiasi censura.  I colossi dell’ editoria tremano dinanzi a questa nuova forma di comunicazione dal basso, rivoluzionaria ed in costante fase di espansione.
I weblog sembrano la materializzazione del “motto” di Marshall McLuhan, secondo il quale
«Il medium è il messaggio». De Kerckhove, chiamato a commentare il fenomeno, conia uno slogan che potrebbe segnare un’epoca: «Il blog è l’anima del cyborg». Complicato per chi è lontano dal fenomeno, ma al contempo intuitivo. In questo mondo che diviene sempre più virtuale l’ uomo sente il bisogno intimo di lasciare tracce reali.

Riferimenti