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"La realtà è un'altra cosa"

Sul campo, nel campo

"La realtà è un'altra cosa"

di PASQUALE MATERAZZO (26 04 2009)
candido33, http://www.flickr.com/photos/terzocchio/sets/72157616712096195

Francesco Sisto, 24 anni studente della Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma, è un fuorisede come tanti di noi.

Ascoltata la notizia del terremoto in Abruzzo, invece di ritornare a casa per le feste pasquali, si è unito al gruppo dell’Associazione AGESCI (LAZ49) di Roma ed è partito come volontario per partecipare alle attività connesse all’emergenza terremoto in forza al Coordinamento Operativo L’Aquila.

Francesco, quando e come e nata l’idea di partire per L’Aquila? Come ti sei organizzato?
Appena ho saputo del terremoto ho contattato l’Agesci (faccio parte del gruppo universitario e del ramo legato alla Protezione Civile) per attivarmi e portare conforto e tutto il mio impegno a chi in quel momento aveva bisogno di me”.


 

Quale è stata la prima impressione al tuo arrivo? Ti sentivi preparato emotivamente?
La mia impressione è che la televisione distorce paurosamente quella che è la percezione del dramma. La gente non ha bisogno di essere compatita. Ha bisogno di essere trattata come se non fosse accaduto nulla. Non ero preparato emotivamente ad un simile flusso di emozioni”.
 
Come è stata la tua esperienza nella tendopoli? Quanto è durata? Dove sei stato di preciso? Quali compiti hai svolto?
“La mia esperienza è durata sette giorni da sabato 11 e sabato 18. Siamo stati al campo di Piazzi d'Armi. Quello maggiormente sotto i riflettori. All’inizio abbiamo fatto parecchie cose: scaricato roba, completare il montaggio servizi e la logistica della tendopoli. Poi assistenza alla popolazione e una mano a svolgere compiti per la segreteria del campo e animazione con i bambini”.
 
Dal tuo punto di vista, come è stata la Pasqua nella tendopoli?
“Si è cercato di viverla nel modo più normale. Cercando di portare un po’ di normalità: Messa, pranzo un po’ più particolare, uova di Pasqua”.
 
Come è stato il rapporto umano tra le popolazioni locali e i volontari?
“Buono. Il problema era tra loro. Tensioni sociali tra di loro. Perché il vivere in uno spazio stretto come una tenda con persone estranee creava problemi. Invece con i volontari si sfogavano, c’era un dialogo aperto”.
 
Cosa ha funzionato e cosa no nella macchina dell’organizzazione dei soccorsi dal tuo punto di vista?
“Non ha funzionato l’organizzazione e la suddivisione delle competenze. È mancato il “chi fa cosa”, ognuno aveva pretese di essere autonomo in quello che faceva. Ha funzionato l’impegno negli aiuti, non sono mancati vestiti, cibo, giocattoli, etc..”.
 
Per fare un bilancio al termine di questa esperienza. Quali sono gli aspetti positivi e negativi?
“Mi ha dato la possibilità di conoscere e toccare con mano la realtà che vivevano quelle persone che hanno subito la tragedia e capire realmente come stanno le cose. I media distorcono a loro piacimento, totalmente, la realtà"