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Tendopoli, sulla carta

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Tendopoli, sulla carta

di ALDO GIANFRATE (22 04 2009)
candido33, http://www.flickr.com/photos/terzocchio/sets/72157616712096195

Sono 18.000 gli ospiti delle tendopoli a L'Aquila. Più di 100 i campi allestiti dalla Protezione civile in tutto il territorio abruzzese. Passeranno molti mesi prima che gli oltre 70.000 sfollati possano ritornare nelle loro case. Prosegue il loro difficile viaggio verso la normalità. Anche sotto una tenda blu.

Il megafono diffonde i nomi di chi, questa notte, non potrà dormire in tenda. L’operatore della Protezione Civile svolge diligente l’ingrato compito, ma scandisce le parole con fatica. Non è facile spiegare a questa gente distrutta dal dolore che dovrà arrangiarsi per dormire, in qualche modo. Il più delle volte significa sistemarsi nella propria auto, davanti alle proprie case. O a quel che ne rimane.


Non c’è posto per tutti nella tendopoli di Piazza d’Armi.

Una distesa di tende blu che accoglie 4.000 persone rimaste senza un tetto. Il campo è attrezzato nel miglior modo possibile. Ci sono i servizi igienici, innanzitutto. Un mercatino dell’Unitalsi, una sala mensa, un asilo nido per i bambini. E un pronto soccorso tirato su in tempi record: “Siamo riusciti ad aprirlo quattro ore dopo la grande scossa – dice Valentino Ferrante, operatore della Croce Rossa di Teramo -  il pronto soccorso dell’ospedale era inagibile e qui sono arrivati i feriti di tutta la città”. Come farmacia, invece, un tavolino sul quale poter segnare i medicinali da ordinare è già abbastanza. In fondo, gli ospiti delle tendopoli, 18.000 in tutta l’Aquila, sanno di essere fortunati. Perché sono ancora vivi e perché possono dormire in relativa comodità. Almeno altri 50.000 non hanno ottenuto l’assegnazione di una tenda. Adesso, si cerca di guardare avanti. A dieci giorni dal sisma, gli abitanti delle tendopoli cercano di tornare lentamente alla vita di tutti i giorni. Anche grazie alle piccole cose. “Stiamo riaprendo una scuola, magari sotto una tenda – dice un’insegnate di scuola elementare, Alba Cinzia Verini – Ne hanno bisogno i bimbi e anche noi. Bisogna riprendere una normalità che ci appartiene. E anche la dignità”. Gli abruzzesi sanno che passerà ancora tanto tempo prima di tornare ad una vita normale per davvero. Inutile illudersi. Molto ci vorrà per avere ancora una casa. Un tempo non quantificabile in mesi, meglio parlare di anni: quelli necessari alla ricostruzione di una regione ferita. Da svolgere nel migliore dei modi.

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